La Istanbul Design Biennial in costruzione. Intervista agli exhibition designer

L’architetto Aslı Çiçek e il product designer Lukas Wegwerth presentano il progetto di allestimento di “A School of Schools”, un sistema modulare che si adatta alle sei sedi molto diverse.

L’allestimento e la scenografia della 4. Biennale di Design di Istanbul – “A School of Schools” – sono in corso di realizzazione in collaborazione tra l’architetto Aslı Çiçek e il designer del prodotto Lukas Wegwerth. Grazie al sistema open-source III+1 di Wegwerth e la vasta esperienza di exhibition design di Çiçek, la scenografia della Biennale si estenderà su sei sedi molto diverse, unendole nel ruolo di ospiti della mostra principale della Biennale. Durante le prime fasi di costruzione della mostra, Vera Sacchetti e Can Koçak hanno intervistato Çiçek e Wegwerth per conoscere il loro lavoro e gli sviluppi della loro collaborazione.

Aslı Çiçek e Lukas Wegwerth, allestimento 4. Istanbul Design Biennial Disegni tecnici e render

Baugruppe_Table_Basel_Connector with a steelplate Disegni tecnici e render

Layout1 Disegni tecnici e render

Layout1 Disegni tecnici e render

Layout1 Disegni tecnici e render

Alcove Table_JanBoelen Disegni tecnici e render

istanbul Alcove bench Disegni tecnici e render

istanbul Alcove bench Disegni tecnici e render

Bench Disegni tecnici e render

Istanbul III+1 Exhibit Tables Disegni tecnici e render

Aslı Çiçek e Lukas Wegwerth, allestimento 4. Istanbul Design Biennial Disegni tecnici e render

Shelf Disegni tecnici e render

MergedFile Disegni tecnici e render

Manuals Disegni tecnici e render

Aslı Çiçek e Lukas Wegwerth, allestimento 4. Istanbul Design Biennial Disegni tecnici e render

ISTBL STOOL V1 Disegni tecnici e render

ISTBL STOOL V1 Disegni tecnici e render

ISTBL Table basic_tech sheet Disegni tecnici e render

ISTBL TABLE SHELF V3 Screen - edit - small plate Disegni tecnici e render

Aslı Çiçek e Lukas Wegwerth, allestimento 4. Istanbul Design Biennial Disegni tecnici e render

Aslı Çiçek e Lukas Wegwerth, allestimento 4. Istanbul Design Biennial Disegni tecnici e render

Aslı Çiçek e Lukas Wegwerth, allestimento 4. Istanbul Design Biennial Disegni tecnici e render

Aslı Çiçek e Lukas Wegwerth, allestimento 4. Istanbul Design Biennial Disegni tecnici e render

Can Koçak: Come vi siete trovati a partecipare al progetto generale di “A School of Schools”?
Aslı Çiçek:
Io vivo e lavoro a Bruxelles. Ho lasciato Istanbul circa vent’anni fa, dopo la maturità. Ho studiato all’Akademie der Bildenden Künste di Monaco di Baviera, poi ho lavorato a lungo in studi d’architettura. Ho realizzato il mio primo progetto espositivo personale tre anni fa da BOZAR, a Bruxelles, su incarico dell’Europalia Turkey Festival. C’erano due mostre distinte: una era “Anatolia”, che delineava una storia della Turchia attraverso gli artefatti, e l’altra era “Imagine Istanbul”, che comprendeva opere di Ara Güler, Ali Taptık e Ahmet Polat. E così ho fatto il mio ingresso in questo ramo del progetto d’architettura, avendo la fortuna di realizzare un progetto di allestimento espositivo dopo l’altro. Penso che Jan Boelen [curatore della 4a Biennale di Design di Istanbul] abbia notato questo percorso. Credo che mi abbia invitato perché ero nato e cresciuto a Istanbul e lavoravo nell’exhibition design a Bruxelles. Il progetto espositivo della Biennale di Design di Istanbul per me è qualcosa di diverso. Di solito progetto da solo ogni vetrina, ogni elemento della mostra, basandomi sui contenuti. Per questa Biennale lavoro insieme con  Lukas Wegwerth e con le sue strutture III+1. Sarà quindi la prima volta che lavoro con le strutture di qualcun altro. Stiamo elaborandole insieme, distribuendole nelle sei sedi.

Il vantaggio di III+1 in quanto sistema modulare è la sua capacità di continuare a svilupparsi. Semplicemente aggiungendo o sottraendo qualcosa alla struttura si possono cambiare l’aspetto complessivo e la configurazione della mostra in corso e anche di quelle future.

Vera Sacchetti: Parlaci del sistema III+1 e della sua applicazione agli allestimenti espositivi.
Lukas Wegwerth:
Il nostro sistema è già stato usato per allestire esposizioni, dal Salone del Mobile di Milano a Design Miami/Art Basel, e per esporre per esempio opere d’arte o prodotti editoriali, oltre che per allestire punti di sosta temporanei e tavole rotonde. Grazie alla sua modularità e alla sua possibilità di costruire a qualunque scala – da uno sgabello a una casa, e a tutto quel che sta tra l’uno e l’altra – Jan Boelen ci ha chiesto di collaborare con Aslı Çiçek per dare contemporaneamente alle sei sedi un’identità comune e un elemento di varietà. Il vantaggio di III+1 in quanto sistema modulare è la sua capacità di continuare a svilupparsi. Semplicemente aggiungendo o sottraendo qualcosa alla struttura si possono cambiare l’aspetto complessivo e la configurazione della mostra in corso e anche di quelle future.

CK: A che punto è il progetto espositivo della Biennale di Istanbul?
LW:
Attualmente siamo nella delicata fase della conclusione di tutti i differenti elementi che usiamo, specialmente i particolari. Si tratta di tavoli, sgabelli e scaffali, e magari qualche elemento speciale. Dato che abbiamo una richiesta crescente di progetti espositivi, il punto è sempre inventare un’identità per ciascuno. Possono anche essere costruiti con gli stessi elementi, tubi e giunti, ma il momento interessante è quando giochiamo con tubi di varie dimensioni, finiture e metodi costruttivi differenti. Un esempio di questi vincoli può essere l’esigenza di costruire con il minor numero possibile di componenti, molto particolari, oppure con una quantità limitata di elementi basata su una matrice e via dicendo. Per di più ogni mostra cui lavoriamo ha le sue esigenze speciali, che certe volte richiedono l’invenzione di nuovi collegamenti. Un altro punto critico di solito sono i fornitori locali. Questa volta il sistema sarà prodotto autonomamente da terzi, in Turchia. Avere produttori locali implica ogni volta lievi variazioni nella verniciatura, dovute a criteri differenti, alle dimensioni dell’azienda e a molti altri fattori.

4. Istanbul Design Biennial, “A school of schools”, work in progress

4. Istanbul Design Biennial, “A school of schools”, work in progress

4. Istanbul Design Biennial, “A school of schools”, work in progress

4. Istanbul Design Biennial, “A school of schools”, work in progress

4. Istanbul Design Biennial, “A school of schools”, work in progress

4. Istanbul Design Biennial, “A school of schools”, work in progress

4. Istanbul Design Biennial, “A school of schools”, work in progress

4. Istanbul Design Biennial, “A school of schools”, work in progress

4. Istanbul Design Biennial, “A school of schools”, work in progress

4. Istanbul Design Biennial, “A school of schools”, work in progress

4. Istanbul Design Biennial, “A school of schools”, work in progress

4. Istanbul Design Biennial, “A school of schools”, work in progress

4. Istanbul Design Biennial, “A school of schools”, work in progress

4. Istanbul Design Biennial, “A school of schools”, work in progress

4. Istanbul Design Biennial, “A school of schools”, work in progress

4. Istanbul Design Biennial, “A school of schools”, work in progress

4. Istanbul Design Biennial, “A school of schools”, work in progress

4. Istanbul Design Biennial, “A school of schools”, work in progress

4. Istanbul Design Biennial, “A school of schools”, work in progress

4. Istanbul Design Biennial, “A school of schools”, work in progress

4. Istanbul Design Biennial, “A school of schools”, work in progress

CK: Che cosa intendete fare dopo la Biennale? Pensate che con il tempo l’impostazione che proponete diventerà un modello per l’exhibition design?
AC:
L’applicazione che realizziamo per le esigenze della Biennale può essere un modello per il progetto di future, differenti mostre. È interessante usare una struttura già esistente per dar corpo a un contenuto espositivo molto differente e riuscire comunque a dar vita a una narrazione coerente. Questo modo di lavorare può evitare il pericolo di risultare aneddotici nel corso della traduzione del tema in spazio architettonico. Può anche avere un risultato molto felice, dato che il sistema è stato già usato in altri contesti. Insomma, questo è l’ostacolo da superare qui. Non so quanto possa diventare un metodo per l’exhibition design, ma il nostro attuale modo di lavorare prevede questa possibilità.

VS: Quali sono i prossimi sviluppi del sistema III+1?
LW:
Siamo decisamente contenti delle soluzioni profondamente diverse che si stanno realizzando oggi. In futuro ci piacerebbe veder arrivare molte più idee e molte più impostazioni da parte di altre persone per costruire con il sistema o per ampliarlo. Dato che offre innumerevoli possibilità da esplorare ci piacerebbe continuare a svilupparlo con la varietà e l’ampiezza di queste collaborazioni. Attraverso questi sviluppi paralleli e il trasferimento di idee da progetto a progetto si può veramente imparare tutti insieme. Ovviamente anche noi impariamo molto da loro. Piegatura dei tubi, varietà di verniciature, proporzioni… tutto contribuisce al sistema come lo vediamo ora e lo svilupperà ulteriormente. Siamo molto contenti di veder cambiare e migliorare nel tempo il sistema, e che stia diventando un elemento di collegamento in contesti completamente differenti.