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È in Bangladesh uno dei più grandi capolavori del brutalismo: l’ha disegnato Louis Kahn

Mentre il Bangladesh si prepara a cruciali elezioni nazionali, il Jatiyo Sangsad Bhaban di Louis Kahn si afferma come una monumentale fusione di brutalismo, luce e identità post-indipendenza.

Le sale dell’Assemblea Nazionale di Dhaka, conosciuta come Jatiyo Sangsad Bhaban, sono rimaste a lungo vuote. Il 12 febbraio si sono finalmente riempite, quando il Bangladesh ha tenuto le sue prime elezioni dopo la rivolta popolare che ha posto fine ai quindici anni di governo dell’ex Primo Ministro Sheikh Hasina, e l’imponente struttura brutalista progettata dall’architetto americano Louis Kahn è tornata a essere il cuore della vita democratica del Paese.

Non tutti sanno che uno dei più straordinari capolavori di Kahn si trova proprio a Dhaka. Completato nel 1982 in collaborazione con gli architetti locali Muzharul Islam e Alam Syed Zahoor, l’edificio incarna i principi del modernismo post-indipendenza radicati nel patrimonio culturale bengalese, a poco più di un decennio dalla nascita dello Stato del Bangladesh nel 1971, dopo la separazione dal Pakistan.

Edificio dell'Assemblea Nazionale di Dhaka di Louis Khan (La Jatiyo Sangsad Bhaban) © Syed Zakir Hossain

Durante un recente viaggio a Dhaka organizzato dalla Durjoy Bangladesh Foundation, organizzazione no-profit impegnata nella promozione dell’arte e della cultura del Bangladesh e dell’Asia meridionale, ho avuto l’opportunità di visitare la struttura poche settimane prima delle elezioni nazionali. Attraversare i suoi vasti ambienti, disposti attorno alla grande Camera dell’Assemblea ottagonale e illuminata dall’alto, significa entrare in uno spazio monumentale e silenzioso in cui cemento, marmo e luce si incontrano. L’esperienza è intensa, quasi solenne: il modernismo si intreccia con elementi della tradizione bengalese attraverso forme geometriche pure e interni ariosi alti sette piani.

Tutta la materia in natura — le montagne, i fiumi, l’aria e noi stessi — è Luce.

L’imponente complesso si estende su oltre 200 acri (circa 80 ettari), raggiunge un’altezza di 155 piedi ed è articolato su nove livelli. Al centro si trova l’aula parlamentare da 354 posti, attorno alla quale si distribuiscono gli uffici, inseriti in un possente volume geometrico in cemento impreziosito da intarsi in marmo bianco che ne accentuano il carattere monumentale e senza tempo.

Uno degli aspetti più evidenti, percorrendo l’edificio, è il ruolo della luce e dell’ombra come parte integrante dell’architettura. Per Kahn la luce era un vero e proprio materiale costruttivo. Per il Parlamento di Dhaka introdusse grandi aperture circolari e triangolari in facciata, concepite come dispositivi per proteggere dall’intensità del sole tropicale e dalle piogge monsoniche. Questi vuoti geometrici, in dialogo con l’ambiente naturale della città, generano potenti contrasti visivi tra luce e ombra, attenuando l’irraggiamento diretto e massimizzando l’illuminazione naturale. L’effetto è un’atmosfera sospesa che valorizza corridoi e sale interne.

© Syed Zakir Hossain

Kahn dimostrò una straordinaria padronanza coreografica della luce all’interno di composizioni spaziali complesse.

"Percepisco la Luce come origine di ogni presenza e il materiale come Luce consumata", scrisse una volta. "Ciò che è fatto dalla Luce proietta un’ombra, e l’ombra appartiene alla Luce […] Tutta la materia in natura — le montagne, i fiumi, l’aria e noi stessi — è Luce che si è consumata, e questa massa accartocciata chiamata materia proietta un’ombra che appartiene alla Luce".

Per progettare l’Assemblea Nazionale, Kahn studiò le tradizioni locali bengalesi con l’intento di radicare l’edificio nel paesaggio e nella cultura del Bangladesh. Integrò i principi del brutalismo moderno con soluzioni sensibili al clima e con riferimenti all’architettura vernacolare della regione, caratterizzata dall’uso di fango, bambù, paglia e legno.

Kahn lavorò al progetto per oltre un decennio, sviluppando una riflessione approfondita su luce e monumentalità e conferendo all’insieme un carattere quasi meditativo nella disposizione delle forme geometriche. Le sue ricerche lo portarono a indagare le relazioni simboliche tra figure pure e strutture cristalline o mandaliche, elementi che trovano eco nella composizione dell’edificio.

Louis Kahn a Dhaka. Domus 548, luglio 1975

Se la potenza formale e monumentale della struttura costituisce di per sé una ragione per visitare Dhaka, altrettanto rilevante è la storia della sua costruzione e il significato che riveste nella storia del Bangladesh. La pianificazione iniziò nel 1959, quando il Bangladesh faceva ancora parte del Pakistan orientale. Commissionato originariamente dal governo pakistano come seconda sede parlamentare rispetto a quella situata nel Pakistan occidentale, il progetto fu inizialmente affidato all’architetto bengalese Muzharul Islam, che lo cedette poi a Kahn.

L’architetto americano sviluppò il progetto insieme all’ingegnere capo del Dipartimento dei Lavori Pubblici, Kafiluddin Ahmed, che ne supervisionò l’esecuzione. I lavori iniziarono nel 1962 e si conclusero nel 1982, dopo l’indipendenza del Bangladesh nel 1971 e dopo la morte di Kahn nel 1974. L’edificio fu completato sotto la supervisione del suo collaboratore Henry Wilcots e divenne il nuovo centro parlamentare della giovane nazione.

© Syed Zakir Hossain

Il Jatiyo Sangsad Bhaban di Kahn rappresenta oggi uno dei simboli più significativi della democrazia, dell’identità e dell’indipendenza del Bangladesh. La sua rilevanza risuona con ancora maggiore forza in questo mese elettorale, in un momento cruciale per il Paese. Con le sue geometrie illuminate e la sua monumentalità misurata, l’opera di Kahn continua a offrire un potente simbolo di unità nazionale, speranza e bellezza per il popolo del Bangladesh.

Tutte le immagini: © Syed Zakir Hossain

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