A partire dal 1974 e fino al 1984, al civico 860 di Broadway, al terzo piano di un palazzo affacciato su Union Square Park, ha avuto sede la Factory di Andy Warhol. Lo scorso 3 aprile, proprio in quello stesso edificio, il brand giapponese di fast fashion Uniqlo ha inaugurato il suo settimo punto vendita a New York.
La Factory di Warhol a New York diventa un negozio Uniqlo
Lo storico spazio al civico 860 di Broadway, dove Andy Warhol lavorò tra il 1974 e il 1984, cambia ancora funzione: da laboratorio artistico a store del brand giapponese, in una trasformazione che sembra esasperare la sua idea di arte e consumo.
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- Nicola Aprile
- 10 aprile 2026
Dietro le stesse mura e le stesse grandi finestre, per dieci anni il più importante artista americano del secolo scorso ha organizzato il proprio lavoro, trasformando un ex magazzino nella sua Factory. Il terzo piano fu ristrutturato da Jed Johnson, compagno dell’artista, insieme all’architetto Peter Marino, che pochi anni dopo avrebbe aperto sempre a New York il suo studio. Negli ambienti ampi, scanditi da pareti beige, le pratiche artistiche più diverse trovavano spazio tra arredi Art Déco che Warhol aveva usato nelle scenografie dei suoi film e che erano rimasti come parte integrante del luogo.
Prima di approdare a Broadway, però, la Factory aveva avuto altre vite e altri indirizzi. Il più leggendario era stato la Silver Factory, al quinto piano del 231 di East 47th Street, attiva dal 1963 al 1967. Il nome si deve a Billy Name, amico e fotografo di Warhol, che l’aveva ricoperta interamente di stagnola e vernice argentata. Sempre lui aveva recuperato un divano rosso trovato sul marciapiede, diventato celebre in alcuni scatti e per essere stato l’unico elemento scenico di film come Blow Job (1964) e Couch (1964). Lì le “Warhol Superstar”, drag queen e speed freaks di ogni tipo, si riunivano sotto il segno dell’amore libero.
La seconda sede era al 33 di Union Square West, nel Decker Building, e si era riconfigurata come uno spazio più protetto ed esclusivo rispetto alla Silver Factory, dopo i tre colpi di pistola che Valerie Solanas, scrittrice femminista radicale e frequentatrice abituale della Factory, sparò a Warhol.
Anche per questa ragione, e per il crescente interesse della critica e dell’élite internazionale, la sede di Broadway finì per assumere sempre più i tratti di un salotto di Manhattan, più che quelli del laboratorio aperto a tutti e quasi privo di regole che erano state le Factory precedenti.
La vicenda di Uniqlo sembra un'esasperazione naturale dell'approccio di Warhol all'arte, fondato sulla fascinazione per i prodotti di consumo, la serialità, la riproducibilità dell'immagine.
Eppure è proprio questo l’indirizzo testimone di alcuni momenti fondamentali della produzione artistica di Warhol e dei suoi collaboratori: una stagione eterogenea e sperimentale, anche se meno innovativa rispetto agli inizi della sua carriera. Qui Warhol aprì il dialogo con una nuova generazione di artisti, tra cui Jean-Michel Basquiat e Keith Haring, e girò la sua serie televisiva Andy Warhol’s TV. Vi rimase fino al 1984. Dopo la sua uscita, l’edificio attraversò una progressiva riconversione: prima ospitò il nightclub Underground, poi, dalla metà degli anni Novanta, un negozio Petco.
Il peso simbolico dell’eredità di Warhol non è stato ignorato da Uniqlo, che ha messo il legame con l’artista al centro dell’evento di apertura, lanciando una capsule esclusiva realizzata con la Andy Warhol Foundation. Un approccio che il brand giapponese ha già sperimentato collaborando con gli eredi di Keith Haring e Jean-Michel Basquiat, ma anche con il MoMA su opere di van Gogh, Gauguin e Sophie Taeuber-Arp.
Lecito, redditizio e, nel caso di Warhol, quasi ironicamente coerente. La vicenda sembra infatti un’esasperazione naturale del suo approccio all’arte, fondato sulla fascinazione per i prodotti di consumo, la serialità, la riproducibilità dell’immagine. Del resto, la Warhol Foundation ha individuato da anni nelle collaborazioni commerciali una strada per tenere viva e diffondere la lezione dell’artista.