A marzo avevamo già raccontato come il sogno di The Line — la città lineare lunga 170 chilometri progettata come elemento più spettacolare di Neom, il gigantesco piano urbanistico e industriale voluto dall’Arabia Saudita nell’ambito della Vision 2030 — stesse entrando in una fase critica. Già allora si parlava di ridimensionamenti, revisioni strategiche, tagli ai contratti e obiettivi drasticamente ridotti.
Soprattutto, un’inchiesta del Financial Times aveva individuato un segnale importante nel nuovo accordo siglato da Neom con DataVolt, società saudita specializzata in infrastrutture digitali ed energia per data center. L’intesa, che prevedeva investimenti massicci nell’intelligenza artificiale e nelle infrastrutture cloud, lasciava intuire un cambio di priorità sempre più evidente: meno megastrutture speculative e più infrastrutture tecnologiche considerate economicamente sostenibili e strategiche.
Oggi però emerge qualcosa di ancora più netto. Secondo un’esclusiva pubblicata da Semafor, l’Arabia Saudita avrebbe deciso di rinviare ulteriori lavori sostanziali su The Line almeno fino a dopo il 2030. E non sarebbe l’unico segmento di Neom a essere stato rimandato a data da destinarsi.
Le indiscrezioni interne al progetto
La notizia non è stata confermata ufficialmente né da Neom né dal governo saudita. Semafor scrive che la società “did not respond to requests for comment”, ma la ricostruzione pubblicata dalla testata americana — poi rilanciata da altre piattaforme economico-finanziarie — si basa su fonti anonime vicine al dossier.
“People familiar with the matter”, scrive il giornalista Matthew Martin nell’articolo pubblicato il 22 maggio, che passa in rassegna tutti i segnali di rallentamento emersi negli ultimi mesi: dallo spostamento degli investimenti sauditi verso infrastrutture considerate più redditizie e strategiche fino alle dichiarazioni di Yasir Al-Rumayyan, governatore del Public Investment Fund saudita, che già ad aprile 2026 aveva parlato pubblicamente del rinvio di alcuni progetti di Neom.
Secondo Semafor, le decisioni sarebbero il risultato di una revisione strategica interna guidata dal nuovo Ceo di Neom, Aiman al-Mudaifer, nominato nel 2024 dopo mesi di crescenti pressioni sui costi e sulle tempistiche del progetto.
Nell’ambito della revisione sarebbe stato ulteriormente ridimensionato anche il numero di abitanti previsti entro il 2030: oggi il target sarebbe di circa 100mila residenti, contro gli 1,5 milioni immaginati inizialmente e i 300mila previsti appena due anni fa.
Da città manifesto a centro dati
Del resto, le critiche al progetto non sono mai mancate. Fin dalla sua presentazione nel 2021, urbanisti, architetti e osservatori internazionali avevano messo in dubbio la sostenibilità economica di The Line. Con il passare degli anni, ai dubbi sui costi e sulla fattibilità tecnica si sono aggiunte anche critiche legate all’impatto ecologico, ai consumi energetici e alle condizioni delle comunità locali coinvolte nella costruzione di Neom.
Più che una semplice battuta d’arresto, il quadro attuale sembra raccontare una trasformazione più profonda delle priorità saudite: da The Line come città manifesto pensata per ospitare milioni di abitanti senza automobili, alimentata da energie rinnovabili e integrata con sistemi di intelligenza artificiale, a un nuovo modello di polo industriale e infrastrutturale legato soprattutto alla gestione dei dati.
A restare prioritario, secondo le fonti citate da Semafor, sarebbe infatti soprattutto Oxagon, il distretto industriale e portuale sul Mar Rosso: un nodo commerciale che appare oggi ancora più strategico alla luce delle tensioni legate allo Stretto di Hormuz e della necessità saudita di ripensare rotte e infrastrutture commerciali regionali.
Anche altri tasselli simbolici di Neom — come Trojena, il resort montano destinato a ospitare gli Asian Winter Games del 2029 — sarebbero stati rinviati oltre il 2030. Secondo diverse ricostruzioni emerse negli ultimi mesi, sarebbe stato messo in pausa anche il progetto del Mukaab, il gigantesco edificio cubico previsto nel centro di Riyadh, altro simbolo dell’espansione architettonica saudita degli ultimi anni.
Neom, insomma, non sembra destinata a scomparire. Ma il suo centro di gravità potrebbe cambiare radicalmente: meno città-utopia come The Line e più infrastrutture industriali, energetiche e digitali considerate sempre più strategiche in un assetto geopolitico che cambia rapidamente.
Immagine di apertura: The Line. Courtesy Neom
