Quando nel 1938 Frank Lloyd Wright riceve l’incarico di progettare il campus del Florida Southern College, la prima comunicazione arriva tramite un telegramma inviato da Ludd M. Spivey, pastore metodista e allora preside del college. Wright aveva settant’anni e aveva iniziato i lavori di Casa Kaufmann già due anni prima. Come la Casa sulla Cascata, anche il Florida Southern College è noto con un nome più evocativo di quello originale: “Child of the Sun”, perché, secondo il maestro dell’architettura organica, “ogni edificio nasce dalla terra e si innalza verso la luce”. Oggi quel progetto è diventato la più grande concentrazione al mondo di architetture wrightiane in un unico sito, un raro esempio in cui il maestro ha potuto lavorare a un masterplan completo capace di riflettere un’idea di città organica e di prendere forma nel paesaggio della Florida.
Frank Lloyd Wright ha costruito una città ideale in Florida: oggi è ancora intatta
Il più grande progetto di Frank Lloyd Wright non è una casa ma un campus: il Florida Southern College, costruito in oltre vent’anni tra utopia organica, difficoltà costruttive e trasformazioni successive, raccontato oggi nelle fotografie di Roberto Conte.
Foto © Roberto Conte
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- Francesca Critelli
- 08 aprile 2026
La realizzazione si è protratta per oltre vent’anni, tra il 1938 e la fine degli anni Cinquanta, attraversando difficoltà economiche, limiti costruttivi e disastri ambientali. Ed è proprio questa lunga gestazione a rendere il campus un organismo complesso, stratificato, in cui il disegno originario si confronta con la realtà del cantiere e con lo scorrere del tempo. A raccontarlo oggi a Domus ci sono due contributi contemporanei: quello del fotografo Roberto Conte e quello dell’architetto e ricercatore Andrea Bentivegna, che hanno esplorato il campus da prospettive diverse ma complementari.
La cappella Annie Pfeiffer, fulcro simbolico del campus
C’è un punto su cui Conte e Bentivegna concordano senza esitazioni: la Annie Pfeiffer Chapel è il luogo più suggestivo dell’intero campus. Tra gli edifici costruiti sull’area collinare affacciata sul lago Hollingsworth, l’edificio religioso è il fulcro simbolico del progetto. Si tratta del primo realizzato, e la sua pianta esagonale, insieme al profilo slanciato della torre campanaria, lo rendono immediatamente riconoscibile. “La Annie Pfeiffer Chapel si trova in una posizione di rilievo all’interno dello spazio del college, ed è visibile da più punti dell’università”, commenta Roberto Conte. Monumentale e intima al tempo stesso, la cappella è un luogo di culto e un punto di riferimento per il campus, tanto che la sua immagine stilizzata è usata nel logo bianco su sfondo rosso dell’università.
Per tutti, è l’edificio più sorprendente e, nonostante i danni subiti – dall’uragano del 1944 a un restauro poco felice negli anni Ottanta – conserva intatta la forza dei temi wrightiani: modularità degli elementi costruttivi, continuità tra interno ed esterno e, soprattutto, uso espressivo della luce. Racconta Bentivegna: “le geometrie elaborate dei lucernari fanno penetrare una luce calda che dialoga con il cemento calcareo e i velluti rossi delle sedute”.
Più che i singoli edifici, a rimanere impressi nei visitatori sono i camminamenti coperti in cemento armato.
Dal punto di vista costruttivo, la cappella è realizzata con la tecnica tipica di Wright in blocchi modulari di cemento, i textile blocks, che caratterizzano tutto il complesso. Ma qui l’aspetto “duraturo, nobile e bello” che l’architetto voleva conferire al cemento – lui stesso, nella sua autobiografia, lo ha definito “reietto dell’industria edilizia” – si rivela nella lavorazione delle superfici e nei motivi geometrici che rendono questa architettura unica nel suo genere.
La complessità del progetto è nascosta nei percorsi
Se la cappella introduce una tensione verticale che richiama progetti come The Illinois, il grattacielo mai realizzato di Frank Lloyd Wright, il resto del campus si sviluppa orizzontalmente, con aule, biblioteche, spazi amministrativi e residenziali. Seguendo una maglia geometrica ispirata agli agrumeti della Florida, Wright progetta 18 edifici, di cui 12 realizzati durante la sua vita e uno completato solo nel 2013, la Usonian Faculty House. La costruzione di questo grande masterplan, che porta con sé un retaggio importante della Broadacre City, non è mai stata completata, ma il complesso conserva la sua infrastruttura originale, fatta di singoli corpi di fabbrica connessi da percorsi coperti. Questi passaggi, o esplanades, hanno un ruolo decisivo nel progetto e definiscono l’esperienza stessa del campus.
“Paradossalmente, più che i singoli edifici, a rimanere impressi nei visitatori sono i camminamenti coperti in cemento armato, che oltre ad essere un’infrastruttura connettiva, sono anche l’elemento architettonico in grado di raccordare tutti gli altri ‘episodi’ costruiti”, spiega Bentivegna. La loro articolazione segue le variazioni del terreno e “questa operazione mostra la capacità di Wright di trasformare un vincolo topografico in un elemento organico del progetto”, commenta Conte, che confessa a Domus di aver trovato più interessante fotografare il Florida Southern College rispetto alla Robie House o alla casa-studio di Oak Park. “Parliamo di un complesso davvero notevole in termini di dimensioni e varietà degli spazi, cosa che naturalmente aumenta le possibilità per un fotografo.”
Cosa rimane di Wright oggi, tra restauri e nuove aggiunte
Nei decenni successivi alla morte di Wright, nel 1959, il campus subisce trasformazioni e aggiunte. Nel corso della seconda metà del Novecento, prevedibilmente, i problemi strutturali causati dalle infiltrazioni d’acqua iniziano a manifestarsi, come si sono manifestati nella Casa sulla Cascata.
il Florida Southern College è un sistema coerente, che contiene la scintilla della ‘città ideale’ dell’architetto.
La svolta arriva nei primi anni Duemila, con l’avvio di una stagione sistematica di restauri sostenuta anche dalla Frank Lloyd Wright Foundation. Un passaggio decisivo è l’inserimento nel World Monuments Watch nel 2008, che contribuisce ad attrarre nuovi finanziamenti.
Tra gli interventi più significativi c’è il completamento del Water Dome nel 2007, finalmente realizzato secondo i disegni originali dopo decenni di funzionamento parziale, e nel 2012 arriva anche il riconoscimento come National Historic Landmark, che sancisce il valore unitario del complesso. Un anno dopo, termina la costruzione della Usonian Faculty House, progettata da Wright nel 1939 ma mai realizzata fino ad allora: è il tredicesimo edificio wrightiano del campus, il primo (e forse l’ultimo) completato dopo la morte dell’architetto. Allo studio di Robert A. M. Stern, infatti, è stata affidata la progettazione di ulteriori edifici, come il Barnett Residential Life Center e il Rinker Technology Center, che hanno evidentemente – e volutamente – un linguaggio diverso dalle architetture di Wright.
Oggi il Florida Southern College è un’opera di autentico valore, un monumento diffuso dell’architettura moderna che si innesta nella storia dei campus nordamericani progettati da grandi nomi, come l’Illinois Institute of Technology di Ludwig Mies van der Rohe, costruito proprio negli stessi anni, o la Baker House di Alvar Aalto all’MIT, che introduce un’idea più organica e fluida della residenza studentesca. Allo stesso tempo, è una parte dell’eredità di Frank Lloyd Wright che continua a manifestarsi anche lontano dagli Stati Uniti, come il caso dello Xiangshan Campus della China Academy of Art a Hangzhou, progettato da Amateur Architecture Studio. Qui, il sistema dei percorsi pedonali – fatto di rampe, corti e passaggi coperti – funziona come una sequenza spaziale continua, in cui variazioni di quota, inquadrature visive e cambi di materiale guidano l’esperienza del visitatore. In entrambi i casi, l’architettura non si esaurisce nei singoli edifici ma si esprime anche nelle loro connessioni. È forse qui che si coglie il lascito più duraturo di Wright. Oltre a essere il sito con più alta concentrazione di edifici progettati da Frank Lloyd Wright, il Florida Southern College è un sistema coerente, che contiene la scintilla della “città ideale” dell’architetto. E nonostante le trasformazioni, le aggiunte e il passare dei decenni, quel disegno originario è ancora leggibile, e mantiene la sua integrità continuando a fare scuola.