In occasione di miart, che si terrà dal 17 al 19 aprile, Fondazione Fiera Milano rende accessibile al pubblico una selezione della propria collezione d’arte contemporanea. L’iniziativa si concentra in due giornate – 18 e 19 aprile – e prevede visite guidate nella sede della Fondazione, ossia la Palazzina degli Orafi, uno dei padiglioni più antichi della Fiera risalente al 1923, dove le opere sono abitualmente conservate e non visitabili.
Una collezione segreta nella Palazzina degli Orafi apre al pubblico per soli due giorni
In occasione di miart, il 18 e 19 aprile, Fondazione Fiera Milano apre la propria collezione d’arte contemporanea con visite guidate nella storica palazzina, rivelando un patrimonio solitamente inaccessibile alla città.
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- Ilaria Bonvicini
- 16 aprile 2026
L’apertura mantiene un carattere dichiaratamente occasionale. La collezione, avviata nel 2012 attraverso un fondo annuale di acquisizione legato a miart, è concepita come patrimonio interno e strumento di sostegno alla manifestazione, ormai stabilmente inserita tra i principali poli di attrazione culturale per Milano. A oggi comprende oltre 140 opere, eterogenee per linguaggi e formati – dalla pittura alla fotografia, fino all’installazione – ma attraversate da alcune linee ricorrenti, come il rapporto tra visione e rappresentazione o la tensione tra figurazione e astrazione, così come tra cultura e natura. La selezione proposta per l’apertura riflette questa impostazione, mettendo in dialogo artisti di generazioni e contesti differenti senza costruire un percorso tematico esplicito.
“Rendere accessibile ai cittadini una parte significativa delle nostre opere d’arte è una scelta che nasce dalla volontà di condividere un patrimonio capace di raccontare creatività, ricerca e visione, valori profondamente legati all’identità del nostro Paese”, ha spiegato Giovanni Bozzetti, Presidente di Fondazione Fiera Milano.
Se Nicolas Party rappresenta una ricerca pittorica che riflette sulla capacità delle forme semplici di evocare mondi interiori attraverso cromie sature e superfici levigate, Untitled di Marisa Merz, figura centrale dell’arte italiana del secondo Novecento e dell’Arte Povera, racconta del suo interesse degli ultimi anni per il volto umano, accompagnato da una dimensione intima e processuale fatta di materiali leggeri e domestici.
Diverso l’approccio di Monica Bonvicini con Valley Fire, un’opera realizzata con tempera e spray print che si colloca su un versante più concettuale, dove l’immagine si costruisce attraverso stratificazioni e interferenze visive. In un registro ancora differente, Pietro Gilardi porta nella collezione uno sguardo sul rapporto tra uomo e natura, riattivando con Betulle una critica sul consumismo contemporaneo giocando con l’origine industriale del poliuretano espanso, che diventa qui strumento per offrire allo spettatore un’esperienza immersiva. Infine, lo scultore Paolo Icaro è presente con Fregio, una scultura essenziale in cui elementi lineari e bronzo dipinto definiscono un equilibrio tra materialità e memoria, mantenendo una dimensione sospesa tra costruzione formale e traccia.
L’operazione si inserisce quindi in una strategia ormai consolidata: utilizzare miart come dispositivo non solo di mercato ma anche di costruzione e parziale restituzione pubblica del patrimonio. In questo senso, l’apertura temporanea funziona come estensione del ruolo della fiera nel contesto cittadino, senza modificare la natura prevalentemente privata e processuale della collezione.