



L’intera città di Kabul è in questo modo trasformata in un set cinematografico improvvisato, e il gesto stesso del giocare nella proiezione di un film tridimensionale che, coprendosi di polvere e detriti, reca con sé, nell’impressione materica della pellicola, la molteplice memoria di una comunità sospesa fra disintegrazione e ricostruzione, memoria e oblio, passato e futuro, dramma e gioco.
Analogamente ad altre opere dell’artista, Reel-Unreel allude a una dicotomia, da una parte il gesto di srotolare e dall'altro quello di arrotolare, che corrisponde, nel gioioso sovvertimento di ogni regola urbana (check-point ignorati, regole di comportamento disattese), alla creazione di una narrazione alternativa della città di Kabul che fa saltare il contrasto fra l’immagine reale e quella irreale dell’Afghanistan contemporaneo, “arrotolato e srotolato” ad uso e consumo dei media occidentali secondo agende giornalistiche, politiche e socio-economiche che dall’esterno hanno storicamente influenzato, da secoli, e continuano a influenzare, la nostra conoscenza di questo paese, per altro mai veramente compreso dagli occidentali.


Fino al 22 settembre 2014
Francis Alÿs
Reel-Unreel (Afghan Projects, 2010-14)
a cura di Andrea Viliani, Eugenio Viola
in collaborazione con Centre for Contemporary Art Ujazdowski Castle, Varsavia
MADRE
Via Settembrini 79, Napoli

L’energia del domani nasce dalle idee di oggi
Enel proroga al 30 agosto 2025 la data per partecipare al contest internazionale “WinDesign”. Un’opportunità unica per immaginare il nuovo design delle turbine eoliche.