Whimsy: dopo un secolo di minimalismo, nel design tornano ornamento e superfluo

Charms, fiocchi, glitter e piccoli oggetti inutili sono ovunque. Dietro il trend whimsy si nasconde però una questione molto più antica: il ritorno dell'ornamento e la rivalutazione di tutto ciò che sfugge alla logica della funzione.

Per oltre un secolo il design ha cercato di liberarsi dell'ornamento. Da Adolf Loos al minimalismo contemporaneo, il superfluo è stato considerato qualcosa da ridurre, eliminare o nascondere. Eppure oggi, tra charms appesi ai telefoni, fiocchi, fermagli eccentrici e oggetti deliberatamente inutili, sembra accadere il contrario.

Un guardaroba d'ispirazione whimsy tra calze colorate, accessori eccentrici e stratificazioni. Foto M.Grant via Pinterest

Nella primavera–estate 2026 questa sensibilità si è diffusa sui social fino a diventare un linguaggio riconoscibile. Si chiama whimsy, dal termine seicentesco whim, capriccio improvviso, e descrive tutto ciò che è eccentrico, giocoso, un po' infantile nel senso migliore. Dopo anni di quiet luxury e di estetica clean girl — packaging farmaceutici, palette beige, perfezione levigata — il pendolo torna verso il colore, la stranezza, l'oggetto adorabile e perfettamente inutile.

Adolf Loos, Villa Müller, 1930; Praga, Repubblica Ceca. Foto Jose Royas via Pinterest

Il repertorio del whimsy è ormai facilmente identificabile: cardigan con ciliegie ricamate, charms appesi a borse e telefoni, fiocchi, cristalli colorati, anellini di plastica. Il make-up è colorato e glitterato, il cibo è ornato con fiori, glassa e zuccherini. Nessuno di questi gesti serve a qualcosa. Ed è esattamente questo il punto.

L'ornamento, di nuovo

Nel 1908 Adolf Loos teneva la conferenza poi diventata il saggio Parole nel vuoto, noto in tedesco come Ornament und Verbrechen, “Ornamento e delitto”: per uno dei padri del modernismo, l'ornamento era una regressione, uno spreco di lavoro e materia di cui la civiltà avanzata doveva liberarsi. Quella tesi ha governato un secolo di gusto, fino alla sua versione più recente e levigata, il minimalismo come unica forma possibile dell'eleganza.

wanderlast studio, Haesoon’ Home, Goyang, Seoul, Sud Corea, 2025

Foto Monodot

wanderlast studio, Haesoon’ Home, Goyang, Seoul, Sud Corea, 2025

Foto Monodot

wanderlast studio, Haesoon’ Home, Goyang, Seoul, Sud Corea, 2025

Foto Monodot

wanderlast studio, Haesoon’ Home, Goyang, Seoul, Sud Corea, 2025

Foto Monodot

wanderlast studio, Haesoon’ Home, Goyang, Seoul, Sud Corea, 2025

Foto Monodot

wanderlast studio, Haesoon’ Home, Goyang, Seoul, Sud Corea, 2025

Foto Monodot

wanderlast studio, Haesoon’ Home, Goyang, Seoul, Sud Corea, 2025

Foto Monodot

wanderlast studio, Haesoon’ Home, Goyang, Seoul, Sud Corea, 2025

Foto Monodot

wanderlast studio, Haesoon’ Home, Goyang, Seoul, Sud Corea, 2025

Foto Monodot

wanderlast studio, Haesoon’ Home, Goyang, Seoul, Sud Corea, 2025

Foto Monodot

wanderlast studio, Haesoon’ Home, Goyang, Seoul, Sud Corea, 2025

Foto Monodot

wanderlast studio, Haesoon’ Home, Goyang, Seoul, Sud Corea, 2025

Foto Monodot

wanderlast studio, Haesoon’ Home, Goyang, Seoul, Sud Corea, 2025

Foto Monodot

wanderlast studio, Haesoon’ Home, Goyang, Seoul, Sud Corea, 2025

Foto Monodot


Il whimsy fa l'operazione opposta: prende il decoro che Loos voleva espellere e lo rimette addosso alle persone, sotto forma di spilla, charm o zuccherino. Non come programma estetico coerente, ma come accumulazione di piccoli gesti ornamentali. Non è un programma estetico, è un capriccio rivendicato.

È una forma di rifiuto dell’uniformità estetica, ma anche una costruzione di identità attraverso la scelta di ciò che appare inutile.

Vale la pena prenderlo sul serio proprio perché si presenta come frivolo. Sianne Ngai, in uno studio per Harvard Our Aesthetic Categories, ha dimostrato che il cute — categoria che include ma eccede il "carino" — non è un residuo innocuo dell'estetica contemporanea ma una delle forme in cui il tardo capitalismo organizza il desiderio e il consumo. E il fiocco e il charm non sfuggono a questa logica.

Il capriccio come addizione

È qui che l'accessorio capriccioso tocca qualcosa di più antico. In Homo Ludens (1938) Johan Huizinga sosteneva che il gioco — attività libera, gratuita, senza scopo esterno — sta alla radice stessa della cultura, e non ne è un passatempo accessorio.


Il whimsy non sembra tanto un invito a tornare bambini, quanto piuttosto un modo per recuperare, attraverso colori, forme e una deliberata rinuncia all’utilità, una forma di spensieratezza e di gioco che il mondo adulto tende a comprimere. In questa prospettiva, la leggerezza non è regressione ma sospensione delle logiche di prestazione e funzionalità, una parentesi in cui ciò che non serve può tornare ad avere spazio e valore.

Oggi il whimsy appare come un genere che, forse proprio perché le vite contemporanee sono sempre più compresse e sottoposte a pressione, introduce un elemento di distonia rispetto ai codici dominanti. Funziona come una piccola deviazione, uno scarto rispetto alla linearità dell’efficienza e della prestazione. In questo senso può ricordare certi gesti minimi di rottura, come un bottone allentato, che anche solo simbolicamente riduce la sensazione di costrizione.


A guardarlo bene, come trend sembra riattivare, in forma estetica, questa dimensione ludica. Nella sua versione più recente, spesso associata alla cosiddetta “quirky weird girl aesthetic”, il gusto per il bizzarro e il decorativo si allontana dall’ordine minimalista per abbracciare una logica più libre, fatta di eccesso, disallineamento, ritorno al gesto manuale e alla combinazione non funzionale degli elementi.

Estetica whimsy. Foto via Pinterest

È una forma di rifiuto dell’uniformità estetica, ma anche una costruzione di identità attraverso la scelta di ciò che appare inutile. Eppure, proprio nel momento in cui il capriccio diventa riconoscibile come stile, si apre una domanda inevitabile: dove finisce il gioco e dove inizia la sua messa in scena?

Immagine di apertura: Collezione Grejsimojs, Ikea, 2026. Courtesy Ikea