Abitare il Ponte Morandi: una visione alternativa per la rigenerazione della Val Polcevera di Genova

Una ricerca dell’Università degli Studi di Genova guarda al recupero dell’infrastruttura da una prospettiva più ampia, trasformando il ponte in una struttura a uso pubblico.

Il crollo del viadotto conosciuto come Ponte Morandi è una ferita ancora aperta per la città di Genova e per tutta l’Italia. La tragedia del 14 agosto 2018 ci costringe a riflettere non solo sullo stato delle grandi opere in Italia e sulla fragilità del nostro paesaggio – una questa questione culturale e politica prima che architettonica – ma anche sulle strategie di recupero di un’infrastruttura che ha valenza locale e nazionale.

Dallo scorso settembre, a solo un mese dalla tragedia, alla Scuola Politecnica dell’Università degli Studi Genova l’architetta e professoressa Carmen Andriani ha avviato un Laboratorio di Progettazione Integrata che ha come tema la rigenerazione dell’intero sistema della Val Polcevera.

Con gli studenti del suo Coastal Design Lab – e in collaborazione con il Laboratorio di Urbanistica e Paesaggio GigLab – mette in mostra i risultati di un ultimo workshop intensivo tenutosi dal 28 gennaio al 5 febbraio 2019, con l’obiettivo di alimentare un dibattito pubblico sulle infrastrutture e lo sviluppo post-industriale di Genova.

“L’università può anticipare soluzioni, può guidare progetti complessivi, può anticipare scenari. Progetto è proiezione. Questa è l’ambizione e il compito e del nostro laboratorio, che non è solo un lavoro fatto per superare un esame,” racconta la docente.

Il viadotto sul Polcevera “garantiva il trasporto di merci e persone a livello urbano, extraurbano e territoriale,” spiega la docente.
“Un terzo delle migliaia di mezzi che attraversavano ogni giorno quel ponte erano automezzi pesanti che provenivano o andavano verso il porto. La Val Polcevera rimane il transito obbligato verso l’Europa e, per il porto di Genova, il corridoio naturale verso la sponda atlantica, soprattutto verso lo scalo di Rotterdam.” 

Finora il dibattito sulla ricostruzione si è concentrato sul ripristino puntuale del viadotto progettato da Riccardo Morandi dal 1960 al 1967. Mentre è iniziata la lenta demolizione della struttura esistente, il disegno che Renzo Piano ha donato alla città sta subendo numerose variazioni e deve ancora concretizzarsi in un progetto definitivo, di cui ancora pubblicamente non si conosce con esattezza neanche il tracciato.

I partecipanti al Coastal Design Lab propongoni una trasformazione integrale della valle, in modo che sia “bonificata dai depositi di metalli pesanti lasciati dalle industrie e raffinerie petrolifere dismesse, messa in sicurezza dai rischi di esondazione e di natura idrogeologica, rigenerata in termini di recupero dei manufatti in disuso, dotata di abitazioni adeguate ai più avanzati standard europei e di nuovi spazi pubblici, rafforzata nel sistema dei servizi urbani, della mobilità lenta e delle connessioni trasversali.”

8 progetti per la Val Polcevera. Coastal Design Lab
8 progetti per la Val Polcevera. Coastal Design Lab

Il laboratorio, intitolato "Passaggio a Ovest" individua un nuovo percorso per il viadotto, conservando e mantenendo ad uso pubblico e di testimonianza parte del Ponte Morandi.

Secondo la direttrice del corso: “il ponte deve essere visto anche da sotto, che non consideriamo solo l’impronta del tracciato, ma come l’intera valle. La Bassa Val Polcevera è un tratto di circa 10km che porta dal viadotto fino a riva e al porto.”

Considerato la porta di ingresso al capoluogo ligure, il Morandi viene in parte conservato e trasformato in una struttura abitabile, simbolo per la città e testimonianza di un momento importante per l’ingegneria italiana. Secondo la Prof. Andriani, il ponte è “un possibile elemento di raccordo pedonale fra le sue quote differenti, verso i sentieri che conducono alle numerose emergenze architettoniche diffuse sui versanti della collina. Diventa parte di un circuito turistico, ludico, didattico che valorizza i beni ambientali e architettonici dell’intera valle.”

Recupero moncone Ponte Moranti e connessione con il sistema dei Forti. Collage digitale di Debora Chirone, Adelaide Dighero e Gaia Santaniello
Recupero moncone Ponte Morandi e connessione con il sistema dei Forti. Collage digitale di Debora Chirone, Adelaide Dighero e Gaia Santaniello

Al manufatto di cemento il progetto sia ggiungono nuove strutture metalliche, delle impalcature che rappresentano un cantiere in perenne svolgimento, un paesaggio sempre intermedio e in costruzione.

La docente precisa: “questa non è una visione utopica o radicale, ma una condizione genovese, che nasce dalla geografia e dalla topografia di questa città straordinaria, particolarmente compressa, per cui è facile trovare elementi che ibridano architettura e infrastruttura, che hanno funzioni diverse e permettono una visione dall’alto verso il mare.”

Da Reggio Calabria a Genova, le infrastrutture abitate, a contatto diretto con i centri urbani, costituiscono un vocabolario familiare. D’altra parte, il riuso e l’ibridazione di infrastrutture desuete è una pratica ormai consolidata a livello internazionale. Questo progetto riassume un carattere locale e visioni globali, e ci fa porre una domanda: si può voler bene a viadotto di cemento?

Laboratorio:
Coastal Design Lab
Coordinatore scientifico:
Prof. Arch. Carmen Andriani
Ricercatori:
Arch. Davide Servente, Arch. Luigi Mandraccio, Arch. Beatrice Moretti, Arch. Stefano Passamonti
Collaboratori:
Martina Canepa, Andrea Cappelli, Alberto Gaglio, Tomaso Tedeschi
Università:
Scuola Politecnica. Università degli Studi di Genova
Dipartimento:
dAD Dipartimento Architettura e Design

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