ReCoCo: Resignation, Conspiracy and Corruption

La mostra itinerante curata da Siri Peyer e Joshua Simon analizza l'arte al tempo della post-democrazia.

Che Guevara fa pubblicità a Europcar, Karl Marx compare privo di barba su un manifesto perché ha usato il perfetto rasoio di un noto produttore (si veda la collezione di Rudi Maier So Geht Revolution – Advertising and Revolt, iniziata nel 1967). Cartelli e slogan di protesta sembrano arrivare al mondo dell'economia e tornare indietro: benvenuti nel deserto della post-democrazia! Resignation, Conspiracy and Corruption – rinuncia, cospirazione, e corruzione – in breve: ReCoCo. Non è una coincidenza che il titolo della mostra richiami il Rococo, l'ultimo respiro decorativo del manierismo barocco: "L'attività politica prende la forma della rinuncia, la verità politica si presenta in forma di teoria cospiratoria e le scelte di governo sono sinonimo di corruzione". La mostra quindi è centrata su opere che vanno oltre la rappresentazione, la corruzione, le strategie di governo, "la televisione dal vivo e la morte della democrazia".

Parecchie opere d'arte rivelano l'arbitrarietà dei segni e delle strategie della politica: in Flex Time (2010) Anna Witt ha pagato dei passanti perché stessero di fronte alla macchina da presa con il pugno alzato, per il tempo che ritenevano adeguato alla limitata remunerazione. Il gesto storico del movimento socialista diviene qui contemporaneamente vuoto ed espressione di una condizione del lavoro ormai priva di regole.
Il video <i>The Flag</i> di Köken Ergun è la seconda parte di una serie sulle cerimonie di Stato della Repubblica Turca. È stato girato il 23 aprile durante il giorno del bambino, che ha segnato l'insediamento del nuovo Parlamento turco.
Il video The Flag di Köken Ergun è la seconda parte di una serie sulle cerimonie di Stato della Repubblica Turca. È stato girato il 23 aprile durante il giorno del bambino, che ha segnato l'insediamento del nuovo Parlamento turco.
Castro sulla OWRO House della DDR l'emblema nazionale dell'Hammer und Zirkel im Ährenkranz (Martello e compasso in una corona di spighe) viene ritagliato dalla bandiera della DDR e ricompare sulla pelle di un tamburo. Si comprende come questo gesto si rifaccia a un'altra epoca, in cui questi simboli e il loro spiazzamento significavano qualcosa che nel nostro contesto va perduto. Di conseguenza, il soggetto politico può essere qualunque cosa: anche un cane che segue il suo padrone in una dimostrazione (Hannes Zebedin, Senza titolo, 2009). La stessa manifestazione politica diviene un significante in libertà privo di qualunque referente, un bombardamento di immagini come quello dei repertori fotografici di immagini di cronaca e di Youtube di Various Fires (2011) e di Demonstrations/Manifestations/Riots (2009-2011) di Thomas Galler. I modi in cui la cultura visiva popolare dà forma alla memoria collettiva vengono anche analizzati con grande precisione da Boaz Arad e da Miki Kratsman (20:40, 2002): quando hanno chiesto agli israeliani di passaggio di rimettere in scena l'assassinio del primo ministro Ytzak Rabin quasi tutti questi 'attori' hanno compiuto esattamente gli stessi gesti, che parevano direttamente copiati dai notiziari televisivi e dai film d'azione. La nostra percezione fondata sui media si trasforma in espressione corporea.
Roee Rosen, <i>The Death of Cattelan</i>  (2010).
Roee Rosen, The Death of Cattelan (2010).
Francesco Finizio offre all'FBI il suo aiuto nella caccia ai terroristi (Correspondence with the FBI, 2003): perché non stampare i ritratti dei "terroristi più ricercati" su delle T-shirt, per favorirne il riconoscimento? Improvvisamente il sicuro mondo dell'arte si mescola alla 'vita vera' del terrore, del controllo e della punizione. Se assistiamo a una cerimonia di propaganda nazionalista della Repubblica di Turchia (Köken Ergun, The Flag, 2006) possiamo avere l'impressione che questo video venga trasmesso anche dalla televisione turca; ma quando compare su un doppio schermo ci interroghiamo sui rituali della costruzione nazionale. Il Museum of Dark Regimes di Ariella Azulay (2011) fornisce un archivio visivo precisamente aderente a questo scopo. Impostazioni di sovversione dell'immagine che seguono i suggerimenti di "rammendo invisibile" di Spivak: in Ninka's Institute for Democracy (2011) Lisa Biedlingmayer integra alcuni tipici accessori da dimostrazione in una danza tradizionale georgiana.
In questa mostra la nota aspirazione a scoprire il 'messaggio nascosto' sotto il sovraccarico di informazioni si esprime in un giocoso e convincente suggerimento di Roee Rosen (The Death of Cattelan, 2011): l'artista presenta un "racconto parassitario" decodificando vari testi con un agile sistema estetico. Per parafrasare Slavoj Žižek: e se un 'segreto' nascosto non ci fosse, perché questa 'verità' è solo un gioco offerto da un artista a cui piace giocarci? E se (secondo l'analisi di Matrix fatta da Žižek) il nuovo paradigma dell'essere prigionieri passivi fosse soltanto una nostra fantasia sconfessata? Se non esiste nulla di simile a un sicuro luogo di critica 'esterno' siamo comunque liberi di agire dall'interno. Forse non ci servono un 'posizione autentica' o 'analisi migliori' ma la produzione della confusione del capitalismo (vedi Rudi Maier, So geht Revolution – Advertising and Revolt). E in questa prospettiva la capacità dell'arte è ancora uno strumento utile. Karin Schneider
Ariella Azoulay, <i>Museum of Dark Regimes</i>, 2010.
Ariella Azoulay, Museum of Dark Regimes, 2010.
Karin Schneider è attualmente impegnata nel progetto di ricerca artistica MemScreen dell'Akademie der Bildenden Künste di Vienna, sulla contestualizzazione/traduzione (dal punto di vista curatoriale) dell'arte e della memoria tra Israele e l'Austria (insieme con Tal Adler, Friedemann Derschmidt, Attila Kosa e Ilana Shmueli).

Curata da Siri Peyer e Joshua Simon, la mostra è aperta fino al 18 giugno alla Kunsthalle Exnergassse di Vienna. La prossima tappa, in marzo 2012, della mostra sarà al Digital Art Lab Holon The Israeli Center for Digital Art di Holon, Israele.
Il video di Hannes Zebedin <i>Untitled</i> (2009) affronta il tema della marcia dimostrativa.
Il video di Hannes Zebedin Untitled (2009) affronta il tema della marcia dimostrativa.

Ultimi articoli di Arte

Altri articoli di Domus

China Germany India Mexico, Central America and Caribbean Sri Lanka Korea icon-camera close icon-comments icon-down-sm icon-download icon-facebook icon-heart icon-heart icon-next-sm icon-next icon-pinterest icon-play icon-plus icon-prev-sm icon-prev Search icon-twitter icon-views icon-instagram