Quando Anish Kapoor ha comprato Palazzo Manfrin, a Venezia, non ha solo trovato una sede per lo studio, la fondazione e un futuro museo. Ha risolto un problema che accompagna il suo lavoro da sempre: dove mettere opere che spesso non vogliono convivere con altro.
Anish Kapoor riapre il suo palazzo a Venezia: e dentro troverai riflessi e architetture impossibili
Per la Biennale Arte 2026, Palazzo Manfrin riapre al pubblico con una mostra in cui Anish Kapoor mette insieme architetture impossibili, superfici nere assolute, specchi deformanti e opere che trasformano lo spazio in un’esperienza percettiva e politica.
veduta dell'installazione
© Anish Kapoor, Courtesy Lisson Gallery
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© Anish Kapoor, Courtesy Lisson Gallery
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- Giorgia Aprosio
- 06 maggio 2026
Le sculture di Kapoor chiedono, infatti - per definizione - spazio, vuoto, distanza. E non si tratta solo di una questione di scala. Anche quando evitano la monumentalità, continuano a funzionare per assorbimento, riflesso, deformazione dello spazio circostante: una superficie concava cambia il riflesso di un'intera stanza, il nero profondo cancella bordi e curve dell'oggetto a cui è applicato, l'acciaio specchiante ribalta il corpo dello spettatore e lo trascina dentro l'opera. È un dato di fatto come, posta accanto ad altri lavori, questa precisione percettiva possa perdere forza, o sottrarla a ciò che le sta intorno.
Palazzo Manfrin appare allora, prima di tutto, come una risposta pratica a un problema concreto. Un edificio storico veneziano trasformato nel posto in cui il lavoro può dettare le proprie condizioni. Non un white cube, non una collezione da attraversare ordinatamente, ma un palazzo ancora ruvido, irregolare, in parte spoglio — dove la scultura può tornare a essere architettura, e l'architettura un materiale da forzare fino al suo limite.
La mostra allestita in occasione della Biennale Arte 2026 sembra partire da questa convinzione: circa cento modelli architettonici degli ultimi cinquant'anni — alcuni diventati opere reali, molti rimasti ipotesi — sono esposti insieme a installazioni di grande scala, lavori in acciaio inox, pigmento, cemento, silicone, pittura e Vantablack.
La prima sorpresa è che la mostra non sembra costruita per impressionare. O almeno non nel modo più prevedibile. Le opere e gli effetti ottici che hanno reso celebre Kapoor ci sono, ma ampio spazio è dato ai modelli architettonici: piccoli, spesso fragili, fatti con materiali grezzi e minuscole figure umane a misurarne la scala.
Non un white cube, non una collezione da attraversare ordinatamente, ma un palazzo ancora ruvido, irregolare, in parte spoglio — dove la scultura può tornare a essere architettura, e l'architettura un materiale da forzare fino al suo limite.
Alcuni di quei progetti sono venuti al mondo: Ark Nova, prima sala da concerto gonfiabile; la stazione Metro Sant'Angelo a Napoli, aperta nel 2025. Altri restano sospesi. Non è sempre chiaro se manchino ancora di qualcuno abbastanza coraggioso da costruirli, se siano fantasie tecniche o semplici provocazioni.
La cavità, il taglio, il cratere, la fenditura, e poi la crepa, che in alcuni modelli diventa un gesto urbano quasi violento — una linea che incide lo spazio senza chiedere permesso, che apre Parigi fino alla Tour Eiffel. In comune hanno l'essere urbanisticamente invadenti, il trattare il tessuto urbano come materia da forzare, una soglia da attraversare e contraddire. Con l'idea che questo sia il costo necessario per produrre epifania nello spettatore.
Kapoor lavora in una tradizione in cui la forma nasce prima della sua giustificazione strutturale — si parte da un gesto plastico e poi si chiede alla tecnica di seguirlo. Il risultato non è mai un edificio-oggetto, semmai un oggetto che si comporta da edificio. Non senza conseguenze.
Cloud Gate, il grande specchio a fagiolo installato a Chicago nel 2006, la cui maquette è in mostra a Palazzo Manfrin, ha avuto una vita pubblica piuttosto agitata. Nel 2018 Kapoor ha vinto una causa contro la NRA per uso non autorizzato dell'immagine in un video di propaganda. Nel novembre 2025, agenti del Border Patrol si sono fotografati davanti alla scultura dopo una serie di raid nel quartiere latinoamericano di Little Village: Kapoor li ha paragonati alle SS naziste e sta valutando un'altra azione legale. Nel frattempo, su Reddit sono nati gruppi convinti che la forma riflettente della scultura venisse usata dai servizi segreti per sorvegliare i visitatori del parco o che dentro ci sia rinchiuso qualcuno. Il Fagiolo — nato per essere specchio collettivo di una metropoli — è diventato suo malgrado un campo di battaglia politico. Ed è solo il caso più emblematico. Qualcosa di simile è successo anche con il Vantablack: nel 2016 Kapoor ha acquisito i diritti esclusivi sull'utilizzo artistico di una nanotecnologia di origine militare che assorbe il 99,96% della luce, rendendo qualsiasi superficie visivamente piatta, priva di profondità, quasi inesistente. Una mossa che ha scatenato la risposta del britannico Stuart Semple, che a sua volta ha creato e messo in vendita il rosa più acceso mai prodotto, con la clausola esplicita che fosse acquistabile da chiunque tranne che da Anish Kapoor.
Palazzo Manfrin è stato comprato nel 2018 e aperto al pubblico due volte in otto anni — sempre durante la Biennale. Qui le opere stanno senza dover combattere con il mondo. Almeno finché non decideranno di uscire.
- Anish Kapoor at Palazzo Manfrin
- 6 maggio – 8 agosto 2026
- Palazzo Manfrin, Cannareggio, Venezia
6 maggio –8 agosto 2026
veduta dell'installazione
6 maggio –8 agosto 2026
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6 maggio –8 agosto 2026
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