Arte e design a Venezia durante la Biennale Architettura

C’è molto da vedere e da scoprire nella città lagunare che piano piano riapre. I suggerimenti di Domus.

A Venezia bisognerebbe starci a lungo e andare piano secondo il ritmo antico della città, ma è un lusso per pochi, e se è vero che la mostra del curatore della Biennale Architettura Hashim Sarkis quest’anno esce dai confini strettamente disciplinari, la città che la accoglie è in sé “interdisciplinare”. Vi si intrecciano vita quotidiana, storia, architettura, ricerca universitaria, arte antica e contemporanea, artigianato – per un numero di abitanti sempre più esiguo: si riuscirà a cambiarla davvero? E se la Biennale è l’epitome dell’investimento pubblico, italiano e internazionale, nella contemporaneità delle arti tutte, la città è anche la sede delle numerose fondazioni dei magnati, eredi e collezionisti di antiche famiglie di industriali, dei capitani e capitane del lusso, dei grandi dirigenti d’azienda votati alla cultura. È così che l’industria si mostra a Venezia, quella vera sta fuori dei confini della città lagunare, a Porto Marghera e nella terraferma dell’operoso Veneto, come agli albori della sua ricchezza.

The Soul Expanding Ocean #1: Taloi Havini, a cura di Chus Martínez. Ocean Space, Campo San Lorenzo, Venezia. Foto Gerdastudio
The Soul Expanding Ocean #1: Taloi Havini, a cura di Chus Martínez. Ocean Space, Campo San Lorenzo, Venezia. Foto Gerdastudio

Ocean Space

Ocean Space, spazio interdisciplinare dedicato alla conoscenza degli oceani di Thyssen-Bornemisza Art Contemporary (TBA21) a campo San Lorenzo ospita due mostre che chiedono “ragione e sentimento”. Nella chiesa sconsacrata, divisa in due dai resti del muro che separa la chiesa aperta al pubblico e la parte che era delle monache di clausura dell’adiacente ex-convento, si viene accolti da “Territorial Agency: Oceans in Transformation, un’installazione frutto di tre anni di ricerca sulla relazione tra le azioni dell’uomo e i cambiamenti degli oceani. Una visualizzazione di dati che a partire dall’innalzamento delle acque, uno dei segni visibili del cambiamento climatico, analizza le attività umane di sfruttamento, inteso in tutti i sensi. Valutando le ultime conoscenze scientifiche, il progetto ribadisce il ruolo critico degli oceani per la sopravvivenza del pianeta. Oltrepassando il muro ci si trova immersi in “The Soul Expanding Ocean #1” dell’artista Taloi Havini, originaria della Regione autonoma di Bougainville, nell’Oceano Pacifico sud-occidentale. Un lavoro complesso che fonde un’installazione materica blu e azzurra – i colori del mare e dei manti delle madonne che probabilmente un tempo abitavano la chiesa – con un’installazione sonora che ammalia. Sedersi per un po’ sulla sua isola azzurra ad ascoltare la commistione di suoni che riempiono lo spazio restituisce un oceano che sembra in pace con l’umanità.

Georg Baselitz

Palazzo Grimani, museo pubblico recentemente restaurato, è un gioiello. Nell’unico palazzo cinquecentesco di Venezia in stile romano, spoliato nei secoli di tutti i suoi arredi e opere d’arte, è in corso “Archinto” una mostra di Georg Baselitz, l’artista tedesco, che con la città ha una storia di lunga data. Ma forse più ancora che la mostra è la serie di opere che vanno a riempire le cornici vuote della Sala del Portego che resteranno in comodato al palazzo a dare la misura dell’intervento, reso possibile dai fondi reperiti da Venetian Heritage, con una operazione di sodalizio pubblico-privato che non svilisce la res publica. Su un modello sperimentato al Castello di Rivoli negli anni ottanta, si innesta l’arte contemporanea in una dimora antica, dove è stata ricostruita la Sala del Doge con le sculture greche e romane che erano parte della collezione dei Grimani: una visione da sindrome di Stendhal.

Studio Mumbai e Luisa Lambri

Piccolissima ed elegante la mostra di Bijoy Jain – Studio Mumbai e Luisa Lambri alla galleria Alma Zevi, dopo tanta magnificenza abituare lo sguardo richiede uno sforzo. È una stanza con due opere delicate per ciascuno in rapporto tra loro e con la città. Le aeree sculture di Jain in bambù sono arrivate da sole a Venezia, a causa del covid-19 che ha impedito all’architetto indiano di viaggiare, e sono state rivestite in foglia d’oro da un artigiano in loco. Anche Lambri ha lavorato sul colore dell’oro, fotografando i dettagli degli inserti dell’intervento di Carlo Scarpa a Palazzo Querini Stampalia. In questa mostra l’oro non è l’arrogante dimostrazione della ricchezza ma la luce che attraversa le cose.

Elena Cologni

Alla Fondazione Bevilacqua La Masa Palazzetto Tito, “Pratiche di cura, o del cur(v)are” la bella mostra di Elena Cologni, artista italiana di stanza a Cambridge, è un racconto fatto di disegni, sculture, installazioni e coreografie performative. Frutto di approfondite ricerche sui luoghi in cui si trova ad operare, è un lavoro, il suo, che è sempre il mezzo per agire con e per le comunità in cui svolge i suoi progetti.

Charlotte Perriand e Frank Gehry

A pochi passi da San Marco, la sede veneziana della Fondation Louis Vuitton presenta la piccola ma ricercata mostra, evento collaterale della Biennale, che mette a confronto i lavori di Charlotte Perriand e la prima fase della ricerca di Frank Gehry con due progetti esposti per la prima volta: Tritrianon (1937) di Perriand e Power Pack (1969) di Gehry. Sono progetti che rispondono all’esigenza, tutta attuale, di abitazioni a basso impatto ambientale, dalle abitazioni minime all’autonomia energetica degli edifici.

Tavolo disegnato da Jimmie Durham per LABINAC, Giardini Reali di Venezia, San Marco. Foto Andrea Avezzù
Tavolo disegnato da Jimmie Durham per LABINAC, Giardini Reali di Venezia, San Marco. Foto Andrea Avezzù

Maria Thereza Alves e Jimmie Durham

Nei Giardini Reali accanto a San Marco, Venezia è anche verde, è esposto il lavoro di Labinac, il collettivo fondato a Berlino dagli artisti Maria Thereza Alves e Jimmie Durham. “Echoes of the Forest”, questo il titolo della mostra, comprende, tra l’altro, trenta tavoli realizzati appositamente per i giardini ispirati al pino endemico mediterraneo. Gambe in metallo e piani in resina verde sono creature artificiali che si accomodano con grazia nel giardino, anch’esso artificio ma fatto di piante del paesaggista Paolo Pejrone, e nella serra. I giardini, restaurati grazie a Venice Gardens Foundation, anche qui il connubio tra pubblico e privato, avevano riaperto nel dicembre 2019, poi la pandemia.

Le stanze del vetro

La Fondazione Giorgio Cini a San Giorgio, nell’ambito di Le stanze del vetro, la mostra annuale dedicata alla promozione della cultura del vetro, presenta “L’Arca di vetro. La collezione di animali di Pierre Rosenberg”. Centinaia di animali realizzati a Murano che lo storico direttore del Louvre di Parigi ha collezionato durante le sue visite a Venezia. Con un bell’allestimento a misura di bambino si conferma la qualità delle mostre che la fondazione propone, in catalogo anche il contributo dell’Archivio Domus.

Maarten Baas

Al Fondaco dei Tedeschi, il designer Maarten Baas in collaborazione con Theun Mosk, ha realizzato una grande installazione, “Second Act” e sono in mostra anche gli orologi Sweepers, parte della famosa serie Real-Time Clocks.

Bruce Nauman, Peter Fischli

Bruce Nauman. Contrapposto studies” è ospitata a Punta della Dogana. In mostra lavori storici e recenti del grande artista americano che dagli anni sessanta esplora diversi linguaggi indagando la definizione stessa di pratica artistica. Mentre l’artista Peter Fischli ha curato una mostra per la Fondazione Prada in cui s’interroga sulla presunta morte della pittura, alla ricerca dei momenti di rottura che ne avrebbero minato la fertilità come linguaggio. Due grandi mostre quest’ultime che meritano la visita.

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