Offerta Speciale: Abbonati a Domus e risparmia!

Cosa diventeranno le chiese in futuro? Manifesta 16 prova a immaginarlo

Dopo aver trasformato il patrimonio industriale, la biennale europea nomade porta l’arte contemporanea in dodici chiese della Ruhr per interrogarsi sul futuro di migliaia di edifici religiosi destinati a cambiare funzione.

Cosa succede agli edifici religiosi quando la comunità per cui erano stati costruiti cambia, si riduce o scompare? Dopo aver trasformato fabbriche, miniere e infrastrutture industriali in musei, parchi e spazi culturali, l’Europa si trova davanti a una nuova sfida: immaginare il futuro delle sue chiese. È da questa domanda che prende forma Manifesta 16, la biennale europea nomade di arte contemporanea che, dal 21 giugno al 4 ottobre 2026, si sviluppa tra dodici chiese distribuite fra Duisburg, Essen, Gelsenkirchen e Bochum, nella regione tedesca della Ruhr.

Manifesta è la biennale europea nomade che, dal 1996, cambia sede a ogni edizione, scegliendo ogni volta un luogo diverso da cui leggere le trasformazioni del presente attraverso l’arte contemporanea. Dopo la quindicesima edizione, ospitata nel 2024 dalla regione metropolitana di Barcellona, arriva quest’anno nella Ruhr, in Germania.

Il titolo scelto per l’edizione, “This is not a church”, non allude semplicemente al cambio d’uso temporaneo di questi edifici. Introduce piuttosto la domanda che attraversa l’intero progetto: che cosa può diventare un edificio nato per raccogliere una comunità quando quella comunità cambia, si riduce o scompare?

Turbo banjia, 2025. © Penique Productions

E, nella Ruhr, questa domanda assume un peso particolare. Per oltre un secolo la regione è stata uno dei principali poli dell'industria pesante europea, costruendo la propria identità attorno al carbone, all'acciaio e a un sistema di miniere, impianti produttivi e quartieri operai. La sua crescita ha attirato migrazioni interne ed europee, dando forma a un territorio policentrico in cui città come Duisburg, Essen, Gelsenkirchen e Bochum si sono sviluppate quasi senza soluzione di continuità.

È una storia attraversata anche dalle fratture del Novecento tedesco: l'industria della Ruhr fu centrale nell'economia di guerra, poi nella ricostruzione postbellica e nel boom della Germania Ovest, prima di entrare, dagli anni Settanta, in una lunga stagione di crisi e riconversione.

Se la Ruhr è diventata un modello internazionale di riconversione del patrimonio industriale, Manifesta 16 si chiede se lo stesso possa accadere per quello religioso.

Molte delle chiese coinvolte da Manifesta appartengono a questa seconda vita della regione. Costruite o ricostruite nel dopoguerra, spesso con linguaggi modernisti e una presenza urbana imponente, servivano quartieri in espansione, comunità operaie, parrocchie che erano anche luoghi di prossimità quotidiana. Oggi, tra secolarizzazione, calo dei fedeli, accorpamenti parrocchiali e costi di manutenzione, molte di queste architetture si trovano in una condizione sospesa: troppo grandi per l'uso originario, troppo cariche di memoria per essere considerate semplicemente vuoti urbani da occupare.

Kiosk of Solidarity, 2023 © Constructlab. Foto © Monika Keiler

La Ruhr ha già costruito una parte importante della propria identità contemporanea sulla riconversione del patrimonio industriale. Dalla miniera di Zollverein al Landschaftspark Duisburg-Nord, fino al Gasometer di Oberhausen, fabbriche, miniere e infrastrutture produttive sono diventate musei, parchi, spazi culturali e luoghi pubblici.

Manifesta sposta ora quella stessa riflessione su un patrimonio che è anche immateriale: trasformare temporaneamente le chiese in luoghi per l'arte contemporanea significa interrogarsi sulla possibilità che edifici nati per una funzione religiosa possano tornare a svolgere un ruolo pubblico senza che la loro memoria venga rimossa o ridotta a semplice scenografia. Il tema va ben oltre la Ruhr: secondo le stime, nei próximos anni migliaia di chiese in tutta Europa potrebbero essere dismesse o riconvertite.

Per scoprire la storia degli edifici coinvolti (Kulturkirche Liebfrauen, Markuskirche, St. Gertrud, St. Marien, St. Josef, St. Anna – Hatay Engin Music Hall, St. Bonifatius – Ferdane Satır Tea Garden, Thomaskirche – Hava Güleç Living Room, Christ-König, St. Anna, Gethsemane-Kirche e St. Ludgerus) prosegui nella gallery.

Mostra:
Manifesta16
Titolo:
This is not a church
Dove:
Duisburg, Essen, Gelsenkirchen e Bochum, Ruhr, Germania
Quando:
21 giugno – 4 ottobre 2026

Ultimi articoli di Arte

Altri articoli di Domus

China Germany India Mexico, Central America and Caribbean Sri Lanka Korea icon-camera close icon-comments icon-down-sm icon-download icon-facebook icon-heart icon-heart icon-next-sm icon-next icon-pinterest icon-play icon-plus icon-prev-sm icon-prev Search icon-twitter icon-views icon-instagram