C'è uno scarto rivelatore tra i cinque giorni di Jia Curated e il ritmo con cui Bali costruisce il resto dell'anno. Mentre il festival lavora a sedimentare una cultura del progetto – attenta ai materiali, ai processi e alle comunità che li producono – l'isola intorno accelera in direzione opposta, crescendo per accumulo e per opportunità. È proprio in questo contesto che torna, dal 13 al 17 agosto a Pengembak Beach sul litorale orientale di Sanur, Jia Curated 2026, festival dedicato a design, artigianato e cultura, fondato da Budiman Ong, Rudi Winata e Yang Yang Hartono sul principio del Gotong Royong, la cooperazione collettiva che è uno dei valori fondanti non solo – per fortuna – della cultura indonesiana.
Il tema scelto per questa edizione, Nature Weave, indica una posizione progettuale precisa: il design non è fatto soltanto per le persone, ma per i paesaggi, gli ecosistemi, le specie che li abitano. Un cambio di prospettiva che sposta il progettista dal centro della scena a partecipante consapevole di sistemi più larghi. Il concetto di biofilia – la spinta istintiva verso il naturale, il vivo, il radicato – diventa qui cornice critica, non ornamento.
È la lente attraverso cui va letta anche Architecture in Scale, sezione curata da Charmaine Chan, Design Editor del South China Morning Post. ventcinque maquette di progetti realizzati in Asia raccontano come l'architettura possa appartenere a un luogo invece di imporsi su di esso. Le maquette non illustrano progetti, piuttosto li abitano. Cortili aperti al cielo, tetti calibrati sulla pioggia, materiali scelti per appartenenza geografica. In un momento in cui il rendering digitale ha colonizzato ogni fase del processo progettuale – dalla prima idea alla comunicazione finale – tornare al modello fisico ricorda che capire uno spazio significa anche toccarlo, girarci intorno, sentirne il peso.
La credibilità di Jia Curated supera ormai i confini locali, e questa edizione lo dimostra con una scelta concreta: aprire a Tokyo, con Road to Jia Curated, ospitata da (Place) by method dal 2 al 19 aprile. Una scelta non casuale: il Giappone condivide con il festival la stessa attenzione alla qualità materiale, lo stesso rispetto per il processo artigianale.
Nove studi indonesiani hanno portato in uno spazio sperimentale nel cuore della città un vocabolario visivo e materiale preciso: alvinT lavora il rattan con tecniche tramandate ma senza reverenza museale, cercando forme che non esisterebbero in nessun altro materiale; Threadapeutic raccoglie scarti tessili dalle fabbriche di Jakarta e li trasforma in arazzi di notevole densità narrativa, ogni pezzo irripetibile per necessità materiale prima che per scelta estetica.
A completare il programma, il talk 360° Design Dialogues con Budiman Ong, Jin Kuramoto dello studio omonimo giapponese e Shikai Tseng di Studio Shikai da Taiwan: una conversazione sul design asiatico contemporaneo che ha trasformato la mostra in uno scambio reale.
L'edizione principale della fiera presenterà così oltre 250 brand tra indonesiani e internazionali, installazioni su larga scala, performance e il ritorno di Waste to Wonder: iniziativa che chiede a espositori e partner di lavorare a partire dagli scarti, materiali residui che rientrano nel ciclo produttivo come punto di partenza consapevole. Quest'anno su scala più ampia rispetto alla prima edizione.
Una Bali in grande fermento, con ville, resort, strutture ibride che si moltiplicano – delicatamente – lungo la costa e nell'entroterra, tra cantieri seri e capanne improvvisate che sembrano sfidare qualsiasi idea di durata. Perché Bali è sempre stata una destinazione. In mezzo a questo fervore emergono progetti che provano a fare i conti seriamente con il luogo, il suo contesto – e che pongono, nel concreto della pietra e l'acqua, le stesse domande che il festival pone nel design.
Tra questi, Svara Boutique Residences by Mazari – ventinove residenze private nella zona di Bingin, già definita una design conscious coastal enclave, in apertura a fine giugno – propone un modelo ibrido che offre la quiete spaziale della villa privata dentro un'infrastruttura di servizi strutturata (tra cui spa, butler, ristorazione e sicurezza), ognuna con una propria piscina privata e cucina.
Architettura a forme morbide, materiali naturali, un ritmo pensato per adattarsi a chi ha bisogno di staccare dal mondo. Il risultato è un modello di ospitalità che trasmette un'atmosfera più intima e residenziale che da resort, ma al contempo orientata a offrire tutti i servizi necessari a una residenza indipendente. È, in fondo, lo stesso principio che Nature Weave porta nel design: non imporre una forma allo spazio, ma leggere ciò che c’è già.
Immagine di apertura: Serumpun Pavilion by Millimeter Manifesto, Indra Wiras, Jia Curated, edizione 2025. Courtesy @ the.corator via Instagram
- Evento:
- Jia Curated
- Date:
- 13-17 agosto 2026
- Luogo:
- Pengembak Beach, Bali, Indonesia
