Ogni anno, nel primo weekend di primavera, la mappa dell’Italia si punteggia di centinaia di aperture straordinarie. Sono 780 i luoghi accessibili per questa edizione, distribuiti in oltre 400 città: case private, palazzi, giardini, teatri, fabbriche e infrastrutture che per due giorni diventano visitabili.
5 architetture delle Giornate Fai che nessun altro ti ha suggerito
Una banca brutalista, una villa ispirata al colore di una maglia e altre architetture poco note da visitare questo weekend durante le Giornate Fai di Primavera.
Foto Davide Bruneri
Foto Vasari
Foto Liuzzi Fotografi
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- La redazione di Domus
- 19 marzo 2026
Un patrimonio diffuso, spesso poco noto, che per un fine settimana si rende accessibile e racconta, attraverso architetture e paesaggi, l’identità stratificata dei territori. Dalle grandi città ai centri minori, le aperture costruiscono una geografia temporanea fatta di eccezioni e possibilità.
Proprio perché l’offerta è così ampia, orientarsi non è semplice. E mentre l’attenzione si concentra sempre sugli stessi luoghi, noi abbiamo scelto cinque indirizzi meno evidenti, fuori dai circuiti più frequentati.
Non sono necessariamente i più iconici, né i più fotografati. Sono edifici moderni, pubblici e privati, spesso legati a contesti locali specifici, che raccontano una modernità concreta fatta di adattamenti, stratificazioni e usi quotidiani. Cinque episodi in cui il progetto incontra storie precise, a volte inattese.
Una casa dipinta di giallo acceso, scelta non per vezzo ma come omaggio al colore della maglia indossata da Tazio Nuvolari nelle sue vittorie. Più che una residenza, un oggetto narrativo: l’architettura come estensione di un’identità pubblica. Un interno domestico che conserva, ancora oggi, il ritmo e il carattere del suo abitante.
Un edificio brutalista che si impone nel tessuto urbano con una griglia severa e ripetitiva. La sua presenza massiva dialoga oggi con interventi contemporanei, tra cui un murale che introduce una tensione visiva tra rigidità istituzionale e linguaggi urbani più recenti. Un esempio di come il patrimonio moderno venga riletto e riattivato.
Un interno stratificato, in cui si sovrappongono epoche e interventi. Qui la lettura architettonica richiede tempo: non è immediata, ma si costruisce attraverso dettagli, materiali e proporzioni. Più che un colpo d’occhio, è un’esperienza progressiva che restituisce la complessità di un edificio attraversato da trasformazioni continue.
Chiuso da anni, il teatro torna temporaneamente accessibile. Più che un semplice spazio culturale, è una macchina urbana sospesa: un interno che conserva le tracce della sua vita passata e, insieme, il potenziale di una riattivazione futura. La visita è anche un confronto con il tema, sempre attuale, del destino delle infrastrutture culturali dismesse.
Una rilettura del trullo che evita la replica nostalgica e lavora sul tipo. La forma tradizionale viene reinterpretata attraverso materiali e soluzioni contemporanee, mantenendo un equilibrio tra continuità e trasformazione. Un progetto che mostra come anche le tipologie più codificate possano restare terreno di sperimentazione.