Un paesaggio su iPad lungo 90 metri: Hockney crea l’opera d’arte perfetta per l’epoca del museum shop

Alla Serpentine North di Londra “A Year in Normandy and Some Other Thoughts About Paintings” mostra come l’ex ribelle della Pop Art britannica sia oramai diventato un fenomeno lifestyle.

Quando nel 1066 il normanno Guglielmo il Conquistatore sconfisse le truppe anglosassoni di re Harold nella Battaglia di Hastings, l’Inghilterra si trovò davanti a uno spartiacque culturale. Lo intuì il vescovo Odo di Bayeux, che pochi anni più tardi commissionò un arazzo per celebrare, attraverso 58 scene distribuite lungo 70 metri, quell’evento storico.

Da allora la Bayeux Tapestry è diventata motivo di orgoglio e riferimento per la cultura britannica, insieme alla monarchia e alla presunta egemonia musicale dei Beatles. Tra questi miti intoccabili figura anche David Hockney, alfiere della Pop Art inglese che da tempo ha staccato per notorietà colleghi come Peter Phillips, Derek Boshier, Pauline Boty e Peter Blake – l’unico altro sopravvissuto di quella scena immortalata nel docu-film del 1962 Pop Goes the Easel. Il merito sta anche negli occhiali, tondi, enormi e colorati, che fin dalla gioventù hanno trasformato il suo stesso volto in una maschera pop.

A Year in Normandie (detail), 2020-2021, composite iPad painting © David Hockney
A Year in Normandie (detail), 2020-2021, composite iPad painting © David Hockney

90 metri di paesaggi su iPad

A 88 anni Hockney non sembra averne ancora abbastanza e inaugura una nuova personale londinese alla Serpentine North: A Year in Normandy and Some Other Thoughts About Paintings. Nella mostra due altarini della cultura britannica si trovano così a dialogare: da un lato Hockney, dall’altro il concetto di tapestry istoriata.

Come suggerisce il titolo stesso, la personale è il resoconto pittorico di un anno trascorso in Normandia – quello del lockdown – a raccogliere impressioni paesaggistiche e meteorologiche dalla finestra di casa sull’iPad. I disegni, circa un centinaio, sono presentati in successione lungo le pareti dello spazio espositivo, su un pannello continuo di quasi 90 metri. Hockney batte Bayeux in lunghezza, ma soprattutto in monotonia – William the Conqueror, tiè.

Hans Ulrich Obrist, direttore artistico delle Serpentine Galleries e curatore della mostra, durante il discorso inaugurale invita il pubblico a mettere da parte il telefono e osservare con entrambi gli occhi, prima di ricordare che nello shop del museo è possibile trovare una selezione di souvenir e gadget a tema. Tra questi, cappellini, svuotatasche e magneti da frigo con la frase “Look with both eyes”, un vecchio adagio di Hockney che negli ultimi vent’anni ha dialogato a lungo con Obrist sulla sua filosofia pittorica.

David Hockney, London, 2023 © David Hockney Photo Credit: Jean-Pierre Gonçalves de Lima
David Hockney, London, 2023 © David Hockney Photo Credit: Jean-Pierre Gonçalves de Lima

Paesaggi, stagioni e una mostra molto fotografabile

I paesaggi normanni di Hockney, stampati e ingranditi oltre misura, sembrano quasi brillare contro la parete blu scuro, come nelle tanto bistrattate ma popolarissime mostre immersive, a suggerire che forse starebbero meglio proprio sullo schermo di uno smartphone. Qui potrebbero trovare più fortuna nello strappare qualche placido like in uno scrolling distratto che a occupare tutti quei metri della Serpentine.

Eppure non è forse l’Instagrammabilità una delle virtù che più si richiedono oggi alle mostre?

Lungo la tapestry si susseguono senza soluzione di continuità fenomeni meteorologici e stagioni, in ordine cronologico, a ricordarci inevitabilmente la scena di Notting Hill in cui Hugh Grant passeggia per Portobello sulle note di “How Can You Mend a Broken Heart” di Al Green.

David Hockney, Jack Ransome Resting on an Orange and White Checkered Tablecloth, 2025. Acrylic on canvas, 36 x 48 in. (91.4 x 121.9 cm) © David Hockney. Photo: Prudence Cuming.
David Hockney, Jack Ransome Resting on an Orange and White Checkered Tablecloth, 2025. Acrylic on canvas, 36 x 48 in. (91.4 x 121.9 cm) © David Hockney. Photo: Prudence Cuming.

L’arte come fenomeno di costume

Se Serpentine ci ricorda che democratizzare l’arte non significa necessariamente abbassare il livello della conversazione, i britannici ci insegnano anche che la solidità di un’istituzione culturale passa dal suo shop e dal caffè. Non a caso, il patrocinio di Burberry sottolinea il valore di Hockney per il costume nel suo complesso, oltre la sola arte.

La chiave sta anche nella facilità di lettura delle sue opere, almeno quelle giovanili, prima della ricerca di affermazione intellettuale attraverso medium digitali – i fax prima, l’iPad poi. Lo si domandi a Luca Guadagnino che ha scelto proprio il titolo di una delle più celebri tele dell'artista inglese, A Bigger Splash, per il suo remake del 2015 del classico francese La Piscine.

Quella di Hockney è un’accessibilità che non va confusa con semplicismo, ma che ha aiutato l’arte britannica a distaccarsi, come una rivoluzione queer e libertina, da un certo accademismo che la attanagliava fino al dopoguerra.

David Hockney, Abstraction Resting on a Green and White Checkered Tablecloth, 2025. Acrylic on canvas, 36 x 48 in. (91.4 x 121.9 cm) © David Hockney. Photo: Prudence Cuming.
David Hockney, Abstraction Resting on a Green and White Checkered Tablecloth, 2025. Acrylic on canvas, 36 x 48 in. (91.4 x 121.9 cm) © David Hockney. Photo: Prudence Cuming.

I nuovi dipinti e i ritratti

È questo l’Hockney che si ritrova nei “some other thoughts about paintings” promessi dal titolo: una dozzina di nuovi dipinti su tela che riscattano l’artista.

Le suggestioni normanne ricorrono nei contesti rurali delle tele, come nelle tovaglie a quadri che fanno da fil rouge alla serie. Lo sguardo di Hockney sulla Normandia è senz’altro molto candido, sebbene vagamente stereotipato. Sarà forse per questa ragione che tra il pubblico al vernissage si vedono più maglioni a mezza zip da imprenditori dell’Essex e omoni paonazzi in abiti sgargianti da sceneggiatura di un heist movie di Guy Ritchie che venerati maestri dell’arte.

David Hockney, Thomas Mupfupi Resting on a Pink and White Checkered Tablecloth, 2025. Acrylic on canvas, 36 x 48 in. (91.4 x 121.9 cm) © David Hockney. Photo: Prudence Cuming.
David Hockney, Thomas Mupfupi Resting on a Pink and White Checkered Tablecloth, 2025. Acrylic on canvas, 36 x 48 in. (91.4 x 121.9 cm) © David Hockney. Photo: Prudence Cuming.

Il costume britannico su tela

Paesaggi a parte, i ritratti ci ricordano che le tele di Hockney sono da sempre e soprattutto un logbook dell’evoluzione del costume britannico: da quello dello stilista della Swinging London Ossie Clark con la moglie Celia e il gatto Percy del 1971 a quello di Harry Styles, presentato nel 2023 alla National Portrait Gallery. Tra i ritratti ora in mostra, però, niente più socialite – segno dei tempi che passano. Ci sono l’ottico di Hockney Jack Ransome e il suo infermiere Thomas Mupfupi, con una spilla che recita “End bossiness soon” – altro storico motto dell’artista contro gli atteggiamenti boriosi, anch’esso trasformato in gadget nello shop della galleria.

Quello dell’amico Richard, esposto alle Serpentine, è invece un perfetto resumè del creativo contemporaneo: la giacca da lavoro boxy, i capelli radi e il cappellino da baseball. Ovvero, esattamente come veste Obrist.

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