Il numero di marzo 2020 di Domus è dedicato ai due temi protezione e identità. David Chipperfield nel suo editoriale ci ricorda che provare affetto per oggetti ed edifici è nella nostra natura. Il guest editor spiega che “ciò che abbiamo ereditato dev’essere compreso e curato non solo come testimonianza storica, ma anche come una fragile ecologia del nostro mondo costruito e naturale”.
Domus 1044 è in edicola: “L’ecologia della conservazione, della memoria, del riutilizzo”
David Chipperfield incontra Francis Kéré; la Biblioteca LocHal a Tilburg; le opere tessili di Do Ho Suh e altro ancora. Sfoglia la gallery e scopri i contenuti del numero di marzo.
Testo Robert Bevan. Foto © 2020. The Museum of Modern Art, New York / Scala, Firenze.
Testo Thomas Will. Foto www.sylent-press.de.
Testo Vittorio Magnago Lampugnani. Foto The Asahi Shinbum / Getty Images.
Testo David Chipperfield. Foto Lars Borges.
Testo Mariam Kamara. Foto Lew Abramson.
Foto Rafael Gamo.
Foto Niveditaa Gupta.
Testo Christian Kieckens. Foto Iwan Baan.
Testo John Morgan. Foto © 2020 Tate, London / Foto Scala, Firenze.
Testo Jasper Morrison e Francesca Picchi.
Testo Jane Withers. Foto © Cynthia van Elk / Water as Leverage.
Testo Philip Christou. Courtesy dell’artista, Lehmann Maupin. Foto Jeon Taegsu.
Testo Alberto Ponis. Foto © l'architetto / Drawing Matter.
Testo Mariana Popescu, Tom Van Mele, Philippe Block. Foto Philippe Block.
Testo Alex Hochuli. Foto Felipe SS Rodrigues.
Testo Fulvio Irace. Foto Archivio Domus.
Testo Jonathan Griffin. Foto Max Rivlin–Nadler per NPR.
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- La redazione di Domus
- 04 marzo 2020
Nella sezione Agenda questo mese si prendono in considerazione i diversi atteggiamenti nei confronti della tutela del patrimonio storico. Robert Evan ci parla del concetto di autenticità nell’era digitale; Thomas Will attraverso alcuni progetti in Germania analizza il patrimonio come risorsa ambientale e sociale; Vittorio Magnano Lampugnani ribadisce la necessità della manutenzione e rinnovamento del patrimonio esistente. David Chipperfiled incontra l’architetto Francis Kéré per discutere del suo impegno sociale, mentre Mariam Kamara presenta i progetti di Mauricio Rocha + Gabriela Carrillo e di Samira Rathon Design Associates. Il grande progetto del mese è la Biblioteca LocHal a Tilburg.
Nella sezione Design e Arte Jasper Morrison e Francesca Picchi ci parlano degli oggetti disegnati da Axel Einar Hjorth, nati come arredi dei capanni per lo sporto. L’artista e scultore Do Ho Suh illustra le sue stanze in scala naturale in tessuto. Alberto Ponis racconta il disegno dello Yatch Club Path di Palau. Mariana Popescu, Tom Van Mele e Philippe Block scrivono del calcestruzzo partendo dai maestri per arrivare alla fabbricazione digitale. Alex Hochuli riflette su un’imponente arteria stradale a San Paolo, il Minhocão, mentre quasi in contrapposizione Hisham Matar analizza lo spazio pubblico di Siena. Con la revista, in allegato, anche lo speciale 50 best architecture firms 2020, continuazione dello speciale 100+ best architecture firms 2019 pubblicato l’anno scorso. Un comitato scientifico guidato da Vittorio Magnano Lampugnani ha selezionato i 50 migliori giovani studi di architettura di quest’anno, il cui lavoro è guidato da principi di sostenibilità e i cui edifici hanno avuto un profondo impatto positivo sull’ambiente in cui sono inseriti.
Questo mese prendiamo in considerazione diversi atteggiamenti nei confronti della tutela del patrimonio storico con le relative implicazioni della nostra identità e del senso del luogo, alla luce dell’attuale dissonanza sociale, culturale e ambientale.
Questo mese prendiamo in considerazione diversi atteggiamenti nei confronti della tutela del patrimonio storico con le relative implicazioni della nostra identità e del senso del luogo, alla luce dell’attuale dissonanza sociale, culturale e ambientale.
Questo mese prendiamo in considerazione diversi atteggiamenti nei confronti della tutela del patrimonio storico con le relative implicazioni della nostra identità e del senso del luogo, alla luce dell’attuale dissonanza sociale, culturale e ambientale.
La ricognizione mensile tra le buone pratiche di architettura continua con Francis Kéré che racconta il suo straordinario viaggio nella disciplina: dal Burkina Faso al suo studio di Berlino.
Nata in Niger, Mariam Kamara esplora le affinità tra due progetti esemplari di architetti che lavorano nel Sud del mondo: lo studio di una fotografa in Messico e una scuola in India, progettati rispettivamente da Taller Mauricio Rocha + Gabriela Carrillo e Samira Rathod Design Associates.
Iturbide Studio, Coyoacán, Mexico City/ Taller |Mauricio Rocha + Gabriela Carrillo|
School of Dancing Arches, Bhadran, India/ Samira Rathod Design Associates
A Tilburg, Christian Kieckens passa in rassegna il progetto LocHal, una ex fabbrica che ora ospita diverse funzioni pubbliche per la città, tra cui una biblioteca e spazi di coworking. Guidato da Civic Architecture, il progetto altamente collaborativo vede la città attingere alla sua identità industriale per stabilire un nuovo futuro economico.
Come dev’essere un progetto tipografico? Invisibile, risponde John Morgan: così come un calice di cristallo trasparente è il mezzo migliore per gustare un buon vino, la buona tipografia non deve interferire con il contenuto.
L’approccio al progetto di Axel Einar Hjorth (1888-1959) – inaspettato, fresco e capace di produrre arredi senza tempo – ha affascinato Jasper Morrison e Francesca Picchi. Insieme con Christian Björk, riscoprono la parabola professionale del designer svedese, ingiustamente dimenticato al di fuori del suo Paese.
Con un salto di scala, Jane Withers traccia invece i confini di quella che si delinea come la più grave crisi sociale del XXI secolo – le città senz’acqua – e racconta l’idea di Ooze Architects di una “città spugna”, che introduce superfici porose nell’ambiente urbano di Chennai.
L’architetto Philip Christou, infine, ha incontrato l’artista Do Ho Suh nel suo studio di Londra e si è fatto raccontare la sua infanzia in Corea, gl’insegnamenti del padre, anch’egli artista, e la sua idea di abbigliamento come spazio architettonico.
“Portavo il disegno avanti e indietro con me in cantiere, motivo per cui il foglio è tutto sgualcito”, dice Alberto Ponis sul disegno dello Yacht Club Path di Palau (1965), che racconta la sua intima familiarità con la topografia del sito.
Per Making architecture, Mariana Popescu, Tom Van Mele e Philippe Block scrivono del calcestruzzo partendo dai maestri per arrivare alla fabbricazione digitale e alle casseforme di nuova generazione. Tali sperimentazioni sono pensate anche in rapporto alla necessità di un approccio sensibile ai temi ambientali nella costruzione.
Fra le Riflessioni di questo mese c’è un’imponente arteria stradale a San Paolo: il Minhocão, oggi diviso fra infrastruttura e rivendicazione dello spazio pubblico.
Infine, dagli scaffali dell’archivio, Fulvio Irace estrae Domus 268 (marzo 1952), sulle cui pagine Gio Ponti sceglieva di pubblicare le Terme Regina Isabella di Ignazio Gardella a Ischia, dove l’antico è integrato come “memoria vivente del passato”.
Sostenibili, interattive, intelligenti, interconnesse, ma soprattutto inedite negli sviluppi formali. Le lampade di ultima generazione, che passiamo in rassegna nelle prossime pagine, hanno tutte come comune denominatore la ricerca di efficienza energetica, sostenibilità e riduzione dei costi – sfida imprescindibile per un oggetto luminoso.