È una semplice sedia di plastica, generalmente di colore blu o bianco. La Monobloc è così diffusa, così comune, che quasi non si nota. Lo sa bene Kuril Chto, artista russo che lavora oggi tra Lisbona e New York, e che ha fatto proprio della Monobloc la musa di molti suoi lavori. “La prima volta che l’ho notata consapevolmente,” ha raccontato a Domus, “mi trovavo al mare, vicino a Lucca, dove ho vissuto per un periodo. Ho visto una Monobloc abbandonata sulla spiaggia. Poco dopo è arrivato un signore, ci si è seduto e si è messo a guardare il mare. Ho notato che faceva lo stesso, venendo a sedersi sulla monobloc, ogni mattina presto. Così ho pensato che fosse un oggetto importante per osservare, o per esprimere un qualche sentimento di nostalgia”.
La Monobloc, la sedia di plastica più famosa del mondo, diventa arte
L’artista Kuril Chto trasforma l’oggetto più comune del pianeta in uno strumento per osservare paesaggi, nostalgia e vita quotidiana.
Courtesy l'artista e Bahnhof Gallery
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- Matilde Moro
- 27 gennaio 2026
Da quel momento, la Monobloc diventa quasi un’ossessione: Chto la fotografa, la scolpisce, la riproduce e la espone, in diversi colori e materiali, e soprattutto in qualsiasi dimensione, dai pochi centimetri alle decine di metri: “È molto interessante il fatto che sia qualcosa che diamo così tanto per scontato. È solo una sedia, ed è ovunque. Penso che questi oggetti di uso quotidiano possano spiegare la nostra vita forse meglio di alcuni oggetti che riteniamo invece più insoliti, specifici, speciali”.
Penso che sia un privilegio piuttosto interessante quello che hanno gli oggetti: vedono più della nostra vita di quanto noi vediamo della loro.
Chi vive o è stato in Italia come Chto è abituato a vederla fuori da bar o piccoli ristoranti di periferia, ad associarla a un immaginario estivo, fatto di paesi collinari e gelati in riva al mare. La Monobloc è molto di più. Come suggerisce il nome, è un unico blocco di plastica, è facile da impilare ed economica. Questo l’ha resa uno degli oggetti meno costosi e più diffusi al mondo: se si vive sul pianeta Terra, è probabile che almeno una volta ci si sia seduti su una sedia Monobloc.
L'artista è rimasto appunto affascinato dall'ubiquità della sedia, dalla sua onnipresenza sulla superficie del pianeta e dalle implicazioni di ospitalità che questo semplice elemento d'arredo offre, “attraverso la Monobloc, studio e imparo a conoscere il mondo, riflettendo su ciò che sta accadendo”.
Nella sua pratica, sono proprio gli oggetti di ogni giorno ad avere un significato speciale per Chto: “Penso che gli oggetti abbiano un privilegio. E mi sembra che, se Dio esiste, abbia dato agli oggetti più tempo per esistere rispetto alle persone. Penso che sia un privilegio piuttosto interessante quello che hanno: vedono più della nostra vita di quanto noi vediamo della loro”.
Il risultato, nelle sedi in cui la espone, come a Venezia nella mostra “Under Jove’s Protection”, è un’ode alla poesia quotidiana degli oggetti più semplici e familiari. Il tipo di oggetti che, in un mondo sempre più caratterizzato da instabilità e spostamenti, sono e restano a casa ovunque si trovino.