Il design degli smartphone raccontato a chi crede che siano tutti uguali

In concomitanza con il lancio di OnePlus 8, il Ceo Pete Lau ha scritto un post che è una lettera d'amore per la progettazione di un prodotto a cui siamo talmente abituati che ci viene facile prendere alla leggera.

Nata in quel putiferio tecnologico di Shenzhen come una startup in seno al gigante BBK Electronics, OnePlus ha sparigliato le carte del mare magnum della telefonia mobile dello scorso decennio con una sana dose di guerrilla marketing, un sistema di vendita tagliato su misura per una generazione cresciuta tra social e messaggistica istantanea, ascendendo nella gerarchia degli smartphone dallo status di telefono per una nicchia di smanettoni a prodotto hip che sempre più persone vogliono nelle loro tasche. Con una schiera di fanboy così agguerriti che quelli di Apple quasi impallidiscono a confronto. Cos'ha OnePlus per scatenare tutto ciò? Tante piccole cose, comunicate bene. Ma soprattutto una grande intelligenza nel prodotto, con un approccio lo-fi di lusso, mediante un sofisticato processo di semplificazione della progettazione hardware e software e un gran lavoro di comunicazione per presentare il brand. Insomma, una ben precisa filosofia del design, improntata su un minimalismo raro nella telefonia mobile, che solitamente ama sparate, funzioni sgargianti, orpelli.

OnePlus 8 Pro (2020)

Non a caso “vogliamo essere il Muji del tech” è una delle frasi simbolo di Pete Lau, lo Steve Jobs di OnePlus: fondatore, Ceo, pensatore di riferimento, immagine aziendale vivente, in queste ore ha lanciato OnePlus 8, l'ultima serie di smartphone dell'azienda: affilatissima, luminescente, tutta 5G, con schermi supersonici e un design molto attento alla funzionalità. Due telefoni, un nuovo modello premium che migliora di molto quello dell’anno scorso, anche se ahimè è stondato sui bordi (ma forse nel modo giusto, almeno questa la sensazione dopo qualche giorno di prova) e un nuovo ultrapremium, l'8 Pro, il quale da un lato sembra perdere quel po' di fantascienza che aveva il predecessore diretto, dotato di una fotocamera a scomparsa automatica, dall'altro si presenta con una lente posteriore aggiuntiva dedicata solo a un unico, particolarissimo filtro fotografico, di quelli che solitamente liquidi con un “magari in Asia piace” per poi giocarci tutta l’estate. Con buona pace del less is more.

OnePlus 7T Pro (2019)

Smartphone e design

Nel mondo smartphone quando si parla di design non si parla di design, solitamente. Quanto è sottile, quanto è stondato, di che colore ce l'hai, ah ma non va più di moda il rose gold?, sono tutte declinazioni della grande domanda “ma com’è il design”. Altro che UX, UI e interaction design, qui è il regno del fronzolo e dell’abbellimento. In OnePlus 8 Series - Beautiful to (Be)hold, un recente post sul blog di OnePlus, Pete Lau sconfessa in parte questa visione, confermando la natura eterodossa dell’azienda. Scrive: “Crediamo che il design (...) non abbia solo a che fare con le prime impressioni e l'aspetto, ma determini come il dispositivo stia in mano e il modo in cui ci interagisci”.

OnePlus 8 Pro Glacial Green (2020)

A questo punto Lau si lancia in una dettagliatissima analisi dei materiali scelti per i vecchi e nuovi OnePlus, con una deliziosa analisi di dettagli e tecniche impiegate. Tutto questo succedeva pochi giorni prima del 14 aprile, data fissata il lancio dei nuovi smartphone dell'azienda. Questa volta dei pop-up box rimpiazzeranno i temporary store che erano diventati un po' una tradizione in svariate metropoli di tutto il mondo, con i fan in fila per mettere le mani in anteprima sui nuovi smartphone dell'azienda di Shenzhen. Una mossa che quest’anno sarebbe risultata utile, data la particolare cura messa nel rendere i nuovi smartphone ancora più maneggevoli, la qualità delle colorazioni e dei materiali. La pandemia ha fermato anche questo. Ma il post  di Lau è un ottimo spunto per fare un ragionamento sull’annosa questione del design degli smartphone, che ossessiona alcuni e lascia serenamente indifferente il resto dell’umanità. Soprattutto considerando che questa di OnePlus è l’ultima di una lunga serie di presentazioni e lanci, cominciata a fine febbraio con la linea Galaxy S20 di Samsung, insieme al pieghevole Z Flip — il mondo non era ancora in quarantena —  e continuata con gli Oppo Find X2 e X2 Pro, la lineup Huawei P40 e Xiami Mi 10 Pro; doveva essere della partita anche un nuovo iPhone SE, ma alla fine Apple pare abbia rimandato a dopo l’estate, accontentandosi di dare una bella rinfrescata agli iPad Pro e alcuni portatili.

“Rettangoli tutti uguali”

Parallelepipedi sottili, non più grandi di quanto una mano possa impugnare; lo schermo che si accende all'uso da un lato, altrimenti nero; sull'altro un eventuale sensore d'impronta e una fotocamera. Certo, il numero degli obbiettivi si è moltiplicato, lo spessore si è fatto inferiore a quello di una matita, e sulla parte frontale i bordi sono stati minimizzati fino a scomparire, con il display che si allarga fino ad abbracciare quelle che prima erano le sue cornici, eppure il fattore di forma dello smartphone è rimasto in sostanza fedele a quello del primo iPhone, disegnato da Ive e presentato da Jobs nel 2007. “Sono rettangoli tutti uguali”, è il giudizio tranchant di Mario Bellini, ex direttore di Domus e capo consulente progettazione di Olivetti nell'epoca in cui l'azienda di Ivrea era un colosso della tecnologia mondiale, 25 sue opere sono nella permanente del Moma.

Bellini si chiede, rispetto agli smartphone, cosa ci sarà mai da disegnare di nuovo. È lo stralcio di una lunga conversazione con il decano del design industriale italiano che Bruno Ruffilli de La Stampa riporta in “Ha ancora senso parlare di design a proposito di uno smartphone”, articolo pubblicato un paio di anni fa in occasione del lancio mondiale di Oppo Find X, un avveniristico telefono che realizzava il sogno di un display a tutto schermo grazie a una fotocamera frontale a scomparsa. Esattamente come nel OnePlus 7 Pro del 2019: non a caso anche Oppo è controllata da BKK Electronics e proprio da Oppo veniva Pete Lau, prima di fondare OnePlus nel 2013.

L'amore è nel dettaglio

Non sono solo software fluido e hardware resistente a fare un buon telefono, spiega Lau in Beautiful to (Be)hold, ma è importante anche il design — e per design non intende l'interazione o altro, ma il CMF duro e puro (Colori, Materiali, Finiture), secondo la tradizionale definizione data da un altro grande del design italiano, Clino Castelli, a inizio anni Ottanta. La minuziosa ricostruzione di come si sia arrivati alla realizzazione di OnePlus 8 suona come una lettera d'amore al progressivo, ostinato, e spesso quasi impercettibile miglioramento negli smartphone modello dopo modello, anno dopo anno. Lau introduce il discorso ricapitolando velocemente perché oggi il vetro sia considerato il materiale più adatto per realizzare la scocca di un telefono, a differenza di plastica e metallo; si fa vanto dell'introduzione del primo smartphone con dorso curvo in vetro satinato opaco (OnePlus 6, 2018), dove era piegato in modo tale da non fare rimpiangere la duttilità del metallo; e passando attraverso la storia di cinque diverse generazioni di vetri satinati spiega come ne sia stata migliorata l'opacizzazione — che corrisponde a una migliore qualità del disegno sul dorso e a una maggiore delicatezza al tatto —. E poi come, per determinare le colorazioni migliori che si potessero ottenere con questi nuovi vetri, la scelta “è passata attraverso più di 300 combinazioni”.

OnePlus 8 (2020), le 3 colorazioni: sulla destra, la versione Interstellar Glow

E così si arriva alla conclusione, ai nuovi OnePlus 8 di cui nel blogpost veniva svelata con una settimana d'anticipo sul lancio ufficiale la colorazione “verde glaciale” — le altre, abbiamo scoperto oggi, sono il nero onice, blu oltremare (solo per il modello Pro) e l'incredibile “interstellar glow”, che si può inserire a pieno titolo in una bizzarra voga che sembra diventata quasi una tradizione convidisa tra svariati produttori di smartphone, ovvero quella di emulare, con la colorazione dello smartphone, quell'effetto cromatico del riflesso della luce— traslucido, metallico, cangiante — su una macchia d'olio nelle pozzanghere. Anche questo molto asiatico, non troppo minimal, ci piacerà questa estae. Comunque sia, non basta una colorazione inedita a fare un design.

Dopo la tempesta

L’8 Pro si presenta carico di features, alcune delle quali fanno il loro esordio su un OnePlus, come la ricarica wireless o la marchiatura ufficiale IP per la resistenza ad acqua e polvere. Tuttavia, “le caratteristiche sono solo l’apparenza di un prodotto“, spiegava a Domus un anno fa Xi Zeng, il direttore creativo di OnePlus, spiegando la sua filosofia del progetto basata tutta sul miglioramento dell’esperienza dell’utente, sulla soluzione di problemi e non sullo sbandierare nuove, incredibili caratteristiche che poi nessuno probabilmente userà. Insomma, chi l'ha detto che uno zoom 10x vale o un telefono che si ripiega su se stesso valgano più di uno progettato semplicemente così bene nell’hardware e nel software da farti scrivere veloce e senza troppi errori, giusto per citare un esempio? Mi aveva molto colpito Xi Zeng: quando gli avevo chiesto che tipo di nuovo prodotto intendesse fare, non mi aveva detto bello o sottile o pieghevole o niente di simile: aveva attaccato a raccontare di come in un periodo piuttosto nero della sua vita, la scoperta delle Moleskine l’avesse risollevato. E da allora aveva desiderato progettare prodotti come le Moleskine. Non perché sono quaderni, ma per il bene che fanno alle persone.

Per intenderci: Oxygen OS, la personalizzazione Android di OnePlus, è lodato per essere uno dei più semplici e funzionali in circolazione; ma forse non sarebbe lo stesso senza l’animazione del decollo quando inserisci la modalità aereo. “Sono piccoli dettagli creati per farti sorridere”.

OnePlus (2020)

A proposito di benessere: proprio in queste ore Cupertino e Google mettono a punto un sistema di tracciamento anonimo che potrebbe fare passare proprio dai telefoni la fine dell'epidemia che sta colpendo il pianeta in questi giorni, si profila uno scenario totalmente inedito per l'industria dello smartphone, neonato durante la grande crisi finanziaria del 2008, compagno fedele del tecno-ottimismo degli ultimi anni: vinta la pandemia, bisognerà dimostrare non tanto che possiamo fare smartphone sempre migliori, ma che ne abbiamo davvero bisogno.

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