C’è una differenza sostanziale tra visitare un museo ed entrare in una casa museo. Nel primo caso le opere seguono un percorso curatoriale; nel secondo si attraversano ambienti che conservano ancora il carattere della vita quotidiana. Quadri appesi sopra un divano, libri lasciati sugli scaffali, arredi progettati per essere abitati: ogni stanza racconta il rapporto tra chi l’ha vissuta e le opere che ha scelto di custodire.
Arte, design e architettura: le 11 case museo italiane che vale la pena visitare
Dalle dimore di artisti, architetti e grandi collezionisti agli appartamenti rimasti quasi intatti, undici case museo italiane dove opere, arredi e architettura raccontano ancora oggi il modo di vivere di chi le ha abitate.
Casa Balla, camera di Luce Balla. via Wikimedia Commons, foto: Francesco Bini
Courtesy Museo delle maioliche Stanze Al Genio, Collezione privata di Pio Mellina
Facciata Sud Prioria, Vittoriale degli Italiani. Via Wikimedia Commons, foto by Wolfgang Moroder
Spazio Tadini. Foto Courtesy Spazio Tadini
Casa Gregotti, Milano Foto: Emanuele Scilleri. Courtesy Casa Gregotti
Veduta di Casa Museo Jorn. Foto Claudio Pagnacco
Casa Museo Remo Brindisi, via Wikimedia Commons, foto: Nicola Quirico
Salone della Casa Museo De Chirico, Courtesy Fondazione Giorgio De Chirico
Casa Museo Carol Rama. Courtesy Casa Museo Carol Rama, foto Stefan Giftthaler
Villa San Michele, Anacapri. Sfinge sul lato est della Cappella di San Michele, via Wikimedia Commons, foto: Rigorius
Fai Fondo per l’Ambiente Italiano
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- Carla Tozzi
- 03 luglio 2026
Le case museo sono tra i luoghi culturali più affascinanti d’Italia proprio perché permettono di fare un passo oltre la simple visita. Oltre a custodire collezioni d’arte, consentono di entrare negli spazi privati di artisti, architetti, scrittori e grandi collezionisti, restituendo uno sguardo diretto sul loro modo di vivere, progettare e collezionare. In questi ambienti, infatti, arte, design e architettura continuano a dialogare esattamente come erano stati immaginati da chi li ha abitati.
Tra le città italiane, Milano è quella che meglio racconta questa tradizione. Qui si concentra un patrimonio di dimore storiche aperte al pubblico che attraversa epoche e modi diversi di intendere il collezionismo: dalla modernità di Villa Necchi Campiglio, progettata da Piero Portaluppi, all’appartamento di Casa Museo Boschi Di Stefano, con la sua straordinaria raccolta di arte del Novecento; dalla dimora rinascimentale ricreata dai fratelli Bagatti Valsecchi fino al Museo Poldi Pezzoli, nato dalla collezione di Gian Giacomo Poldi Pezzoli e oggi tra le più importanti case museo d’Europa.
Questo patrimonio continua inoltre ad ampliarsi grazie a nuovi restauri e aperture al pubblico, come quella dell’abitazione di Pier Paolo Pasolini a Roma, nel quartiere di Rebibbia, o la collaborazione tra il conte Filippo Perego di Cremnago e il Fai, al quale il celebre architetto e interior decorator ha donato la nuda proprietà della sua villa ottocentesca a Villareale di Cassolnovo, nel Parco del Ticino.
Da Roma a Torino, passando per Milano, la Liguria, la Sicilia e Capri, Domus ha selezionato undici case museo che meritano una visita almeno una volta, tra grandi nomi e luoghi meno conosciuti dove arte, architettura e vita quotidiana continuano ancora oggi a coincidere.
Immagine di apertura: Museo Casa Mollino, Torino. Foto Valentina Ortaggi
Un appartamento in cui nessun centimetro quadrato è lasciato al caso, tutto è forma, movimento e colore, dai soffitti ai lampadari, dalle ceramiche agli utensili, alle ante e alle maniglie degli armadi: la casa romana di Giacomo Balla al 39b di via Oslavia, nel quartiere Prati, è un’opera d’arte in cui la pittura esce definitivamente dalle cornici per invadere lo spazio della vita vissuta. Il maestro futurista visse in queste stanze dal 1929 al 1958, insieme alla moglie Elisa e alle due figlie Luce ed Elica, entrambe artiste eclettiche molto attive e coinvolte nella personalizzazione degli spazi e degli arredi. Ogni stanza è un microcosmo, dove spiccano mobili in compensato sagomato a mano, piastrelle dai colori accesi, insoliti paralumi che proiettano ombre geometriche sulle pareti. Protetta dal 2004 da un vincolo di tutela, la casa è stata sottoposta a lavori di restauro e manutenzione nel 2018 e riaperta temporaneamente al pubblico nel 2021. Dall’ottobre 2025 Casa Balla è stata formalmente acquisita dal Ministero della Cultura, e ufficialmente trasformata in museo pubblico che si spera torni presto ad essere accessibile agli appassionati d’arte.
Una delle collezioni più originali del nostro paese risponde al nome di Pio Mellina, che ha trasformato la sua passione per le mattonelle in ceramica nell’involucro della sua abitazione. Situata nel centro storico di Palermo, all’interno del settecentesco Palazzo Torre Pirajno, la casa-museo Stanze al Genio ospita la più grande collezione di maioliche d’Europa. Il museo è nato nel 2008 grazie allo stesso Pio Mellina, un collezionista che per oltre trent’anni ha pazientemente raccolto più di cinquemila mattonelle italiane antiche, soprattutto di produzione siciliana e napoletana, databili tra l’inizio del Cinquecento e il primo Novecento. A differenza dei musei istituzionali, qui i pezzi non sono esposti dentro teche isolate, ma rivestono interamente le pareti delle varie stanze. Questa precisa scelta espositiva serve a mostrare le maioliche nella loro reale funzione originaria: il disegno complessivo e il senso geometrico, infatti, nascono solo quando i singoli moduli vengono uniti l’uno accanto all’altro.
Il Vittoriale degli Italiani è probabilmente la casa museo più spettacolare d’Italia. Affacciato sul Lago di Garda, il complesso fu concepito da Gabriele d’Annunzio insieme all’architetto Gian Carlo Maroni come un monumento alla propria “vita inimitabile”. Più che una semplice abitazione, è una cittadella composta da edifici, giardini, piazze, corsi d’acqua e un teatro all’aperto. Il cuore del complesso è la Prioria, l’abitazione dello scrittore, rimasta pressoché intatta. Ogni ambiente riflette la sua personalità: stanze volutamente oscure, collezioni di oggetti, cimeli militari, opere d’arte e arredi accumulati secondo una logica fortemente simbolica. Visitare il Vittoriale significa entrare nella costruzione materiale dell’immaginario dannunziano.
Pittore, scrittore, traduttore, critico, pensatore: Emilio Tadini è stato uno degli intellettuali più importanti del Novecento Milanese. In via Niccolò Jommelli a Milano, la casa-museo privata Spazio Tadini è stata fondata nel 2006 da Francesco Tadini e Melina Scalise per tutelare l’eredità del celebre artista e promuovere l’arte contemporanea. La sede è un edificio degli anni Venti che ospitava le Grafiche Marucelli, storica tipografia del padre di Tadini dove fece il suo apprendistato anche un giovane Angelo Rizzoli. Oggi i due fondatori gestiscono direttamente la struttura, condividendo ogni giorno con i visitatori i propri ambienti di vita e di lavoro. In questo luogo l’atelier d’artista incontra la storia industriale milanese: nel grande salone principale, oltre alla ricca collezione permanente, si possono esplorare macchinari d’epoca – tra cui un raro torchio Amos Dall’Orto – e storiche raccolte cartacee.
Casa Gregotti è una home-gallery privata situata a Milano, nata nel 2025 da un’idea di Maria Gregotti. L’appartamento, appartenuto al bisnonno Quinto Gregotti – collezionista attivo negli anni Cinquanta – fu ristrutturato nei primi anni Sessanta dall’architetto Vittorio Gregotti, che lo progettò come uno spazio pensato specificamente per la vita di un collezionista. Ancora oggi conserva molti elementi originari, come i binari in acciaio per l’esposizione delle opere, le maniglie moderniste di Caccia Dominioni, le armadiature in legno degli anni Sessanta. Il progetto di questo spazio nasce con l’obiettivo di unire dimensione domestica ed espositiva, rendendo la casa un ambiente dedicato all’arte contemporanea mantenendo l’idea di luogo vissuto. Aperta su appuntamento o su invito, Casa Gregotti accoglie collezionisti, istituzioni e artisti, e propone un programma di mostre periodiche realizzate in collaborazione con gallerie italiane e internazionali, affiancato da attività e format esperienziali che mettono in dialogo arte e convivialità.
Un manifesto di arte totale tra gli ulivi della Liguria. La Casa Museo di Asger Jorn ad Albissola Marina prende forma dal 1957 nella contrada dei Bruciati, dove l’artista danese e co-fondatore del movimento CoBrA acquistò due ruderi. Insieme all’amico Umberto Gambetta, Jorn diede vita a un cantiere spontaneo durato fino al 1973, integrando pittura, muretti a secco, mosaici e ceramiche con la natura circostante. Oggi l’intero complesso, donato dall’artista al Comune si conserva come un museo diffuso pienamente accessibile al pubblico. Visitandolo si ritrova intatta quell’atmosfera originaria, intima e selvaggia: un parco d’arte a cielo aperto e un ecosistema poetico inalterato, in cui la casa-atelier continua a vivere e a raccontare il dialogo tra l’avanguardia internazionale e la tradizione ceramica locale.
Situata al Lido di Spina (Ferrara), la Casa Museo Remo Brindisi è un esperimento unico di fusione tra architettura e arte. L’edificio è stato progettato nei primi anni Settanta dalla designer Nanda Vigo insieme al pittore Remo Brindisi, che voleva uno spazio che potesse essere allo stesso tempo abitazione, studio e galleria per la sua ricca collezione di opere del Novecento. La struttura si sviluppa attorno a un grande cilindro centrale con una rampa a chiocciola che collega i vari piani, eliminando le tradizionali barriere tra le stanze. Le pareti interne ed esterne sono rivestite di piastrelle bianche e blocchi di vetrocemento che riflettono la luce e creano un dialogo continuo con la pineta circostante. Oggi di proprietà del Comune di Comacchio, la casa è un’opera d’arte in sé, concepita per far convivere la vita quotidiana con i capolavori di grandi maestri del secolo scorso.
In Piazza di Spagna a Roma, nel seicentesco Palazzetto dei Borgognoni, si trova la Casa Museo Giorgio de Chirico, luogo in cui il maestro della Metafisica visse dal 1948 fino alla sua scomparsa nel 1978, insieme alla moglie Isabella Pakszwer Far. Acquistato dall’artista all’età di sessant’anni, questo appartamento rappresentava il suo rifugio ideale nel cuore della città. Aperta al pubblico nel 1998 dalla Fondazione Giorgio e Isa de Chirico, la dimora conserva intatta l’atmosfera originale. Disposta su tre livelli, unisce lo sfarzo dei saloni, ricchi di arredi d’epoca, argenterie e una ricca collezione di opere d’arte che spaziano dal periodo barocco alla neometafisica, all’intimità degli spazi privati. Al piano superiore si trova il suggestivo studio del pittore, rimasto esattamente come lui lo ha lasciato, completo di cavalletti, tavolozze, colori e calchi in gesso.
La Casa Museo Carol Rama è l’appartamento-studio dove l’artista ha vissuto e lavorato per oltre settant’anni, fino alla morte nel 2015. Nata nel 1918 e segnata da una vita personale complessa, Carol Rama ha sviluppato un’arte provocatoria e del tutto indipendente, che nel 2003 le è valsa il Leone d’Oro alla carriera. La sua casa, situata in via Napione a Torino, rispecchia perfettamente la sua personalità: è un luogo intimo e volutamente buio, con le tende e le persiane sempre tirate per schermare la luce del sole. Le stanze sono una specie di opera d’arte totale, piene di quadri suoi e di amici come Man Ray e Warhol, ma anche di oggetti quotidiani, vestiti, scarpe e feticci accumulati nel tempo. Conservata intatta dalla Fondazione a lei dedicata, questa casa museo racconta la biografia e l’universo creativo di una delle figure più libere e originali del Novecento.
Sull’isola di Capri, più precisamente ad Anacapri, si trova Villa San Michele, casa museo creata dal medico e scrittore svedese Axel Munthe alla fine dell’Ottocento. Sorge sui resti di un’antica villa romana di Tiberio e di una vecchia cappella medievale. Munthe voleva che la sua casa fosse del tutto aperta al sole, al vento e alle voci del mare, e la riempì di luce. La struttura, disposta su più livelli e immersa in un grande giardino, ospita una ricca collezione di antichi frammenti, sculture e reperti archeologici che il medico salvò dall’incuria locale. Tra i pezzi più noti c’è la misteriosa sfinge egizia in granito che si affaccia direttamente sul golfo. Descritta nel celebre libro autobiografico "La storia di San Michele", la villa ospitò personaggi come Oscar Wilde e Henry James. Alla morte di Munthe nel 1949, la struttura è passata allo Stato svedese ed è oggi uno dei musei più visitati di tutta l’isola.