Ancora code per uno Swatch: dopo la collaborazione con Omega, ora tocca ad Audemars Piguet

Con Royal Pop, Swatch e Audemars Piguet trasformano il Royal Oak in un orologio da tasca coloratissimo in Bioceramic, tra Pop Art, Andy Warhol e alta orologeria riletta come oggetto culturale pop.

Audemars Piguet×Swatch, Royal Pop

Audemars Piguet×Swatch, Royal Pop

Audemars Piguet×Swatch, Royal Pop

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Audemars Piguet×Swatch, Royal Pop

Audemars Piguet×Swatch, Royal Pop

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Dopo avere trasformato lo Speedmaster di Omega in un fenomeno globale, con file davanti ai negozi e un hype raro nel mondo dell’orologeria contemporanea, Swatch prova ora a fare qualcosa di ancora più improbabile: prendere il Royal Oak di Audemars Piguet — uno degli orologi più riconoscibili e intoccabili del lusso contemporaneo — e convertirlo in un oggetto pop, coloratissimo e quasi giocattolo. Si chiama Royal Pop la nuova collezione nata dalla collaborazione tra i due brand svizzeri: otto modelli che eliminano il tradizionale cinturino per trasformarsi in orologi da tasca appesi a un cordino in pelle di vitello. Il progetto reinterpreta contemporaneamente il linguaggio del Royal Oak, lanciato nel 1972, e quello degli Swatch POP degli anni Ottanta, filtrando tutto attraverso un immaginario apertamente ispirato alla Pop Art e ad Andy Warhol.

Audemars Piguet×Swatch, Royal Pop

Il risultato è volutamente ambiguo: a metà tra gadget, accessorio fashion e oggetto di alta orologeria. I quadranti coloratissimi — dal rosa ciliegia al verde lime — mantengono alcuni elementi iconici del Royal Oak, come la costruzione geometrica basata sull’ottagono, le otto viti a vista e la texture “Petite Tapisserie”, ma li trasformano in qualcosa di molto più giocoso e tattile. Anche il materiale contribuisce a questo slittamento: gli orologi sono realizzati in Bioceramic, il composto sviluppato da Swatch che unisce polvere ceramica e derivati dell’olio di ricino, con una finitura liscia e quasi morbida al tatto. Dietro l’estetica pop, però, rimane una costruzione sorprendentemente sofisticata.


Il cuore tecnico della collezione è infatti il movimento meccanico Sistem51 a carica manuale, visibile attraverso il fondello in vetro zaffiro trasparente. Non si tratta quindi di semplici oggetti decorativi, ma di orologi meccanici veri e propri, con oltre 90 ore di riserva di carica e una struttura sviluppata attraverso otto brevetti dedicati alla complessa geometria della cassa.

Il risultato è volutamente ambiguo: a metà tra gadget, accessorio fashion e oggetto di alta orologeria.

Com’era prevedibile, anche Royal Pop ha generato immediatamente un forte hype internazionale. Per il lancio dell’edizione limitata, Swatch ha imposto il limite di un solo orologio acquistabile per persona, ma questo non ha impedito la formazione di code davanti ai negozi in diverse città del mondo.

Audemars Piguet×Swatch, Royal Pop

A New York, la situazione è diventata persino una questione di ordine pubblico: la polizia è intervenuta per rimuovere alcune auto di persone che si erano accampate davanti alle vetrine Swatch in attesa dell’apertura, trasformando il debutto della collezione in un piccolo evento di cronaca urbana. Più che limitarsi a “democratizzare” il lusso, come accaduto con il MoonSwatch, Royal Pop sembra però spingersi oltre: trasformare una delle icone più sacralizzate dell’orologeria contemporanea in un oggetto culturale pop, ironico e collezionabile. Un piccolo feticcio colorato da portare al collo o infilare in tasca, trattando l’alta orologeria meno come simbolo di status e più come accessorio quotidiano.

Audemars Piguet×Swatch, Royal Pop

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