L’avevamo definita “una delle ristrutturazioni più straordinarie nella storia dell’architettura”, quella che, lo scorso anno, ha interessato Casa Batlló, il capolavoro modernista di Antoni Gaudí a Barcellona. Un restauro archeologico lungo anni, guidato dall’architetto Xavier Villanueva e dal team di Casa Batlló, che aveva riportato alla luce — dopo oltre un secolo — i colori originali concepiti da Gaudí per la residenza dell’industriale tessile Josep Batlló i Casanovas, trasformando nuovamente la casa in quella creatura marina, luminosa e quasi viva immaginata tra il 1904 e il 1906.
Ora però Casa Batlló inaugura un capitolo ancora più radicale: quello che la trasforma, almeno per qualche ora, in un luogo da abitare. In occasione del centenario della morte di Gaudí, la casa apre infatti per la prima volta al pubblico il suo terzo piano, rimasto abitato dai discendenti della famiglia Batlló fino al 2019 e mai realmente accessibile ai visitatori.
Una casa dentro la casa
Non si tratta semplicemente di un nuovo spazio museale. Il terzo piano era infatti l’ultima unità dell’edificio rimasta straordinariamente vicina alla configurazione originale concepita da Gaudí all’inizio del Novecento. A differenza degli altri ambienti della casa, trasformati più volte nel corso del tempo, questo appartamento ha conservato un livello di autenticità eccezionale, mantenendo intatta l’essenza della vita domestica immaginata dall’architetto catalano.
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Oggi lo spazio riapre con una funzione nuova ma coerente con la sua storia: non come semplice estensione del museo, ma come ambiente indipendente dal percorso espositivo, pensato per incontri privati, soggiorni esclusivi, cene ed esperienze gastronomiche intime. Una casa dentro la casa, dove l’architettura di Gaudí torna a essere vissuta.
L’appartamento, di circa 400 metri quadrati, ospita dieci ambienti originali tra saloni, sale da pranzo, biblioteca, camere private e spazi di rappresentanza. Il restauro ha riportato alla luce soffitti ondulati, stucchi floreali nascosti da oltre un secolo, porte riadattate dallo stesso Gaudí e perfino una maniglia originale finora sconosciuta. “Abbiamo trovato una casa profondamente trasformata, ma straordinariamente integra sotto gli strati successivi”, ha spiegato Xavier Villanueva. “Il processo è stato quasi archeologico: rimuovere, scoprire e recuperare ciò che era già lì.”
Vivere Gaudí, non soltanto visitarlo
Sulla base di questo recupero filologico si inserisce l’intervento contemporaneo dell’italiana Paola Navone di Otto Studio, designer e architetta nota per i suoi interni stratificati, materici e profondamente mediterranei. Più che trasformare l’appartamento in una ricostruzione nostalgica, Navone ha lavorato per mantenerne la dimensione domestica e vissuta, introducendo oggetti artigianali, tessuti, materiali naturali e arredi contemporanei che dialogano con l’architettura di Gaudí senza congelarla in un museo. “Mi sono riappropriata di questo spazio però con un atteggiamento di rispetto”, racconta Navone nel video pubblicato dai canali ufficiali di Casa Batlló.
Un approccio coerente con l’idea stessa della riapertura: non trasformare Casa Batlló in una reliquia perfetta, ma riportarla, almeno in parte, alla sua funzione originaria di casa viva.
Alcuni ambienti del terzo piano possono essere prenotati singolarmente attraverso il portale dedicato di Casa Batlló, indipendente dal circuito museale della casa. Per ora le disponibilità aperte riguardano soltanto il mese di maggio: gli spazi sono accessibili in fasce orarie comprese tra le 9 e le 22.30, con tariffe che per due persone vanno da circa 350 a 700 euro a seconda dell’esperienza scelta.
È il segnale più evidente di come Barcellona stia trasformando il 2026 nell’anno di Gaudí. Lo avevamo già capito osservando l’accelerazione attorno alla Sagrada Familia, il cui completamento previsto proprio per quest’anno sta ridefinendo lo skyline della città e chiudendo simbolicamente uno dei cantieri più lunghi della storia dell’architettura contemporanea.
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Ma mentre la Sagrada Familia rappresenta il compimento monumentale della visione di Gaudí, Casa Batlló restituisce qualcosa di più intimo: il modo in cui l’architetto immaginava davvero la vita domestica del futuro.
Forse è proprio questo il senso più profondo delle celebrazioni per il centenario: capire che le architetture di Gaudí non erano mai pensate per restare ferme. E che oggi, finalmente, sembrano tornare a muoversi esattamente come lui le aveva immaginate.
Immagine di apertura: Foto Giovanni Comoglio per Domus
