Camminare, camminare e ancora camminare. Si fa forse altro durante la Design Week di Milano? Il Fuorisalone, ma anche il Salone, trasformano la città e la sua fiera in un enorme camminatoio. Inutile negarlo: durante la Design Week i visitatori sono parte integrante della qualità stessa della performance. E questo passa anche dalle loro scarpe.
Le scarpe sono le vere protagoniste della Milano Design Week. E tu quali hai scelto?
Dal Fuorisalone al Salone, Milano si attraversa a piedi. Una selezione di scarpe — tra performance, estetica e segnale culturale — per leggere davvero la Design Week.
Courtesy Merrell
Courtesy Crocs
Courtesy New Rock
Courtesy Vibram
Courtesy Maison Margiela
Courtesy Camper e Issey Miyake
Courtesy Adidas
Courtesy Puma
Courtesy Camper e Sunnei
Courtesy Adidas
Courtesy ISSEY MIYAKE e HYPER TAPING
Courtesy Wales Bonner
Courtesy Bottega Veneta
Courtesy Jil Sander
Courtesy Simone Rocha
Courtesy Kiko Kostadinov
Courtesy Rombaut
Courtesy Maison Margiela
Courtesy The Row
Courtesy Officine Creative
Courtesy Proenza Schouler
Courtesy Lemaire
Courtesy Prada
Courtesy Hunter Boots
Courtesy Nike
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- Francesca Chiacchio con Alessandro Scarano
- 18 aprile 2026
Che non sono quasi mai scarpe normali. Per il più grande evento di design del mondo, anche le calzature fanno parte della scenografia — anzi, la sostengono. Sono la base stessa della Design Week: sneaker o eleganti, scelte con cura o rimpianti dopo poche ore. Devono essere funzionali, comode, salvare il piede dalla settimana forse più faticosa dell’anno, ma anche preservare quello che per il mondo del progetto è un pilastro irrinunciabile: l’estetica.
Per il più grande evento di design del mondo, anche le calzature fanno parte della scenografia — anzi, la sostengono.
Perché durante la Design Week si guarda tutto. Ma si guarda anche molto verso terra; ed è spesso lì, tra superfici e pavimentazioni, che si finisce per giudicare davvero anche i piedi — o meglio, quello che indossano. La scarpa comunica molto di noi. E la Design Week comunica le scarpe.
Scarpe come infrastruttura
Alcuni scelgono di trattare la settimana per quello che è davvero: una prova di resistenza. Le Merrell Hydro, le Crocs Caged o le Adidas by Stella McCartney non sono una scelta estetica, ma una dichiarazione funzionale. Più che scarpe, sono infrastrutture.
Courtesy Camper
Courtesy Camper
Courtesy Camper
Courtesy Camper
Courtesy Camper
Courtesy Camper
Courtesy Camper
Courtesy Camper
Courtesy Camper
Courtesy Camper
Courtesy Camper
Lo stesso vale per modelli come le Adidas Taqwa Bint Ali Megaride o le Asics Issey Miyake x Hyper Taping: dispositivi pensati per sostenere, assorbire, accompagnare. Non attirano necessariamente lo sguardo — ma permettono di arrivare alla fine della giornata.
Scarpe come segnale
Altri, invece, usano le scarpe per dichiarare da dove vengono. Le New Rock raccontano il ritorno di un’estetica goth — oggi più elegante e consapevole — perfetta per passare dai giardini di Alcova direttamente a un afterparty senza soluzione di continuità.
Il feticismo per le dita dei piedi, ormai sdoganato, prende forma nelle Vibram FiveFingers o nelle Tabi di Maison Margiela: non solo eccentricità, ma una precisa posizione sul corpo e sulla sua esposizione.
Scarpe come progetto
Ci sono poi scarpe che non accompagnano la Design Week: la continuano. Le collaborazioni tra Camper e Issey Miyake, le Puma Mostro — soprattutto nella versione Flex Mesh — o le forme esasperate di Bottega Veneta e Jil Sander trasformano il piede in una piccola architettura mobile.
Anche quando virano sull’animalier, come nel caso delle Mary Jane di Wales Bonner, o su colori accesi come le Pelotissima di Camper x Sunnei, il punto non è distinguersi soltanto: è abitare coerentemente lo spazio del progetto.
Scarpe come strategia
Poi ci sono le strategie. Quelle che tengono insieme l’intera giornata. Le ballerine pieghevoli di Rombaut, da tenere in borsa per il cambio scarpa al momento giusto. Le Sprinters di Maison Margiela, che nel nome dichiarano già una funzione.
Courtesy Nike
Courtesy Nike
Courtesy Nike
Courtesy Nike
Courtesy Nike
Courtesy Nike
Courtesy Nike
O ancora i mocassini morbidi di The Row, pensati per attraversare senza attrito sedute, incontri, attese. Con un micro tacco, come nei Pumps Point 25 di Proenza Schouler, o nelle versioni più “letterarie” di Lemaire e Officine Creative, capaci di alzare il tono — e forse anche l’autopercezione — senza compromettere troppo la resistenza.
E poi c’è un’altra categoria ancora: le scarpe che non servono a muoversi, ma a prepararsi. Le Nike Mind nascono per il prima, per la concentrazione, per quel momento sospeso che precede la performance. In una settimana che non si ferma mai, anche fermarsi diventa una strategia.
Scarpe come eccesso
Infine, le scarpe inutili — e proprio per questo necessarie. Le ballerine esasperate di Simone Rocha o Kiko Kostadinov, oggetti a metà tra accessorio e artefatto barocco.
E soprattutto i plateau della Prada FW 2014, ispirati a Metropolis: non sono comodi, e non provano nemmeno a esserlo. Ma quel tacco, architettonicamente parlando, rischia di essere più interessante di molte installazioni.
Scarpe come ibrido
Negli ultimi anni si è affermata anche una categoria più ambigua: scarpe che non sono più né sandali né sneaker. Le ACS Pro Shell di Salomon stanno esattamente lì, in quella zona intermedia dove la ventilazione incontra la struttura, e dove la tecnica si traveste da linguaggio.
È lo stesso territorio che qualche stagione fa era stato occupato da modelli simili di Hoka: forme aperte ma performanti, pensate per attraversare la città senza scegliere davvero tra comfort estivo e supporto tecnico. Più che una tipologia, è una posizione — perfetta per una settimana che sfugge a ogni classificazione. E se dovesse piovere, Queen Elizabeth II ci ha insegnato che anche un paio di Hunter può essere indossato con grande charme.