Il design da collezione è ovunque, ma nessuno ha ancora capito cosa sia

Tra gallerie sperimentali e oggetti radicali, Collectible Bruxelles mostra un design da collezione ancora sfuggente, dove i confini tra arte, artigianato e ricerca si fanno sempre più mobili e indefinibili.

Ci sono ancora persone che chiedono cos’è il collectible design. Non è una provocazione, ma il dato più interessante che emerge da Collectible Bruxelles, la fiera dedicata al design in edizione limitata del ventunesimo secolo. Giunta alla sua nona edizione e ospitata sotto le volte moderniste dell’Espace Vanderborght, storico grande magazzino del 1935, Collectible si è affermata come uno degli appuntamenti più rilevanti per osservare da vicino un settore in espansione, ma ancora difficile da definire. A differenza di molte altre fiere dedicate al collezionismo – da Design Miami a PAD fino a Nomad, e presto al Salone Raritas del Salone del Mobile.Milano – qui l’attenzione resta concentrata quasi esclusivamente sull’ultra-contemporaneo, mettendo da parte il dialogo con il design storico. Una scelta che rafforza il legame con le gallerie più sperimentali e trasforma la fiera in una piattaforma privilegiata per intercettare linguaggi emergenti e visioni ancora instabili.

Collectible Bruxelles

Un settore vitale, ma ancora sfuggente

Il polso su un settore dai contorni sfuggenti appare comunque vitale e in buona salute. Liv Vaisberg, fondatrice di Collectible insieme a Clélie Debehault, ci conferma la diagnosi, condividendo con Domus la sua visione su un ecosistema che è in incontestabile espansione, pur non mostrandosi ancora leggibile e alla portata di tutti i palati e gli appetiti – lo sarà mai?

“Il settore è in crescita”, ci dice, “ma rimane pur sempre una nicchia: sono le sue dimensioni contenute che contribuiscono a renderlo sexy, proprio perché la sua natura è spontaneamente attrattiva per il suo pubblico. Allo stesso tempo, io non credo che sia ancora completamente capito, e proprio per questo spiegare alle persone cos’è il collectible design diventa un lavoro permanente. Lo dobbiamo fare ancora, e ancora, e ancora. Del resto, ci sono persone che ancora mi chiedono: cos’è esattamente il collectible design?”

Liv Vaisberg e Clélie Debehault, fondatrici di Collectible

Un campo senza confini stabili

Girando tra le diverse sezioni della fiera – Main, New Garde, Bespoke, Architect-Designer, e infine Curated, quest’anno affidata alla giovane curatrice Marine Mimouni – è facile comprendere come l’eterogeneità in mostra possa ancora disorientare. In questo grande caleidoscopio, in questo cabinet de curiosités proteiforme, le visioni si mescolano, i confini tra discipline cadono, mentre tecniche e materiali possono perdere il loro status, ridefinito attraverso una nuova prospettiva o della semplice irriverenza.

Spiegare alle persone cos’è il collectible design diventa un lavoro permanente. Lo dobbiamo fare ancora, e ancora, e ancora. Del resto, ci sono persone che ancora mi chiedono: cos’è esattamente il collectible design?

E dunque, stiamo parlando di mobili, oggetti d’arte, ricerche concettuali, alto artigianato, o oggetti resi vistosi per creare un nuovo protagonismo nello spazio domestico? Le risposte degli espositori cambiano inevitabilmente.

Paweł Grunert, SIE70. Courtesy Objekt Gallery

La galleria Vasto, da Barcellona, dissolve le gerarchie accostando arte contemporanea e pezzi di arredo iper-materici. Cambiando latitudine, la polacca Object Gallery fa di ogni oggetto una dichiarazione massimalista: una cifra che riflette la vitalità dei mercati emergenti e la grande libertà con cui questi si accostano alla piccolissima serie. Il collettivo Regarding Relations, composto da 17 designer donne, si interroga sulle contro-narrative di genere, rileggendo le connotazioni del boudoir per liberarlo dalle sue stratificazioni più stereotipate anche grazie all’uso esclusivo della lamiera d’acciaio, che rinnova radicalmente la tipologia. Un altro collettivo, Full Circle, riunisce un gruppo di amici designer che espongono per affinità spontanee, sperimentando con materiali accessibili e con forme audaci, fuori scala e tipologia. Nella galleria milanese Oxilia, le lampade di Ludovico Grantaliano sono sistemi artigianali riconfigurabili, disegnati e realizzati a mano in ogni piccolo dettaglio combinando linguaggi high-tech ed elementi naturali come le conchiglie.

Ludovico Grantaliano, MADRE aria. Courtesy Oxilia

Lontano dall’industria, vicino alla ricerca

In questa eterogeneità di forme e approcci, gli altri ambiti di operatività del design sembrano lontani. In primis quello industriale, seppure alcuni tra i progettisti in mostra a Collectible possano vantare collaborazioni con aziende votate alla produzione in serie. Un modo per sperimentare con grande libertà, come testimoniano alla perfezione i sessanta giovani designer presenti nella sezione Curated, chiamati ad indagare il tema della memoria trasformando la volontà di divertirsi e sovvertire le regole – un esempio su tutti, il divano della Invert collection nato dalla collaborazione tra Alan Prekop e Sebastian Komaček, dove ad accogliere il corpo non è la struttura in gomma, ma una nicchia di profilati metallici piegati.

Il divano della Invert collection nato dalla collaborazione tra Alan Prekop e Sebastian Komaček

“Come fiera, noi rappresentiamo una piattaforma”, racconta ancora Liv Vaisberg. “Mettiamo in relazione le persone, e con loro i giornali, i curatori, tutti i professionisti. Il nostro calendario non coincide mai con le design week o altri appuntamenti di settore perché ci vogliamo veramente concentrare sul collectible e sul dialogo che questo riesce a generare. È il nostro partito preso”.

Ma è proprio in questa presa di posizione che emerge il paradosso del settore: più cresce, più sfugge a una definizione stabile. Forse il collectible design non è ancora completamente compreso perché non vuole esserlo fino in fondo. E proprio in questa ambiguità – tra oggetto e ricerca, tra funzione e narrazione – continua a trovare la sua forza.

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