Dopo quasi due anni di chiusura e un processo di pianificazione durato un decennio il New Museum di New York si prepara a riaprire il 21 marzo: ad annunciarlo è stata la testata statunitense Artnet News, che ha definito l’intervento “one of the most closely watched museum projects in the U.S.”. E non a torto: la riapertura e l’ampliamento del museo del Lower East Side potrebbe essere la notizia più attesa in ambito museale nell’ultimo decennio. E anche una delle più dispendiose, considerando che l’intervento è costato circa 82 milioni di dollari, finanziati principalmente attraverso una campagna di raccolta fondi privata sostenuta da donatori, fondazioni e membri del board del museo. A raccontare il progetto architettonico nel dettaglio è stato il New York Times, con una feature nella sezione Arts che costruisce il racconto attorno all’idea di un “new New Museum”: non soltanto un ampliamento architettonico, ma una vera ridefinizione dell’istituzione e del suo ruolo nella scena culturale newyorkese. Il progetto, firmato da Shohei Shigematsu e Rem Koolhaas (Oma) insieme allo studio Cooper Robertson, interviene infatti sull’edificio originale progettato nel 2007 da Sanaa, riorganizzandone gli spazi e ampliandone significativamente le funzioni, suggerendo anche una possibile evoluzione dell’indirizzo curatoriale del museo.
Il “nuovo” New Museum ampliato da Oma sta per riaprire a New York
Il nuovo intervento di Shohei Shigematsu, Rem Koolhaas e studio Cooper Robertson dialoga con l’edificio originale di Sanaa del 2007: l'apertura è prevista per la seconda metà di marzo.
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- Ilaria Bonvicini
- 11 marzo 2026
Si tratta prima di tutto di un ampliamento con la costruzione di una nuova ala del museo: circa 5.500 metri quadrati di nuove superfici che includono sale espositive, aree educative, studi per artisti in residenza e infrastrutture dedicate all’accoglienza del pubblico. La nuova ala si sviluppa su sette piani, allineando le altezze dei soffitti al secondo, terzo e quarto piano per generare continuità tra i due edifici. Anche la parte esterna, realizzata in vetro laminato con rete metallica, è stata pensata per completare in modo unitario la struttura di Sanaa grazie a facciate più permeabili, che rendono visibili le attività interne del museo e rafforzano quindi il dialogo con il quartiere del Bowery. Il nuovo edificio ospiterà anche la sede permanente di New Inc., il programma incubatore lanciato dal museo nel 2014 per sostenere progetti all’intersezione tra arte, design, tecnologia e imprenditoria culturale, spesso citato dalla stampa americana come uno dei primi incubatori museali dedicati alle industrie creative.
Il risultato è un raro dialogo architettonico tra due studi guidati da architetti premiati con il Pritzker: da una parte l’impilamento di volumi metallici ideato da Sanaa, diventato negli anni uno degli edifici museali più riconoscibili della città; dall’altra la nuova struttura di OMA, che ne affianca la verticalità introducendo una presenza più aperta e trasparente.
Dal punto di vista funzionale, il progetto affronta anche alcune criticità dell’edificio originario: nuovi sistemi di circolazione verticale, con ascensori aggiuntivi e una scala più ampia, migliorano i flussi tra i livelli e consentono una maggiore flessibilità nell’uso delle gallerie. L’ampliamento include inoltre sale espositive modulabili, una libreria, una Sky Room al settimo piano e una scalinata centrale che si congiunge a una nuova piazza d’ingresso. Più che un semplice aumento di superficie, l’obiettivo dell’intervento è stato quello di trasformare il museo in una piattaforma multidisciplinare capace di ospitare una programmazione più ampia e simultanea.
Le critiche non sono mancate. In un articolo dedicato alla riapertura, la testata newyorkese Observer ha sottolineato come l’espansione arrivi dopo anni di ritardi, revisioni progettuali e un lungo processo di fundraising che ha accompagnato quasi tutto l’ultimo decennio della vita dell’istituzione. Alcuni commentatori hanno inoltre osservato come l’intervento architettonico coincida con un momento di transizione per il museo: la riapertura avviene infatti mentre la direttrice storica Lisa Phillips, alla guida del New Museum dal 1999, si prepara a lasciare l’incarico nel corso del 2026. Proprio per questo, secondo Observer, il nuovo edificio rischia di essere percepito come un passaggio simbolico tra due fasi della storia del museo: da una parte l’istituzione che negli anni Duemila si è affermata come uno dei principali spazi newyorkesi dedicati alla ricerca artistica emergente, dall’altra un museo che ora cerca di ridefinire la propria identità in un ecosistema culturale sempre più competitivo e dominato da istituzioni molto più grandi. Come anticipato da diverse testate statunitensi, tra cui Artforum e The Art Newspaper, a inaugurare il nuovo complesso sarà la grande mostra collettiva curata da Massimiliano Gioni, “New Humans: Memories of the Future”. Il progetto riunirà oltre 150 artisti, scrittori, scienziati e filmmaker — tra cui Tau Lewis, Hito Steyerl, Precious Okoyomon, Anicka Yi, Pierre Huyghe, ma anche Salvador Dalí, Francis Bacon, Hannah Höch ed El Lissitzky — per riflettere sul ruolo “predittivo” dell’arte, tracciando una storia che evidenzi i grandi cambiamenti tecno-sociali che hanno generato nuove concezioni di umanità e futuro tra XX e XXI secolo.
L’impostazione della mostra riflette anche il nuovo orientamento curatoriale dell’istituzione. Per il New York Times si tratta di una mostra che parla “agli umani, ai robot e tutto quello che c’è nel mezzo” e sottolinea come New Museum si stia proponendo come un luogo di riflessione sulle trasformazioni dell’umano nell’epoca delle tecnologie avanzate e dell’intelligenza artificiale. Ad accompagnare la riapertura del museo sarà anche una serie di commissioni site-specific, tra cui l’intervento di Tschabalala Self sulla facciata, un’opera di Sarah Lucas nella piazza d’ingresso e una grande scultura di Klára Hosnedlová nell’atrio.
Immagine di apertura: Vista esterna. Rendering del New Museum ampliato. Courtesy OMA/bloomimages.de.