Domus 222. Una scuola di economia domestica

Pubblicata nel settembre del 1947, la Scuola Maria “prepara le giovani nell’arte di governare la casa”. Un percorso per perfette casalinghe o verso la parità di genere?

Domus 222

Il numero 222 del settembre 1947 diretto da Ernesto N. Rogers è tutto dedicato agli interni, anzi meglio, come è scritto sulla rivista, all’arredamento. Tra i numerosi progetti, presentati con testi brevissimi, c’è la Scuola Maria, disegnata dall’architetto svedese Rolf Engströmer. Una scuola di economia domestica e puericultura “che preparano le giovani nell’arte di governare la casa”, comprensiva di asilo nido e materna per i figli delle donne che lavorano. E qui c’è la prima apparente contraddizione: da un lato si offre un servizio alle donne che lavorano, dall’altro è bene che le bambine e le ragazze si preparino al doppio lavoro, madri casalinghe e lavoratrici. Nessuna contraddizione in realtà.

Maria chi è allora? Nel progetto formativo sembra essere la Maria cristiana, madre innanzitutto, nutrice e protettrice della famiglia, quella tradizionale in cui la donna è subalterna e il suo ruolo si compie dentro le mura domestiche, e che qualche nostalgico vorrebbe ripristinare nel XXI secolo. Ma nel progetto degli arredi Maria potrebbe essere la Montessori, con la sua straordinaria pedagogia che mettendo al centro il bambino lo vede nella sua interezza e perciò sostiene che per mettere a frutto tutte le sue potenzialità debba avere a disposizione oggetti e spazi a sua misura, semplici e funzionali ed esteticamente piacevoli.

L’idea pedagogica di Maria Montessori nella socialdemocratica Svezia, e in generale nei Paesi scandinavi, ha preso corpo evolvendosi negli anni verso una parità di genere che vede entrambi i sessi apprendere a preparare i pasti, a pulire, stirare, riordinare. Le odierne scuole hanno degli spazi dedicati, e accuratamente progettati, che vengono usati dai bambini e dai ragazzi per imparare tutto ciò che riguarda “l’economia domestica”. Il punto non è soltanto quello di una equa divisione dei compiti tra i sessi ma anche un atteggiamento attivo nei confronti della gestione del tempo scolastico che porta a considerare la scuola anche nella sua dimensione fisica come un luogo che è anche, e soprattutto, degli studenti.

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