Torino. Apre EDIT: 2.400 metri quadrati di cibo

Negli ex stabilimenti Incet, nasce EDIT (acronimo di “Eat Drink Innovate Together”): un format dove produttori e fruitori elaborano il cibo del futuro.

EDIT, Torino

Avete presente il titolo di un bel film italiano di qualche anno fa, Caos calmo? Ecco, l’inaugurazione del nuovo centro polifunzionale a Torino dedicato al cibo, EDIT, potrebbe esserne una piacevole variazione sul tema. Mentre la conferenza stampa pre-inaugurazione tardava a prendere il via in attesa della sindaca Chiara Appendino, i tanti presenti non sembravano curarsene affatto, forse per le leccornie che a breve sarebbero state servite oppure perché si avvertiva una strana tensione che rendeva l’aria carica di energia, ma senza ansia: calma per l’appunto. E in effetti, dopo aver parlato con Marco Brignone, imprenditore torinese che, alla tenera età di quasi 80 anni, ha deciso di lanciarsi in quest’impresa ad altissimo tasso d’innovazione, in attesa del responso del pubblico si fatica a non pensare a una favola un po’ folle, nata per un’intuizione commerciale – il vantaggioso recupero dell’area in precedenza occupata dagli stabilimenti della ex Incet – ma anche per una scommessa. Brignone, che prima di EDIT per sua candida ammissione, nulla sapeva di nuovi statement – come coworking, sharing economy e così via – ha deciso di sfruttare questi spazi in maniera anti-convenzionale e, con la fiducia del debuttante ma anche con l’esperienza dell’età, ha percorso in lungo e in largo gli ambienti dell’innovazione torinese, fino a quando non ha trovato nel giovane studente d’ingegneria Giovanni Rastrelli e nello studio di design e consulenza strategico Lamatilde, le sponde per materializzare i sogni: creare il primo spazio polifunzionale dedicato al cibo non solo a Torino e in Italia ma in tutta Europa, con ristoranti stellati e laboratori per il coworking.

EDIT, Eat Drink Innovate Together, Torino
EDIT, Eat Drink Innovate Together, Torino

EDIT, ovviamente, è un acronimo anglofono, che sta per “Eat Drink Innovate Together”, e se a qualcuno può far venire in mente un vezzo modaiolo, parlando con il ventiseienne Rastrelli, che tra il suo stesso stupore Brignone ha nominato AD dell’impresa, il nome ha un vero senso: “Edit in inglese significa modificare, e questo è il senso profondo di questo spazio, insieme alla parola together: insieme in inglese. Qui si sperimenta insieme e tutto è in costante divenire”.

EDIT non è solo un pub con un birrificio artigianale o un cocktail bar o un ristorante esclusivo, ma è un luogo in cui far nascere il cibo del futuro. Nelle quattro sale al primo piano, completamente attrezzate e modulabili all’infinito, aspiranti chef o impresari di catering o ancora promotori di startup in ambito alimentare possono venire a provare le loro idee trovando consigli, sponde e un ambiente che li saprà accogliere a meraviglia. Dando un’occhiata al progetto, il format appare realmente innovativo e rappresenta una scommessa imprenditoriale non da poco, visto che all’apertura annovera già una sessantina di lavoratori a libro paga e un costo di avviamento complessivo di circa 12 milioni di euro.

L’idea giusta è arrivata grazie al lavoro di identità visiva dell’immagine aziendale dei Lamatilde, come racconta un socio, Luca Macrì: “Brignone si è rivolto a noi innanzitutto per una consulenza strategica sulla destinazione d’uso del fabbricato un paio di anni fa; era un periodo in cui lavoravamo a progetti di innovazione sul territorio anche con l’Università di Torino, quali fablab, incubatori o coworking: all’inizio si pensava a un qualcosa di inerente alla Digital Fabrication, ma Brignone aveva già chiaro che dovesse avere a che fare col cibo”. Dopo molti viaggi in Europa e in America, la luce s’è accesa, continua Macrì, parlando con un giovane ingegnere che voleva cambiare vita e mestiere: “Raccontava che con il fratello voleva mettere su un consorzio per creare e vendere farine artigianali, ma a Torino non esiste un laboratorio dove impacchettarle, costerebbe troppo”. I quattro laboratori artigianali certificati ASL per il coworking di EDIT, spiega Macrì, servono proprio per casi di questo genere, per aspiranti imprenditori che hanno bisogno di spazi dove testare i prodotti e muovere i primi passi, magari raccogliendo feedback e, perché no, trovare altri soci. La ciliegina è stata poi andare a cercare e convincerli a partecipare, dei giovani ma lanciati protagonisti del food&beverage italiano, come i due fratelli vercellesi (stellati Michelin) Costardi Bros a capo del Restaurant, o i lievitati pregiati di Renato Bosco, protagonista della Bakery, o la stessa Brewery a pianterreno in cui è accolta interamente a vista un birrificio artigianale che produce in loco e spilla 19 tipi di birre diverse.

Quello del “tutto a vista” è il concetto portante, che lega il ristorante al pub e agli altri ambienti di EDIT, progettati per annullare ogni barriera tra produttore e fruitore, in ossequio allo spirito di condivisione totale della sharing economy. EDIT è quindi il risultato di un percorso di immagine coordinata sviluppato dallo stesso studio Lamatilde, che ne ha poi curato l’intero sviluppo dal concept alla comunicazione, alla progettazione degli spazi interni e degli allestimenti. Il design scelto per il recupero degli interni, è figlio dello “spirito di contaminazione altamente positivo con cui è nato il progetto”, dice Rastrelli, a capo di un team giovanissimo che manda avanti l'impresa.

Eccola la favola da “Cavaliere elettrico”: un mix di età diverse, ma tantissimi giovani con carta bianca per innovare senza freni. Lo stile contaminato e “brutalista” è basato sul recupero e la nobilitazione del passato industriale dell’edificio, col cemento a fare da padrone, intervallato da metrature di legno (rovere) nei banconi e nelle panche del pub o dagli arredi di gusto vintage nordico del cocktail bar, creati sempre su commissione di Lamatilde.

 

EDIT rappresenta quindi un unicuum per quanto riguarda il design degli interni: tutti gli elementi fissi e gran parte di quelli mobili, infatti, sono stati realizzati in modo sartoriale appositamente per gli spazi. Questa commistione tra antico e moderno, tra passato e futuro, è l’equilibrio del progetto, che punta deciso a un nuovo format, anche da internazionalizzare, racconta Rastrelli: “Anche se ci sono delle vere eccellenze italiane, come i Costardi Bros o i lievitati strepitosi di Renato Bosco e i piatti vegani raffinati di Pietro Leeman, EDIT, che è alle porte del centro di Torino in un’area in fase di grande cambiamento e riqualificazione, col treno veloce dista solo 45 minuti dal cuore di Milano, e tra l'altro è pensato per funzionare anche all'estero”. EDIT nasce con una forte vocazione internazionale, e per “una realtà come Torino anche questa è un’ambizione non scontata e interessante”, conclude l’AD. La nota e apprezzata “arte dell’aperitivo” per cui la Mole è famosa ovunque, viene però recuperata nella scelta dei barman del Barz8, antesignani e cultori del food pairing, l’arte di abbinare cibo e drink in base ai patrimoni genetici delle molecole. Ma il sogno vero, che fa capire lo spirito “editiano”, sono i giovani “mastri birrai”, arrivati a scegliere la produzione, somministrazione e diffusione della cultura della birra dopo altre esperienze in altri campi. Come per le restanti attività di EDIT, anche loro mettono il loro laboratorio a disposizione di tutti: se volete realizzare la vostra miscela sono a disposizione per consigli e altro. Prima però fatevi una pinta sul loro eccezionale piano-bancone di 25 m: rivestito in peltro, è il più imponente mai prodotto in Italia, mentre la base in cemento armato pigmentato nero riporta le decorazioni impresse dalle lamiere, lisce e bugnate a rombi, utilizzate come casseri. Anche qui materiali e semilavorati tipicamente industriali vengono rielaborati e finalizzati in un nuovo linguaggio visivo. Chiusura con qualche numero: EDIT è situato nella prima cintura periferica della città (in via Cigna), in un’area in fase di riqualificazione urbanistica. Sono 2.400 i metri quadrati sviluppati su due piani ed è aperto 365 giorni all’anno dalle 7 alle 2 di notte. Il cocktail bar vanta 888 referenze, mentre sono 380 i posti a sedere tra Restaurant, Pub, Brewery, Bar e Bakery Cafè. EDIT ha anche una sala al secondo piano per showcooking o iniziative culturali sul tema.

Progetto:
EDIT, Eat Drink Innovate Together
Ideazione:
Marco Brignone
Progetto:
Lamatilde
Superficie:
2.400 mq
Indirizzo:
via Francesco Cigna 96/17, Torino

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