La lampada “da comodino” Nitia di Rodolfo Bonetto

Austera e di realizzata con pochi elementi, la lampada del pluripremiato designer italiano – e batterista jazz – sembra provenire da un’officina meccanica. Dopo 50 anni, iGuzzini la riedita nella collezione Italian Echoes.

Questo articolo è stato pubblicato in origine su Domus 1073, novembre 2022.

“Più sculture che oggetti e più giochi che lampade”. Con queste parole Domus presenta, nel luglio del 1972, le Novità per la casa viste all’Eurodomus, la fiera moderna che promuove il dialogo tra design e arte e dove gli stand sono vere e proprie installazioni d’autore. Qui fa la sua comparsa Nitia, la lampada che Rodolfo Bonetto (1929-1991) disegna per iGuzzini, in metacrilato e acciaio inox. Austera e fatta di pochi elementi, sembra provenire da un’officina meccanica.

Bonetto – otto Compassi d’oro e una carriera parallela come batterista jazz – è un progettista appassionato di auto e motori che applica la sua conoscenza della tecnologia e dei processi produttivi ai prodotti su piccola scala che ancora non godono di particolare attenzione al disegno delle forme, come motori, elettrodomestici, sveglie, telefoni e, naturalmente, lampade.

Nitia è pubblicata su Domus insieme ad altre ‘colleghe’ del periodo – come la Papera di Cini Boeri di resina poliestere e la Cammino di Angelo Mangiarotti di vetro opalino e acciaio cromato – lampade che spiegano in quale direzione stiano andando i progettisti, che piegano lamiere, colorano resine, recuperano scarti industriali alla ricerca di nuovi materiali con cui realizzare oggetti pratici e dai costi contenuti. Il risultato è un design dalle forme semplici, evocative e geometriche, quasi scultoree. 

Lampada Nitia, Rodolfo Bonetto, iGuzzini. Foto Miro Zagnoli
Lampada Nitia, Rodolfo Bonetto, iGuzzini. Foto Miro Zagnoli

La lampada di Bonetto, come si vede dai disegni d’archivio, nasce dalla sovrapposizione di volumi puri: sul cilindro che accoglie la fonte di luce trova alloggio un secondo elemento curvilineo, chiuso da un disco che crea una luce d’ambiente. Nelle prime ricerche il designer esita tra una forma appuntita, come una fiamma che arde su una base, e un volume sferico, per poi optare per la soluzione finale: tagliare la sfera e adoperarne solo una porzione.

Nasce così Nitia, una lampada definita “da comodino” sulle pagine di Domus, che produce una luce diffusa e non si surriscalda, grazie ai fori disposti a cerchio sul vetro, come sulle carrozzerie delle automobili che assolvono alla stessa funzione.

Dopo 50 anni, l’azienda marchigiana iGuzzini rispolvera la lampada dai suoi archivi, attualizzandone i materiali e la fonte di luce, per abbracciare cicli produttivi sostenibili e a minore impatto energetico, e la include nella nuova collezione Italian Echoes. Insieme alle lampade Polsino di Gio Ponti (1968), Zurigo di Luigi Massoni (1966) e Sorella (1972), prodotta da Harvey (denominazione originale de iGuzzini), Nitia va ad arricchire il progetto di valorizzazione della storia dell’azienda, in direzione di un “rinascimento etico ed estetico”, dove il passato diventa uno strumento per ridefinire il futuro.

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