Anche Tokyo ha la sua Sagrada Família. E ora l’hanno spostata

Costruito a mano per oltre vent’anni dall’architetto Keisuke Oka, l’Arimaston Building è uno degli edifici più singolari del Giappone. Nel 2025 è stato spostato di circa dieci metri grazie all’antica tecnica dell’hikiya, che permette di trasferire un edificio intero senza demolirlo.

Keisuke Oka, Arimaston Building, 2025, Tokyo, Giappone

Foto Francesca Magnani

Keisuke Oka, Arimaston Building, 2025, Tokyo, Giappone

Foto Francesca Magnani

Keisuke Oka, Arimaston Building, 2025, Tokyo, Giappone

Foto Francesca Magnani

Keisuke Oka, Arimaston Building, 2025, Tokyo, Giappone

Foto Francesca Magnani

Quello che molti chiamano la “Sagrada Família di Tokyo” appartiene a quel patrimonio architettonico discreto e straordinario che in Giappone continua a sfidare l’idea stessa di edificio come oggetto immobile. L’Arimaston Building di Keisuke Oka, iniziato nel 2005 e costruito a mano per oltre vent’anni, è stato spostato nel 2025 di circa dieci metri grazie alla tecnica giapponese dell’hikiya, che permette di trasferire un edificio intero senza demolirlo. 

Non si tratta di un semplice trasloco, ma di un’operazione ingegneristica che solleva la struttura dalle fondamenta, la mette in sicurezza e la conduce verso una nuova posizione, preservandone materia, memoria e identità. Il quartiere in cui si trova è Mita, nell’area di Minato, una zona di Tokyo che affonda le sue radici nell’Edo Period e che oggi si presenta come un paesaggio urbano elegante, centrale e in trasformazione.

Keisuke Oka, Arimaston Building, 2025, Tokyo, Giappone. Foto Francesca Magnani

Qui convivono residenze, istituzioni, scuole e una pressione immobiliare che ha cambiato il volto del quartiere nel tempo. È proprio questa stratificazione, fatta di permanenza e sostituzione, a rendere Mita il luogo ideale per comprendere il destino dell’Arimaston: un edificio singolare, nato artigianalmente e poi salvato non con la nostalgia ma con la mobilità.

Porta un nome altrettanto unico. In kanji è 蟻鱒鳶ル, una composizione inventata dall’architetto Keisuke Oka che unisce i caratteri di formica, trota e nibbio. Non è una parola di uso comune, ma un nome poetico, quasi sgrammaticato per scelta, che riflette la natura del progetto: un’architettura fuori catalogo, capace di evocare il mondo animale e insieme di sfuggire alle definizioni immediate. Il nome sembra dire che l’edificio non vuole essere letto come un oggetto convenzionale, ma come una creatura ibrida, in equilibrio tra fantasia e costruzione reale.

A Tokyo, dove la modernità spesso coincide con la sostituzione rapida, questo edificio resta un’eccezione.

Oka ha iniziato a lavorarci nel 2005, armato di utensili essenziali e di un’idea volutamente libera da rigidità progettuali. Per quasi vent’anni ha modellato, aggiunto, corretto e riscritto il suo edificio a mano, facendone una sorta di diario tridimensionale della costruzione. L’architetto ha costruito l’Arimaston mettendo in atto un processo radicale di autocostruzione totale che prevedeva la miscelazione e il trasporto manuale di materie prime come il cemento, passo dopo passo e senza macchinari pesanti. 

Operando senza progetti fissi, ha improvvisato l’architettura man mano che evolveva, trasformando l’intera struttura in una scultura. In questo processo si è affidato rigorosamente a utensili manuali e a un approccio artigianale, trasformando il cantiere edile in una continua opera di performance art. È una storia che interessa più per il procedimento che per il risultato finito: superfici irregolari, curve inattese, aperture oblique e dettagli ottenuti con una manualità ostinata, quasi antindustriale. Ed è qui che l’hikiya entra in scena.

Keisuke Oka, Arimaston Building, 2025, Tokyo, Giappone. Foto Francesca Magnani

La tecnica è stata applicata nel 2025, quando la riqualificazione dell’area ha reso necessario spostare l’edificio. Invece di abbatterlo, si è scelto di conservarlo nella sua interezza e di farlo scorrere in una nuova posizione. Il fascino della vicenda sta anche in questo paradosso. L’Arimaston Building è radicalmente personale, quasi solitario, eppure si affida a una tecnica collettiva, antica, codificata, nata per dare una seconda vita agli edifici. L’hikiya non ne interrompe il racconto, lo prolunga. In un quartiere che tende a riscrivere continuamente il paesaggio, il trasferimento dell’edificio diventa un atto di resistenza gentile. Non si conserva solo un volume, ma un’idea di architettura fatta di tempo e pazienza.

Vista da vicino, la storia dell’Arimaston è anche una riflessione sulla possibilità di abitare la città senza adeguarsi del tutto alla sua velocità. A Tokyo, dove la modernità spesso coincide con la sostituzione rapida, questo edificio resta un’eccezione: nato lentamente, è stato costruito a mano, e persino il suo spostamento è diventato parte della sua forma.

In una sera di fine maggio mi sono incamminata lungo la salita di Hijirizaka, alla ricerca dell’edificio di cui avevo letto una breve descrizione. La luce stava già diventando quella che preferisco, dorata e laterale, e l’Arimaston è apparso all’improvviso: una piccola presenza viva tra i grattacieli, sorprendente per scala e personalità, come l’incontro inatteso con qualcosa di fantastico, un folletto in mezzo alla foresta urbana. Anche più interessante è stata la vista di un uomo al lavoro, rivelatosi poi uno dei collaboratori di Oka.

Keisuke Oka, Arimaston Building, 2025, Tokyo, Giappone. Foto Francesca Magnani

In quel momento era su una scala assorto, in equilibrio su due pioli, e stava montando tubi trasparenti, grondaie di plastica sorrette da corde. Come aveva detto Oka in una precedente intervista, l’idea di aver costruito tutto da solo è in realtà un mito. “La mia immaginazione è limitata”, ha detto, “è stato grazie al lavoro con gli altri se porte sempre più grandi si sono via via aperte”.

È in questo passaggio che l’Arimaston si definisce meglio: come un lavoro aperto, fondato su intuizione, manualità e confronto. Come se il suo destino fosse quello di continuare a mutare senza cessare di essere sé stesso.

Keisuke Oka, Arimaston Building, 2025, Tokyo, Giappone Foto Francesca Magnani

Keisuke Oka, Arimaston Building, 2025, Tokyo, Giappone Foto Francesca Magnani

Keisuke Oka, Arimaston Building, 2025, Tokyo, Giappone Foto Francesca Magnani

Keisuke Oka, Arimaston Building, 2025, Tokyo, Giappone Foto Francesca Magnani