Busnelli e il design

Per ricordare l'industriale italiano Piero Busnelli, il fondatore di B&B Italia appena scomparso, riproponiamo un articolo apparso su Domus nel 1982 che ne racconta lo spirito imprenditoriale.

Quest'articolo è stato pubblicato in origine su Domus 693 / maggio 1982

Un industriale per il design Beh, poi capisci perché devi parlare di Piero Busnelli, quando devi scrivere della B&B o, come in questo caso, del libro Un'industria per il design, che dell'azienda di mobili italiana traccia la vicenda, analizzandone la ricerca, i designers, l'immagine. Perché, senza enfasi celebratorie, quando lo conosci, capisci che la B&B «è» Piero Busnelli: che gioca a fare il gran gioviale (e poi lo è davvero) ma, dietro, scopri l'occhio azzurro freddissimo del brianzolo di genio, che si diverte a tracciarti con il pennarello, sul pannello di plastica, efficacissime caricature di stili architettonici, dal «Luigi XIV» al Bauhaus al postmodemo, ma che traduce subito tutto in termini di costi e profitti, ammette poi di essere un gran diffidente, e di non voler tanto dire ai designers più giovani (ma già affermati) che lavorano per lui un «bravo» di troppo, perché poi si montano la testa; e che intanto, dopo aver fatto la gavetta, e ben undici mestieri, dal tipografo al falegname, dal meccanico tessitore all'intarsiatore, è arrivato a mettere in piedi un'azienda di cinquecento dipendenti, fatturato annuo dell'anno scorso quaranta miliardi, di cui ventisei forniti dall'esportazione.

Da Domus 639, maggio 1982

Capisci che se dovessi scegliere il prototipo dell'imprenditore lombardo anni Settanta, sul quale non è passata invano la ventata del '68, «pronto nei riflessi come un pilota di Formula uno», miscuglio perfetto di istinto e fiuto sicuro, grande curiosità, capacità di assorbimento istantanea, innamorato della tecnologia e assolutamente noncurante di certe regole del «buon vivere», quali sapere le lingue e ricordare i nomi, ma conoscitore a prima vista dello «stile», oltre che capace di scegliersi, tra i collaboratori, sempre il meglio, ecco che verrebbe fuori il suo ritratto. Detto questo, è anche altrettanto vero che il libro Un'industria per il design, edito da Mario Mastropietro, con premessa di Vittorio Gregotti e contributi critici di Renzo Zorzi, Pierparide Vidari, Daniele Baroni e Gillo Dorfles, può a buon diritto essere preso come un esempio efficace di pezzetto «trasversale» di storia del design; che ha potuto essere realizzato, anche, grazie alla grande quantità di materiale d'archivio che l'azienda ha raccolto e continua a raccogliere, dallo schizzo al progetto, dal prototipo messo in serie a quello mai realizzato.

Il Coronado di Afra e Tobia Scarpa è un esempio di progetto continuo, cioè pensato per poter essere continuamente aggiornato, e il primo imbottito in cui ogni struttura metallica è annegata nel poliuretano

Ne esce una testimonianza originale e viva, per certi versi emblematica, della nascita e dello sviluppo di una delle molte aziende produttrici di mobili che hanno decollato tra il Sessanta e il Settanta: un'azienda che, oggi, è forse la più grossa, e certamente una delle leader del settore, con quattro divisioni in Italia, e stabilimenti in Spagna, Giappone, Stati Uniti. Nella parte introduttiva del volume, la storia dell'azienda: l'incontro tra Busnelli e Cesare Cassina, nel '65, che è l'unione vincente tra l'esperienza tecnologica del primo e la qualità e la storia del secondo, «il più grande artigiano del mondo», come ricorda volentieri Busnelli e, che, oltretutto, conosce tutti gli architetti e i designers di fama. Poi, nel '73, la scissione, e il rilevamento di tutte le quote dell'azienda da parte di Busnelli. Come marchio, la B&B nasce adesso.

B&B Italia. Da Domus 639, maggio 1982

Tra i primi designers che fanno la storia della B&B ci sono Afra e Tobia Scarpa, i quali producono alcuni dei pezzi più famosi, come il «Coronado», esempio interessantissimo di progetto continuo», cioè pensato per poter essere continuamente aggiornato, e primo imbottito in cui ogni struttura metallica è «annegata» nel poliuretano; gli Scarpa furono anche tra i primi a valorizzare il ruolo del Centro Ricerche dell'azienda, che, diretto attualmente da Rolando Gorla e Federico Busnelli, rappresenta il momento di verifica progettuale e tecnologica degli input portati dai grandi santoni del design. Perché la storia della B&B è anche fatta dalla serie quasi completa di questi «top», dei quali il libro, dedicandogli la parte centrale scandita in piccole monografie di ciascuno, riconosce l'apporto fondamentale, anche dal punto di vista dell'immagine.

Se Mario Bellini ha ricoperto sempre un ruolo particolarmente integrato nell'azienda, Gaetano Pesce ha rappresentato invece il produttivo «excursus » a carattere più accentuatamente «culturale»; se le poltrone, i divani, i tavoli di Vico Magistretti sono la proposta sicura di oggetti «essenziali e strutturalmente logici», che si richiamano a una matrice tipologica tradizionale, arredi di un'abitazione da non «consumare» rapidamente, i progetti dei giovani Antonio Citterio e Paolo Nava, nati, come designers, alla B&B, sono il tentativo più dichiarato di conciliare progettazione e tecnologia.

Ritratto di Piero Busnelli dipinto da Silvio Pasotti nel 1977 acrilico su tela, cm. 205 X 170. Da Domus 639, maggio 1982

Un capitolo importante è dedicato all'immagine dell'azienda, che viene curata, dall'inizio, da Enrico Trabacchi, con risultati di sorprendente sintonia tra problema da visualizzare e prodotto: manifesti, posters, dépliants, campagne pubblicitarie, allestimenti documentano un'attenzione costante (e precoce, rispetto ai tempi) al complesso problema dell'immagine coordinata» della B&B; anche se, forse, nei primi tempi, la struttura piccola consente un approccio più «ludico» e una libertà che si esprime in un buon numero di annunci provocatori. Nel momento in cui l'industria cresce, come spiega l'attuale art director della B&B, Pier Luigi Cerri, l'immagine va a inglobare problemi di marketing e penetrazione nei mercati, attraverso mezzi più complessi ed evoluti; tra gli ultimi progetti (ovviamente non documentati nel libro) ci sono un giornale «firmato» B&B, dedicato sia agli addetti che ai consumatori, e un programma di integrazione tra informazione tecnologica dell'azienda e facoltà di architettura.                                                                                                                                                                                                © riproduzione riservata