Dieci anni di rivoluzione e coerenza: intervista a Nico Vascellari

Una nuova versione di Revenge, presentata 11 anni fa alla Biennale di Venezia e ora riproposta al MAXXI, offre l’occasione per ripercorrere la carriera dell’artista italiano.

Nico Vascellari, Maxxi

In occasione della sua personale al MAXXI e della pubblicazione del libro Codalunga 2005-2018 (NERO Editions, 2018), Nico Vascellari ripercorre i temi principali della sua pratica artistica, coerente, ma in costante trasformazione. L’intervista, accompagnata da immagini d’archivio tratte dal libro, si snoda come una linea del tempo, sempre in tensione tra ricerca individuale e sperimentazione collettiva, inclusione e resistenza.

Codalunga è nato a Vittorio Veneto nel 2002, prima come studio per accogliere il tuo lavoro e poi come sua appendice. A tanti anni di distanza, cosa pensi dell’evoluzione del progetto e del suo potenziale?
Inizialmente l’idea era quella di poter offrire agli artisti un luogo dove sperimentare e testare senza timore di sbagliare, confrontandosi con un pubblico non necessariamente preparato o sensibile rispetto a qualcosa di contemporaneo. Nel tempo, è stato impossibile esulare dal contesto e non vedere in Codalunga un avamposto di resistenza. Codalunga continua, ma in tempi e modi che la mia personale ricerca consentono. 

Una delle prime volte che sono venuta a Codalunga ho sentito i Lago Morto, forse il primo progetto che indagava le dinamiche comunicative e collettive così dichiaratamente, tra il passaparola e le prime piattaforme digitali.  Un progetto simile potrebbe avere la stessa forza, oggi?
Lago Morto nasce in risposta a una commissione della Kunsthaus Graz per la mostra “Rock_Scissors_Paper”. Al tempo non ero certo dell’esito che il progetto avrebbe avuto; non lo sarei nemmeno ora, se prendessimo come luogo di analisi non tanto le prime piattaforme digitali o i contemporanei corrispettivi, quanto Vittorio Veneto e la provincia italiana in genere. 

A proposito di piattaforme e collettività, le magliette Dream Merda monopolizzano da tempo Instagram, provenendo soprattutto da profili di persone che a Codalunga non sono mai state.  Cos’è cambiato rispetto alla precedente produzione, in termini di supporto e feticismo?
Dream Merda è il preludio a un ambizioso progetto al quale sto lavorando, incentrato sui sogni, ma soprattutto sul futuro. È chiaro che la portata della comunicazione che questo progetto sta avendo abbia posto dei quesiti rispetto alle future attività di Codalunga. Immagino una nuova e coerente rivoluzione di forme e intenti. Non di luogo però.

Nel 2018 ricorrono altri due anniversari: il centenario della fine della Prima Guerra Mondiale e il decennale della prima “Three Days of Struggle”. Entrambi gli eventi si sovrappongono su concetti come lotta e resistenza, ed entrambi hanno avuto luogo a Vittorio Veneto. 
È una fatalità interessante e fortuita. L’idea di una nuova edizione del festival, magari in forma diversa, è qualcosa sulla quale sto meditando da tempo. Mi piacerebbe avvenisse nello stesso periodo in cui si è svolta la prima edizione nel 2008, che ha visto coinvolti artisti come Jimmie Durham, Arto Lindsay, Z’EV...

Il libro Codalunga 2005-2018 raccoglie centinaia di foto e flyer, documentando la mole di artisti passati per Codalunga. Come hai scandagliato quell’archivio?
Se da una parte ho cercato di rendere il libro emotivamente coinvolgente, attraverso una call pubblica nella quale chiedevo immagini e materiali a chi è venuto a Codalunga nel corso di questi anni, dall’altra ho tentato di essere quanto più possibile scientifico, lasciando da parte simpatie o dissapori, per creare un documento reale e completo di ciò che questo luogo è ed è stato. 


Nico Vascellari, Revenge, MAXXI. Photo Musacchio & Ianniello. Courtesy of Fondazione MAXXI
Nico Vascellari, Revenge, MAXXI. Photo Musacchio & Ianniello. Courtesy of Fondazione MAXXI

Nel 2007 hai vinto il premio per la Giovane Arte Italiana alla Biennale di Venezia con Revenge, che lo scorso 7 giugno hai riproposto al MAXXI. Anche in questo caso, le due estremità di un percorso sono separate da un lasso di tempo emblematico. Come hai ideato questa rimessa in scena?
Ora come allora, Revenge è un poema cavalleresco incentrato su un conflitto interiore. Al MAXXI, nell’architettura di uno spazio non espositivo e mai aperto al pubblico prima del mio intervento, ho trovato un luogo ideale nel quale svolgere la battaglia: un parcheggio che scende di due livelli sotto terra e collegato a uno dei piani più alti del Museo, nel quale è collocata la scultura presentata alla Biennale di Venezia nel 2007.

Spesso, il conflitto di cui parli è connesso al decentramento culturale che sostieni con il tuo lavoro. Cosa ti ha spinto a far coincidere Revenge con l’uscita del libro?
Revenge è un’opera indubbiamente legata alla mia militanza nella cultura underground, com’è piuttosto evidente lo siano le attività di Codalunga. Oltretutto, quando Revenge fu presentata alla Biennale di Venezia uscì Taxonomy primo di una serie di libri titolati Cujo, che al tempo si rivelò ben più utile per la comprensione del mio lavoro rispetto al catalogo istituzionale. Il decentramento culturale al quale accenni non è solamente legato ai luoghi, ma anche ai livelli.

Titolo mostra:
Nico Vascellari. Revenge
Curatore:
Bartolomeo Pietromarchi
Date di apertura:
8 giugno – 9 settembre 2018
Sede:
MAXXI, Gian Ferrari Hall

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