Chi era davvero Robert Mapplethorpe? Il fotografo dei nudi perfetti che scandalizzò l’America

L’artista, maestro del bianco e nero a lungo tacciato di scabrosità e perversione, noto anche per la sua relazione con Patti Smith, è ora in mostra a Milano fino al 17 maggio.

Thomas, 1987

© Robert Mapplethorpe Foundation. Used by permission

Thomas and Dovanna, 1986

© Robert Mapplethorpe Foundation. Used by permission

Fiori, 1983

© Robert Mapplethorpe Foundation. Used by permission

Lise, 1983

© Robert Mapplethorpe Foundation. Used by permission

Thomas, 1986

© Robert Mapplethorpe Foundation. Used by permission

Joanne Russale, 1986

© Robert Mapplethorpe Foundation. Used by permission

Collage, Untitled, 1968

© Robert Mapplethorpe Foundation. Used by permission

Papavero, 1988

© Robert Mapplethorpe Foundation. Used by permission

Foto Andrea Avezzu

Foto Andrea Avezzu

Foto Andrea Avezzu

Foto Andrea Avezzu

È stato Germano Celant il primo a rileggere l’opera di Robert Mapplethorpe, sottraendola alla patina scabrosa che per anni aveva marchiato la sua fotografia. In “Robert Mapplethorpe, tra antico e moderno. Un’antologia” (Torino, 2005), il critico d’arte restituisce l’immagine di un artista che, attraverso volti e corporeità statuarie, ha saputo raccontare l’America e la sua disillusione, l’inquietudine interiore di chi ha lottato contro i pregiudizi etnici e le convenzioni sessuali che hanno caratterizzato gli Stati Uniti del Dopoguerra.

Lisa Lyon, 1983 © Robert Mapplethorpe Foundation. Used by permission

Terzo di sei figli, reattivo alla rigida educazione cattolica impartitagli dalla famiglia che lo cresce nel Queens, Mapplethorpe è poco più che ventenne quando si avvicina all’incredibile melting pot del Chelsea Hotel. Nel cuore pulsante di Manhattan si trasferisce definitivamente con Patti Smith, una delle donne più importanti della sua vita.
La comunità di intellettuali e artisti – tra cui Bob Dylan e Janis Joplin – che gravita attorno al Chelsea accende la curiosità del giovane Mapplethorpe, che si innamora di quell’ambiente avanguardista e sceglie di diventarne parte attiva. Frequenta anche la leggendaria Factory di Andy Warhol, lo studio personale del padre della pop art, destinato a diventare un vero e proprio luogo di culto.

La giovinezza a New York e la scoperta della fotografia

Self Portrait, 1980 © Robert Mapplethorpe Foundation. Used by permission

Cresce nella New York degli anni Sessanta, attraversata da un forte fermento politico e culturale, ma anche da profonde disuguaglianze sociali che culmineranno nei moti di Stonewall nella notte tra il 27 e il 28 giugno 1969, segnando l’inizio dei movimenti di liberazione della comunità omosessuale negli Stati Uniti.

La mia attitudine nel fotografare un fiore non è oggi diversa da quella di ritrarre un pene. In fondo sono la stessa cosa.

Robert Mapplethorpe

Mapplethorpe respira e assimila queste energie ribelli e combattive, maturando sempre più la consapevolezza che il suo strumento per leggere il mondo sarebbe stata la lente fotografica. A cambiargli la vita è l’incontro con John McKendry, responsabile del dipartimento di stampe e fotografie del Metropolitan Museum, che gli apre le porte dell’archivio. Un anno dopo conosce il collezionista e futuro amante Sam Wagstaff, che investe nel suo lavoro comprando per lui uno studio al numero 24 di Bond Street e regalandogli una Hasselblad 500C.

Ken Moody, 1983 © Robert Mapplethorpe Foundation. Used by permission

È in questo momento che Mapplethorpe può esplorare pienamente il nuovo mezzo, attraverso soggetti che, nonostante la perfezione estetica e il richiamo alla bellezza classica, parlano di fragilità e imperfezione. L’onestà della sua fotografia risiede infatti nell’intento diretto e privo di mediazioni di restituire dignità alle superfici che ritrae, alle identità e alle storie che queste custodiscono.

Il suo sguardo su sesso e sensualità

Esistono forme di bellezza che creano distanza, freddezza, che invocano separazione. La bellezza degli scatti di Mapplethorpe è di un altro mondo: affonda in una sensualità sincera e proibita che l’artista ha sperimentato su di sé, cresciuto in una famiglia permeata da un profondo senso di colpa legato al sesso. A Germano Celant racconta “La pornografia ha influito su di me, ma solo in termini di soggetto, poiché la mia attitudine nel fotografare un fiore non è oggi diversa da quella di ritrarre un pene. In fondo sono la stessa cosa” (Robert Mapplethorpe. La ninfa fotografia, Skira Ed, 2014).

Ken, Lydia and Tyler, 1985 © Robert Mapplethorpe Foundation. Used by permission

Le superfici lisce, pulite, simili alla carta patinata non distinguono infatti un gluteo da un petalo, la carne dalla cellulosa. Tutto è lineare o perfettamente contratto, tutto è osservato con una curiosità affamata che indaga, con la stessa intensità, il centimetro di pelle e il pistillo di un fiore.

Un artista che, attraverso volti e corporeità statuarie, ha saputo raccontare l’America e la sua disillusione.

Germano Celant

Ritrae Patti Smith, il musicista Derrick Cross, la bodybuilder Lisa Lyon, e anche sé stesso, più e più volte. Mentre guarda l’obiettivo con il sopracciglio alzato e la sigaretta accesa, si presenta al suo pubblico come artista e soggetto al tempo stesso, fluendo da un’identità all’altra senza troppe spiegazioni. 

Le prime morti di Aids

Sono gli anni Ottanta quando i primi casi di morti causate dall’HIV sconvolgono l’opinione pubblica. Anno dopo anno, l’artista vedrà sparire sempre più amici e colleghi distrutti dal virus, primo fra tutti lo stesso Wagstaff, morto a causa di una polmonite.

Jill Chapman and Ken Moody, 1983 © Robert Mapplethorpe Foundation. Used by permission

La diagnosi di AIDS per lui arriva nel 1989 e nei suoi ultimissimi anni il fotografo decide di indirizzare tutti i suoi sforzi ed energie verso la malattia che lentamente lo stava facendo scomparire: nel 1988 fonda la Robert Mapplethorpe Foundation, un ente benefico per finanziare la ricerca sull’AIDS e la cultura fotografica a livello istituzionale. Nello stesso anno, il maestro del bianco e nero ebbe la sua prima grande retrospettiva in un museo americano, al Whitney Museum of American Art di New York. 

Derrick Cross, 1985 © Robert Mapplethorpe Foundation. Used by permission

Nella mostra a Palazzo Reale di Milano, curata da Denis Curti, si sceglie così di rendere omaggio alla ricerca estetica di un artista capace di raccontare crisi e fragilità attraverso immagini formalmente impeccabili e superfici ultra-limpide. In fondo è proprio questa tensione tra forza e vulnerabilità, vigore e debolezza, che distingue una perfetta e immobile statua greca da un – sempre imperfetto – essere umano.

Immagine di apertura: Patti Smith, 1986 © Robert Mapplethorpe Foundation. Used by permission

  • Robert Mapplethorpe. Le forme del desiderio
  • Denis Curti
  • Palazzo Reale, Piazza del Duomo 12, Milano
  • 29 gennaio – 17 maggio 2026
Thomas, 1987 © Robert Mapplethorpe Foundation. Used by permission

Thomas and Dovanna, 1986 © Robert Mapplethorpe Foundation. Used by permission

Fiori, 1983 © Robert Mapplethorpe Foundation. Used by permission

Lise, 1983 © Robert Mapplethorpe Foundation. Used by permission

Thomas, 1986 © Robert Mapplethorpe Foundation. Used by permission

Joanne Russale, 1986 © Robert Mapplethorpe Foundation. Used by permission

Collage, Untitled, 1968 © Robert Mapplethorpe Foundation. Used by permission

Papavero, 1988 © Robert Mapplethorpe Foundation. Used by permission

Foto Andrea Avezzu

Foto Andrea Avezzu

Foto Andrea Avezzu

Foto Andrea Avezzu