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15 libri di architettura e design per l’estate 2026

Dai saggi sul corpo e sugli archivi alle monografie su Martino Gamper, Hella Jongerius e Roberto Burle Marx: 15 libri di architettura e design da leggere questa estate.

L’estate è tornata. E con lei quel suo intervallo luminoso in cui il tempo sembra allentare la presa, farsi più poroso e disponibile: una sospensione in cui il viaggio – reale o mentale – diventa quasi inevitabile. È la stagione delle partenze e delle deviazioni, ma anche delle letture che non si limitano a intrattenere: aprono varchi, spostano prospettive, disegnano mappe inattese.

Negli ultimi anni, il territorio dell’architettura e del design editoriale si è espanso fino a diventare un arcipelago affollato: libri, riviste, monografie, sperimentazioni ibride. L’imbarazzo della scelta non è più un’eccezione, ma la regola. E allora la domanda si impone: da quale punto di vista guardare questo paesaggio in crescita? Quale criterio adottare per orientarsi senza perdersi?

Per queste quindici proposte estive – selezionate in un’estate che si preannuncia già incandescente – abbiamo scelto una traiettoria precisa: non l’ennesima panoramica, ma una costellazione di libri che, ciascuno a modo suo, sposta il campo. Testi che inventano un genere, forzano una grammatica, impongono una diversa interpretazione del progetto. Tentativi, riusciti o rischiosi, di aprire una via ancora non battuta.

Perché l’estate, in fondo, è questo: il tempo in cui anche il pensiero può concedersi di diventare esplorazione. Anche nel design. Anche nell’architettura.

1. Marco Sammicheli, Martino Gamper. Ediz. italiana e inglese, Electa, 2026

Una sedia può diventare un manifesto, il punto di partenza per ripensare il design. Con il volume di Marco Sammicheli dedicato a Martino Gamper prende il via una nuova collana editoriale destinata a diventare un punto di riferimento per la cultura del progetto contemporaneo. Attraverso il racconto della sua formazione tra Alto Adige, Vienna, Milano e Londra, il libro ripercorre il percorso di un designer che ha fatto dell'artigianato, del riuso e della sperimentazione un metodo progettuale.
Con l'iconico progetto 100 Chairs in 100 Days (2007) – recentemente acquisito nella sua interezza da un'importante istituzione museale internazionale – Gamper ha rivoluzionato il modo di pensare il progetto: come un'improvvisazione, una forma di bricolage inventivo e irriverente, capace di trasformare il gesto del fare in una pratica di continua reinvenzione. Un ricco apparato iconografico, materiali inediti e contributi di protagonisti del design e dell'arte completano il volume inaugurale di una serie editoriale pensata per offrire nuove chiavi di lettura del design di oggi.

2. Jasper Morrison, The Unimportance of Form and Other Arguments, Apartamento Publishing, 2025

Che cosa significa sostenere l'“irrilevanza della forma” quando si è uno dei designer più influenti degli ultimi decenni? È il paradosso al centro di The Unimportance of Form and Other Arguments, volume che apre per la prima volta il laboratorio intellettuale di Jasper Morrison.
Riunendo gli scritti composti tra il 1984 e il 2002, curati da Sina Sohrab e pubblicati nella raffinata collana di testi di designer di Apartamento, il libro ricostruisce la nascita di un pensiero che ha posto l'uso, la semplicità e l'ordinarietà al centro del progetto, offrendo una prospettiva inedita sulla sua opera

3. Domitilla Dardi, Cucire universi. Perché le arti minori e femminili non esistono, Einaudi, 2026

Scritto con il rigore di un saggio di design e il ritmo di una storia incalzante, questo libro ha colto così profondamente nel segno da essere già considerato, a pochi mesi dalla sua uscita, un manifesto. La storica del design e curatrice Domitilla Dardi ribalta il punto di vista da cui siamo abituati a leggere la storia del progetto, riportando al centro pratiche, tecniche e saperi – dal ricamo alla cucina, dalla maglia all’origami – tradizionalmente relegati ai margini della cultura materiale e associati all’universo femminile.
Ne emerge una narrazione capace di mettere in discussione la distinzione tra arti maggiori e minori e di mostrare come proprio questi gesti abbiano generato idee, strumenti e forme fondamentali per la modernità. Un libro imprescindibile che non semplifica la complessità, ma la rende leggibile, e che ridefinisce il modo stesso di scrivere e pensare la storia del design. Un nuovo genere è nato.

4. Chiara Alessi, La sedia del sadico. Il design sul corpo delle donne, Laterza, 2026

Per molto tempo il design ha parlato a un corpo implicito: maschile, abile, astratto. Cosa accade se lo sguardo si sposta e interroga gli oggetti a partire dai corpi delle donne? In La sedia del sadico, Chiara Alessi attraversa un secolo di cultura materiale per mettere in discussione la presunta neutralità degli oggetti e mostrare come il design abbia incorporato standard, gerarchie e forme di controllo.
Dal lettino ginecologico allo speculum, dalla spirale anticoncezionale ai test di gravidanza, fino alla GEC chair, all’“androchair” e agli strumenti legati alla misura e alla regolazione del corpo, il libro ricostruisce una genealogia in cui l’esperienza femminile è stata spesso tradotta, semplificata o rimossa. Ne emerge una lettura che apre il progetto a una nuova prospettiva: non più neutrale per definizione, ma campo di negoziazione tra corpi, tecniche e potere. Una nuova apertura di campo, non solo necessaria ma urgente.

5. Keeping Culture The Architecture of Storage, Valiz, 2025

Una rivoluzione silenziosa ha attraversato i musei negli ultimi anni: l’apertura dei depositi, dal Victoria and Albert Museum fino al Depot Boijmans Van Beuningen progettato da Mvrdv, ha reso visibile ciò che per definizione restava fuori scena. Keeping Culture. The Architecture of Storage chiarisce che non si tratta di una svolta verso la trasparenza, ma di un mutamento strutturale del museo contemporaneo.
Il deposito non è più il “dietro” tecnico dell’istituzione, ma il suo centro operativo: lì si decide cosa può contare come cultura e cosa viene respinto nell’ombra. Il libro mostra come l’esplosione delle collezioni abbia spostato lo storage al cuore del problema architettonico. In questo senso, vedere i depositi significa assistere al punto in cui il museo smette di rappresentare la cultura e la produce attraverso le sue esclusioni.

6. Reinier de Graaf, Architecture Against Architecture: A Manifesto, Verso Books, 2026

Dà nuova linfa a un genere che sembrava dimenticato: il pamphlet. Architecture Against Architecture di Reinier de Graaf riattiva la forma breve come strumento di frizione critica, non di sintesi. Con tono insieme analitico e corrosivo, mette a nudo le contraddizioni interne dell’architettura contemporanea, dove costruire non coincide più automaticamente con produrre senso. Ne emerge uno spostamento radicale: il progetto non si misura sulla novità, ma sulla capacità di confrontarsi con l’inerzia del già costruito, unico vero campo operativo rimasto.

7. Paul Virilio, Jan Wenzel, Bunker Archeology, Spector Books, 2026

La riscoperta di un’opera, in un tempo diverso da quello che l’ha generata, non è mai un ritorno: è una nuova partenza. Bunker Archeology nasce dalla ricerca fotografica del filosofo e urbanista Paul Virilio sui bunker abbandonati lungo la costa atlantica francese, trasformando resti militari in una forma di pensiero architettonico spiazzante, dove la rovina precede il progetto.
Presentato al Centre Pompidou nel 1975, mentre il museo stesso era ancora in formazione, il lavoro si impone come dispositivo teorico prima ancora che storico. Oggi, nella nuova, magnifica edizione di Spector Books, non si legge come documento del passato ma come strumento ancora attivo, persino radioattivo: una lente per decifrare il presente in un mondo sempre più colmo di rovine e conflitti, dove le architetture nascono da logiche di crisi, conflitto e obsolescenza.

8. Gareth Doherty (ed.), Roberto Burle Marx Lectures. Landscape as Art and Urbanism, Lars Müller, 2020

Se non l’avete letto, è uno di quei libri che non si possono ignorare: la nuova edizione rivista delle conferenze del paesaggista brasiliano Roberto Burle Marx riapre un pensiero del paesaggio che eccede la sua stessa immagine e apre una strada inedita al modo di intenderlo. I testi raccolti fanno emergere una visione in cui il giardino non è ornamento ma forma attiva della città, capace di incidere su ecologia, spazio pubblico e modi del vivere. Ne risulta un’idea di progetto che non rappresenta la natura, ma la riorganizza come campo di relazioni. Più che il ritratto di un autore, è la riattivazione di una domanda sempre più urgente: cosa significa progettare (con) il vivente, oggi.

9. Diane E. Davis, Markus Meissen (eds.), Reflections on Democracy and Urban Form, Sternberg Press, 2026

Questo libro mette al centro una dimensione che sembra oggi in parte smarrita: quella del dibattito pubblico come forma viva del progetto. Snello, nervoso, dinamico, a partire da un panel alla Harvard Graduate School of Design, riattiva la conversazione tra architettura, urbanistica e democrazia, mettendo in dialogo voci come Richard Sennett, Diane Davis, Markus Miessen e altri. Il confronto attraversa le trasformazioni della città contemporanea e le tensioni politiche che la attraversano, tra inclusione, spazio pubblico e crisi della rappresentanza. Il volume non offre risposte definitive (tanto meglio), ma rilancia l’urgenza del pensiero collettivo come strumento critico per leggere e progettare il presente.

10. Hella Jongerius, Whispering Things, Vitra Design Museum, 2026

Per la prima volta si vede Hella Jongerius in modo davvero completo e sfaccettato, grazie all’accesso al suo archivio di studio. Riccamente illustrato, densissimo, il libro, pubblicato all’occasione della retrospettiva al Vitra Design Museum, mette in scena processi, esperimenti e opere come parti di un unico pensiero in evoluzione. Whispering Things restituisce il design come ricerca viva e imperfetta, dove il progetto è sempre anche dubbio, intuizione e ascolto dei materiali.

11. Marco Antonio Bazzocchi, Casa come me: Giorgio Morandi, Electa, 2026

Questo volume inaugura, insieme a quello dedicato a Einaudi, una collana che nasce da un’idea geniale ideata e curata dal critico Andrea Cortellessa e dallo scrittore, premio Strega, Emanuele Trevi. La scommessa della collana è guardare alle case non come semplice sfondo biografico, ma come nucleo originario del pensiero creativo, dove le vicende biografiche e la personalità si condensano nell’orizzonte materiale. Incantato, il libro su Giorgio Morandi ricostruisce la sua casa-studio di via Fondazza a Bologna, dove l’artista ha vissuto e lavorato a lungo, trasformando il quotidiano in una meditazione su luce, silenzio e pittura, e rivelando che anche quando non lo si cerca esplicitamente, il design è ovunque: nella relazione profonda che lega vita, spazio e cose.

12. Ben Thorp Brown (a cura di), Cura’s Garden, Inventory Press, 2026

Il giardino è sempre una forma di rinascita, e questo libro lo dimostra, mostrando come uno spazio possa rigenerarsi nel tempo attraverso trasformazione e memoria. Partendo da Cura’s Garden, presentato nel 2023 dall’artista americano Ben Thorp Brown alla Kunsthal Gent, il volume racconta come un antico giardino monastico si trasformi in un ambiente immersivo fatto di piante, nebbia, suono e scultura. Splendido nella forma e nei contenuti, il libro rievoca il mito romano di Cura, attualizzandolo in un’esperienza sensoriale densa e in continua mutazione, scandita dal ritmo delle stagioni.

13. Pino Brugellis (a cura di), Sandro Poli. Oltre Superstudio, Quodlibet, 2026

Pensavamo di sapere ormai tutto sull’architettura e sul design radicale, ma il libro curato da Pino Brugellis apre invece una prospettiva inattesa. Dedicando uno sguardo approfondito al lavoro di Alessandro Poli, figura chiave della stagione fiorentina tra Superstudio, ricerca artistica e cultura materiale extraurbana, il volume attraversa disegni, fotomontaggi e documenti inediti, intrecciando visione planetaria e dimensione contadina, tra Terra e Luna. Non è solo un ritratto a colori di Poli, ma anche una lettura più ampia dell’architettura radicale come laboratorio di scambio continuo tra saperi e immaginari. Un percorso che mostra come le visioni di quell’epoca restino ancora oggi fertili per leggere il presente.

14. Javier Fernández Contreras, The Interiors of Social Media: Architecture, Space and Technology in the 21st Century, Bloomsbury Publishing, 2026

Questo libro apre una pista cruciale: i social media non si limitano a rappresentare l’architettura, ma la producono attivamente. Attraversando un vasto repertorio di immagini e schermate – dalle camere degli influencer ai setup gaming fino a spazi estremi – i diversi saggi che lo compongono mostrano come le piattaforme generino nuovi interni e, insieme, nuovi modi dell’abitare nell’era algoritmica, dove lo spazio domestico diventa dispositivo di visibilità e pubblico e privato si ibridano, come reale e virtuale. Inutile negarlo: questo è il mondo in cui viviamo.

15. Oscar Wilde, Il ritratto di Dorian Gray, Einaudi, 2014

Per finire questa rassegna, come ogni anno, un romanzo. E questa volta lo andiamo a cercare lontano, a partire da un aneddoto che apre una pista inattesa: dopo la pubblicazione de The Picture of Dorian Gray (1890), rispondendo alle accuse di immoralità, Oscar Wilde replica con ironia che il suo libro non è né morale né immorale, non è nemmeno un romanzo, ma “un trattato di arti decorative”. Prendiamo sul serio questa provocazione e proviamo a rovesciare lo sguardo: nei classici come nei romanzi contemporanei, andiamo a cercare il design dove meno ce lo aspettiamo. Il design non come disciplina per specialisti, ma al contrario come pratica di vita presente dovunque. Un’arte di cui tutti siamo, in un modo o nell’altro, specialisti: una competenza diffusa che attraversa gesti, spazi, oggetti e forme del quotidiano.

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