“La campagna è un posto dove vivere”: Amo ripensa il futuro rurale oltre l’Occidente

Con uno sguardo rivolto ad Africa, Medio Oriente e Asia, il centro di ricerca di Oma presenta in Qatar una mostra che individua nei territori rurali la prossima frontiera dell’abitare globale.

Countryside - A Place to Live, Not to Leave

Photo by Marco Cappelletti Studio, courtesy AMO OMA

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“Countryside: A Place to Live, Not to Leave”, la nuova mostra di Amo, il centro di ricerca di Oma (Office for Metropolitan Architecture), segna il secondo capitolo di un progetto avviato nel 2020 al Guggenheim Museum di New York con “Countryside: The Future”. L’esposizione è ospitata in due sedi — la Qatar Preparatory School e il National Museum of Qatar — e ribadisce, come già nella sua prima iterazione, un assunto centrale: è necessario tornare a considerare le periferie che resistono all’urbanizzazione come laboratori privilegiati per l’abitare del futuro. Questo nuovo capitolo invita a riflettere su “l’Arco”, una porzione di territorio immaginaria, senza sbocchi sul mare, che si estende dal Sudafrica attraverso l’Africa orientale, attraversa il Qatar e l’Asia centrale, per poi curvarsi verso la Cina orientale. È su questa geografia costruita che Amo ha impostato una nuova fase di ricerca, condotta insieme a decine di ricercatori e collaboratori internazionali.

La mostra evita consapevolmente la narrativa ormai consueta della crisi e abbozza invece una fragile forma di ottimismo: la possibilità che la campagna possa offrire nuovi prototipi di vita sostenibile e appagante.
Countryside: A Place to Live, Not to Leave. © Foto di Marco Cappelletti Studio, courtesy by AMO OMA

“L’Arco” non è solo una delimitazione geografica: è anche una linea di frattura demografica e un insieme eterogeneo di luoghi distribuiti su tre continenti. Oggi vi risiede l’85% della popolazione mondiale e, entro il 2100, è destinato a diventare l’area con la più alta concentrazione di abitanti del pianeta. In contesti come il Qatar, fulcro di questa trasformazione, “l’Arco” si configura al tempo stesso come crocevia e come laboratorio: un territorio segnato dalle eredità delle interruzioni coloniali ma anche attraversato da possibilità radicali. “Il Qatar è il contesto ideale per questa mostra ed è uno dei pochi luoghi oggi in cui si sta cercando di affrontare temi come il clima estremo, la scarsità d’acqua e la sicurezza alimentare attraverso tecnologia, istruzione, diplomazia e cultura”, afferma Yotam Ben Hur, responsabile del progetto “Countryside” e architetto di Amo.

Countryside: A Place to Live, Not to Leave. © Foto di Marco Cappelletti Studio, courtesy by AMO OMA

L’esposizione, nella sua articolazione su due sedi, è tanto un processo quanto un prodotto. Al National Museum of Qatar, i visitatori vengono immersi nei temi che animano “l’Arco”: il confronto tra modernizzazione e tradizione, le urgenze ecologiche legate a nuove pratiche agricole ed energetiche, e la riconfigurazione digitale delle economie rurali. È però alla Qatar Preparatory School che emerge l’ambizione più profonda del progetto. Qui le aule si trasformano in studi e laboratori sperimentali, in cui insegnanti e studenti, affiancati da collaboratori invitati, partecipano a workshop ed esperimenti collettivi. Gli spazi esterni stessi vengono attivati attraverso campi di prova con palme da dattero, ortaggi e fiori, che dimostrano la trasformazione del suolo desertico grazie a idroponica, sistemi di irrigazione avanzati e serre: un archivio vivente di adattamento e invenzione. Nei prossimi dodici mesi, un fitto programma pubblico comprenderà workshop, lezioni, conferenze e simposi dedicati alla conservazione, all’agricoltura desertica, alla tecnologia, alla politica, alle arti e alla cultura. È attraverso i nuovi microcosmi proposti — scuole di coding ospitate nei fienili, trattori elettrici che incidono nuovi solchi, la tensione tra la promessa connettiva dello smartphone e la salvaguardia dei ritmi ancestrali — che emerge il vero potenziale della “campagna”. La mostra evita consapevolmente la narrativa ormai consueta della crisi e abbozza invece una fragile forma di ottimismo: la possibilità che la campagna, anziché svuotarsi sotto la spinta gravitazionale delle città, possa offrire nuovi prototipi di vita sostenibile e appagante, a condizione che si sia disposti a riconoscerne e sostenerne il valore.

L'Arco © AMO

Mentre le città crescono fino al limite della saturazione, potremmo trovarci di fronte a una nuova soglia. La migrazione universale verso la metropoli non è più un destino inevitabile. “Countryside: A Place to Live, Not to Leave” non si limita a documentare il cambiamento, ma invita a immaginare un’inversione di rotta: un futuro in cui la ruralità non sia sinonimo di esclusione, ma di scelta; in cui l’eredità non sia un relitto, ma un fondamento. “La mostra ignora deliberatamente l’‘Occidente’ e sposta lo sguardo verso Africa, Medio Oriente, Asia centrale e Cina come nuovi baricentri globali”, prosegue Ben Hur. “È un manifesto che mira a invertire la tendenza alla migrazione urbana e a delineare un futuro plausibile per la campagna, pensata come complementare alla città”. Si delinea così un nuovo paradigma, in cui passato e potenziale si incontrano: ed è in questo punto di intersezione che potrebbero essere scritti i prossimi capitoli dell’abitare umano.

Più che un semplice spazio espositivo, l’area scolastica continua a operare come ambiente educativo, in cui le vecchie aule diventano laboratori attivi di ricerca ed esplorazione. “Ciò che rende questo contesto unico è la fusione inedita tra istruzione, agricoltura e sperimentazione tecnologica, intrecciate nel cuore del deserto”. Questo approccio pratico consente ai partecipanti non solo di osservare, ma di contribuire direttamente ai progressi in atto, mettendo in luce il potere trasformativo dell’innovazione collaborativa in un paesaggio modellato insieme dalla tradizione e dalla scienza più avanzata. Amo ha così dato vita a una piattaforma dinamica e in continua evoluzione per la ricerca su alcune delle questioni più urgenti del nostro tempo, che dovrà continuare a integrare nuovi contributi accademici e a favorire la partecipazione pubblica affinché la sua ambiziosa missione possa avere successo nel lungo periodo.

Countryside - A Place to Live, Not to Leave Photo by Marco Cappelletti Studio, courtesy AMO OMA

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