E se Nolo, il quartiere più imitato di Milano, fosse in Giappone?

Nippon Over Loreto trasforma via Padova e piazzale Loreto in improbabili ma credibili scorci di Tokyo. Un progetto nato quasi per gioco che diventa una riflessione su immaginario urbano, branding territoriale e identità dei quartieri.

Le immagini di Nippon Over Loreto

Courtesy @nippon_over_loreto

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Le immagini di Nippon Over Loreto

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Un banco di takoyaki davanti a un edificio modernista degli anni Cinquanta, le insegne del Conad di via Venini riscritte in giapponese, un anziano in bicicletta che sembra uscito da un manga. Guardando le immagini pubblicate da Nippon Over Loreto si ha la sensazione di trovarsi in una strada secondaria di Tokyo. Poi ci si accorge che quel palazzo è a Milano, che quel negozio esiste davvero e che quel marciapiede si trova a pochi passi da piazzale Loreto. L’idea, nata quasi per gioco, sta conquistando Instagram e racconta qualcosa di più sul modo in cui costruiamo l’immaginario delle città, tra overtourism, gentrificazione e senso di appartenenza.

Piazza Sire Raul nelle immagini di Nippon Over Loreto

“Sempre più persone vanno in Giappone e fotografano cose normalissime”, racconta a Domus l’ideatore della pagina. “Distributori automatici, insegne, attraversamenti pedonali: cose che potresti trovare ovunque diventano di colpo eccezionali. Mi sono chiesto allora cosa succederebbe se guardassimo con lo stesso sguardo anche quello che abbiamo sotto casa”. L’obiettivo, spiega, non è mai stato imitare il Giappone, ma rivalutare l’ordinarietà di un quartiere spesso osservato senza particolare attenzione.

È come se l’ossessione dei millennials per il Giappone si trasformasse in un filtro che puoi applicare a qualsiasi città.

Nippon Over Loreto

Così il mercato di Pasteur assume l’aspetto di un mercato del pesce di Tokyo, l’Enoteca La Botte sembra uscita da un anime contemporaneo e Piazza Arcobalena, a piazzale Spoleto, una delle piazze colorate più note della città, ospita liceali giapponesi appena usciti da scuola che giocano a ping pong. Il risultato è paradossale: uno dei quartieri di Milano che più ha costruito la propria identità sulla mescolanza culturale diventa improvvisamente, e quasi esclusivamente, nipponico.

Il filtro Giappone

Nelle immagini di Nippon Over Loreto la geografia del quartiere resta la stessa. Edifici, negozi e spazi pubblici sono immediatamente riconoscibili per chi frequenta la zona. Cambiano invece i codici visivi: le insegne si trasformano in katakana, compaiono cavi elettrici sospesi e aggrovigliati, manifesti pubblicitari, luci al neon e tutti quegli elementi che l’immaginario occidentale associa alle città giapponesi. “È come se l’ossessione dei millennials per il Giappone si trasformasse in un filtro che puoi applicare a qualsiasi città”, dice l’autore.

L’Archivio Civico di via Deledda progettato da Arrigo Arrighetti nelle immagini di Nippon Over Loreto

Più che inventare luoghi nuovi, però, il progetto lavora per traduzione. Le fotografie vengono rielaborate con strumenti di intelligenza artificiale mantenendo volumi architettonici e molti degli elementi originali. Anche i graffiti caratteristici della zona sopravvivono alla trasformazione, mentre insegne e scritte vengono tradotte direttamente dall’AI. Ciò che interessa di più non è la perfezione dell’immagine, quanto l’impatto su chi nel tempo è diventato un “fan” del quartiere. “La parte più bella sono gli errori. Le facce storte, le proporzioni sbagliate. Quando provi ad affinare troppo i dettagli perdi qualcosa. Al primo colpo spesso c’è più profondità”, racconta.

Piazza Arcobalena nelle immagini di Nippon Over Loreto

Le fotografie di partenza sono quelle accumulate negli anni passeggiando per il quartiere. In alcuni casi la scelta dei luoghi nasce anche da un interesse architettonico. Tra i preferiti dell’autore c’è l’Archivio Civico di via Deledda, progettato negli anni Cinquanta da Arrigo Arrighetti: un edificio che definisce “stupendo nella sua assurdità” e che nelle sue immagini diventa lo sfondo ideale per un banco di street food frequentato dagli studenti della scuola vicina.

Il quartiere come racconto

Questa attenzione agli edifici e agli spazi urbani racconta anche qualcosa del rapporto tra il progetto e il quartiere stesso. Nippon Over Loreto nasce infatti in una parte di Milano che più di altre è stata costruita attraverso il racconto. Prima ancora di essere un luogo riconosciuto, Nolo è stato un nome, un acronimo, un’operazione narrativa capace di trasformare la percezione di un’area che per anni era stata associata quasi esclusivamente a degrado e insicurezza.

Prima che si chiamasse Nolo si diceva davvero che fosse una zona poco sicura. Oggi la percezione è cambiata anche perché qualcuno ha iniziato a raccontarla in un altro modo.

Nippon Over Loreto

Anche per questo l’autore non considera necessariamente negativo il fenomeno del branding territoriale. “Prima che si chiamasse Nolo si diceva davvero che fosse una zona poco sicura. Oggi la percezione è diversa e non credo dipenda soltanto dai cambiamenti materiali. È cambiata anche perché qualcuno ha iniziato a raccontarla in un altro modo”, conclude.


Negli ultimi anni Milano ha moltiplicato sigle, microquartieri e nuove geografie simboliche. Da Nolo a Noce, il racconto urbano è diventato uno strumento capace di ridefinire l’identità dei luoghi almeno quanto gli interventi fisici che li trasformano. Nippon Over Loreto si inserisce in questa tradizione attraverso un cortocircuito inatteso: per raccontare meglio un quartiere milanese sceglie di immaginarlo dall’altra parte del mondo. E nel farlo suggerisce che forse l’esotico non è una qualità intrinseca dei luoghi, ma una conseguenza dello sguardo. Basta cambiare prospettiva perché una strada di via Padova inizi ad assomigliare a Shibuya.

Tutte le immagini: Courtesy @nippon_over_loreto

Le immagini di Nippon Over Loreto Courtesy @nippon_over_loreto

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