Un quartiere lungo il fiume, a Torino, che sarebbe dovuto diventare “asse delle esposizioni”, tra due architetture firmate Pier Luigi Nervi come Torino Esposizioni e Italia ’61. Un quartiere dove era nata la Fiat, ma che, nel tempo, non aveva consolidato un linguaggio urbano di grande qualità. È qui che, sul finire degli anni 2000, arriva un esperimento: completare un isolato con una foresta.
Prima che il Bosco Verticale di Milano trasformasse il verde in architettura in un’immagine globale, Torino aveva già il suo edificio-bosco. A differenza dell’icona milanese, però, nel progetto di Luciano Pia – formatosi con Andrea Bruno – la foresta non è solo un dispositivo scenografico, ma l’elemento strutturale di tutto l’edificio: funzionale in termini di distribuzione, climatizzazione, inserimento urbano. E poi, innegabilmente, in termini di estetica.
Alla base di 25 Verde resta un atto quasi programmatico di restituzione della natura alla città. La pianta a “c” organizza i sei piani fuori terra attorno a un patio interno, un bosco nel bosco dove specchi d’acqua e passerelle coesistono con 50 alberi.
I 63 appartamenti, dai 45 ai 180 metri quadrati, con piante libere da pilastri, sono pensati come corpi quasi indipendenti. Nascono da elementi scatolari in calcestruzzo armato, giustapposti verticalmente e sfalsati orizzontalmente, serviti da sei scale aperte che generano una sezione in movimento continuo.
Ma il vero cuore del progetto è il sistema delle terrazze: superfici aperte che raggiungono i 4.000 metri quadrati, pari al 50% delle superfici interne. Si parla di sistema perché le terrazze sono concepite come un organismo attivo su tutti i fronti dell’abitare. Prima di tutto sono un telaio, che dà forma all’architettura e al tempo stesso nega qualsiasi forma definitiva, rendendo incerto il confine tra struttura e vegetazione.
Travi e pilastri in acciaio corten strutturano gli aggetti delle terrazze e segnano cromaticamente l’identità dell’edificio con il loro color ruggine, che ritorna nelle balaustre e nei corrimano. I piani di calpestio delle terrazze, portati da travi di mogano, combinano doghe di iroko e lastre di vetro stratificato. Sull’involucro esterno, insieme ai serramenti in legno d’abete, corre una parete ventilata in scandole di larice a spacco, che abbraccia anche i volumi biomorfi a sbalzo sull’angolo.
E poi, naturalmente, le piante: le grandi fioriere troncoconiche in corten, larghe tra i 2 e i 4 metri, che ospitano alberi di medio e alto fusto, alti fino a 8 metri; gli ottanta elementi metallici a forma d’albero, che dalla struttura si mescolano al verde reale; i 150 alberi sul tetto piano, radicati in uno strato di terra spesso un metro. Tremila metri cubi di terra nell’intero edificio, sempre che di edificio si possa ancora parlare.
La sostenibilità, stavolta, non arriva come decorazione del progetto, perché è conseguenza della sua logica. Gli ampi sbalzi schermano dall’irraggiamento estivo; l’inerzia termica del verde in copertura stabilizza le temperature; pompe geotermiche coprono il fabbisogno di riscaldamento e acqua calda; sistemi di raccolta dell’acqua piovana alimentano l’irrigazione senza attingere alla rete idrica urbana. Anche il microclima interno ne beneficia sul piano acustico, con la vegetazione che agisce da filtro verso il rumore esterno.
Uno dei rari casi in cui si può misurare dal vivo la vicinanza tra idea e realizzazione, 25 Verde apre i suoi spazi comuni per Open House Torino 2026: un invito a decidere se si stia visitando un edificio o un bosco progettato, ormai arrivato a 15 anni di vita.
