L'Unesco non è l'ISIS

Con un titolo provocatorio Michiel van Iersel risponde all'articolo di Marco D'Eramo "Urbanicidio a fin di bene" sugli effetti che l'iscrizione nella lista del Patrimonio mondiale ha sulle città.

L'UNESCO sta davvero uccidendo le nostre città storiche?

Nell'articolo Urbanicidio a fin di bene l'ottimo Marco D'Eramo critica l'agenzia delle Nazioni Unite per la tutela del patrimonio culturale per i suoi delitti contro le città storiche. Afferma che, a dispetto dei suoi nobili ideali, l'UNESCO è responsabile della tragedia che si è abbattuta sulle città iscritte nella sua lista del Patrimonio mondiale, che stanno diventando ovunque trappole per turisti.

Nella sua iperbolica lamentazione D'Eramo riprende le allarmanti affermazioni espresse da Rem Koolhaas e dallo studio OMA nella mostra Cronocaos alla Biennale di Venezia del 2010, dove si affermava che circa il 12 per cento del pianeta oggi ricade sotto varie condizioni di tutela della natura e della cultura. La tutela sarebbe il bacio della morte per i centri storici, che finirebbero così con il diventare nulla più che iper-regolamentati musei all'aperto.

Già nel 2007 lo studioso e scrittore italiano Umberto Eco propose un'alternativa consistente in modelli a grandezza naturale dei monumenti antichi da realizzare in prossimità delle città storiche. Eco coniò il termine "Uffiziland" per questi speciali parchi tematici, i quali avrebbero deviato le masse che attualmente invadono le stradine della maggior parte delle località turistiche e le avrebbero isolate in periferia.

Per un certo periodo ho accolto con simpatia il coro delle critiche rivolte all'UNESCO, scrivendo che "la gente non può vivere in un museo" e paragonando la rapida crescita della lista del Patrimonio mondiale all'aggressiva espansione di Starbucks, con una diminuzione del carattere di esclusività all'aggiunta di ogni nuova sezione. Ma, dopo aver vissuto ad Amsterdam il periodo della candidatura del Canal District e della sua inclusione nel 2010, sono personalmente testimone del fatto che la qualifica di Patrimonio mondiale non equivale a un cavallo di Troia che introduca surrettiziamente una normativa restrittiva nella città.
Ad Amsterdam il sostegno alle idee di restauro è sempre stato forte, dalla riattivazione dei canali interrati alla ricostruzione di edifici da lungo tempo scomparsi. Ma, da quando il Canal District è iscritto nella lista, la città ha comunque conservato la sua carica creativa. È a buon punto la costruzione di una nuova linea metropolitana che attraversa il Canal District. L'incremento del numero dei turisti e l'aumento dei prezzi degli immobili non sono provocati dall'UNESCO, ma dal governo olandese che ha dedicato forti investimenti ai poli culturali e al marketing territoriale delle città.

Curiosamente solo i siti storici già ben tutelati vengono proposti per la lista

La maggior parte delle critiche ignora il fatto che le regole di tutela del patrimonio culturale della maggior parte dei paesi europei sono più rigide dei quelle adottate dall'UNESCO. I timori che le regole si facciano progressivamente più severe al punto che la pubblica amministrazione interferisca a ogni livello non hanno fondamento reale. Non è l'UNESCO, ma sono i governi nazionali che candidano i nuovi siti. E curiosamente solo i siti storici già ben tutelati vengono proposti per la lista. Le regole dell'UNESCO lasciano parecchio spazio all'interpretazione e alle situazioni specifiche. Anche l'idea che la condizione di Patrimonio mondiale faccia crescere il numero dei turisti è falsa. La società di consulenza PricewaterhouseCoopers ha calcolato che in media il riconoscimento dell'UNESCO ha un'incidenza molto bassa sulla quantità di turisti, provocando un incremento solo in una percentuale di località relativamente bassa. Solo siti relativamente sconosciuti hanno visto una modesta crescita del numero di visitatori.

Talvolta la reazione dei residenti prende il controllo della situazione. La settimana scorsa il Consiglio di Stato turco ha ordinato l'abbattimento di tre complessi residenziali di lusso di Istanbul a causa della palese infrazione e della relativa, reiterata minaccia da parte dell'UNESCO di inserire le zone storiche di Istanbul nella famigerata lista del Patrimonio in pericolo. I palazzi insensati erano la conseguenza di un'ambigua operazione immobiliare e distruggevano il profilo della città simboleggiato dalle sue cuspidi e dalle sue cupole. La fondamentale sentenza del tribunale è stata apprezzata da gran parte della popolazione e avrà effetti di vasta portata su altre operazioni edilizie. A Venezia, prototipo del museo all'aperto dove il turismo di massa ha provocato un calo dei residenti di oltre il cinquanta per cento, l'UNESCO ha chiesto al governo italiano di limitare l'accesso delle grandi navi alle aree culturalmente ed ecologicamente significative. Il ministro dei Trasporti Maurizio Lupi ha annunciato la decisione che le grandi navi da crociera restino fuori dal centro storico veneziano, con grande soddisfazione di un gran numero di celebrità, di ambientalisti e di cittadini che avevano espresso con forza la loro preoccupazione.

Caso mai è l'impatto diretto del marchio UNESCO sulla gestione dei siti culturali a rappresentare un aspetto di ambiguità che lascia ampio spazio all'interpretazione. Bisogna perpetrare delle vere e proprie mostruosità o calpestare praticamente tutte le regole per perdere la condizione di patrimonio dell'UNESCO. La valle dell'Elba, a Dresda, venne espulsa dalla lista nel 2009 a causa della costruzione di un ponte approvato dalla maggioranza dei votanti in occasione di un referendum. Attualmente il Patrimonio mondiale è un sistema fatto a misura delle attività statali e diviene inefficace quando uno Stato trascura il patrimonio culturale. Ma quando organizzazione terroristiche come lo Stato Islamico (IS, già ISIS) e i Boko Haram distruggono brutalmente e senza rimorsi dei siti storici, e senza che si possa vedere la fine di questo atteggiamento, l'UNESCO resta una delle poche forze positive e delle rare iniziative collettive per affrontare direttamente la distruzione e le sue conseguenze.

L'idea che la condizione di Patrimonio mondiale faccia crescere il numero dei turisti è falsa

Invece che additare l'UNESCO come responsabile della cosiddetta morte della grandi città storiche, D'Eramo potrebbe contribuire a migliorare la vitalità e l'incisività dell'organizzazione. Un modo per rettificare i fallimenti del sistema attuale, che insensibilmente ma sistematicamente favorisce certi tipi di patrimonio solo in una certa parte del mondo, consisterebbe nell'adottare nuovi modi di selezionare e gestire i territori. Benché i governi nazionali siano invitati a scegliere le loro candidature con la partecipazione di attori come le comunità locali e le ONG, alla fine solo i partiti di governo ufficiali riescono a proporre nuove candidature. Mentre iniziative e movimenti popolari sorgono in tutto il mondo, l'UNESCO dovrebbe aprire il processo di candidatura a più attori, aumentarne la trasparenza, migliorarne la comunicazione e promuovere attivamente l'impegno a livello pubblico.

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Michiel van Iersel (1978) è urbanista e curatore di mostre ad Amsterdam. È cofondatore di Non-fiction e della fondazione di ricerca Failed Architecture. È stato negli anni recenti curatore di mostre e festival, e ha lavorato a progetti di ricerca e pubblicazioni all'incrocio tra arte, urbanistica, patrimonio culturale e tecnologia. È coautore di una pubblicazione per il World Heritage Centre di Parigi. Nel 2013 è stato nominato primo curatore esterno del Word Heritage Podium di Amsterdam, per il quale ha scritto con Raphel Copland un pamphlet intitolato World Heritage Now.