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La Francia non aveva un museo nazionale del design. Ci prova a due passi da Lione

Nella ex manifattura d’armi di Saint-Étienne, la nuova Galerie nationale du design riunisce per la prima volta le grandi collezioni pubbliche dedicate al progetto. Una piattaforma nazionale che vuole trasformare il design in patrimonio, dibattito e ricerca.

Ha finalmente aperto a Saint-Étienne la Galerie nationale du design, una nuova istituzione destinata a colmare una delle principali lacune del sistema culturale francese: l’assenza di un luogo capace di dare visibilità unitaria al patrimonio pubblico del design.

Insediata negli spazi recuperati dell’ex manifattura d’armi cittadina, all’interno della Cité du Design, la galleria nasce con l’ambizione di diventare la piattaforma nazionale per la valorizzazione delle collezioni francesi dedicate al progetto. 

Don E. Grove, Jackson Comstock, Frullatore Hollywood Liquefier Model 48, 1948 circa. La mostra inaugurale, Galerie nationale du design, Saint-Étienne, Francia 2026. Musée d’art moderne et contemporain de Saint-Étienne Métropole

Le sue esposizioni attingeranno infatti alle collezioni del Musée National d’Art Moderne del Centre Pompidou, del Musée des Arts Décoratifs di Parigi, del Musée d’Art Moderne et Contemporain di Saint-Étienne (Mamc+), del Centre National des Arts Plastiques e di altri musei nazionali, offrendo per la prima volta una lettura trasversale della storia e della cultura del design in Francia. 

L’obiettivo è mettere in relazione opere, archivi e oggetti conservati nelle diverse sedi delle collezioni dello Stato francese, costruendo una programmazione capace di rendere accessibile al pubblico un patrimonio ricco e allo stesso tempo eterogeneo.

Una piattaforma nazionale per il design francese

Il progetto prende forma da una riflessione avviata nel 2019 durante gli États Généraux du Design e successivamente sostenuta dal governo francese, che ne ha confermato la realizzazione nel 2022.

 L’investimento complessivo di 8,8 milioni di euro ha consentito di trasformare un edificio industriale storico in uno spazio espositivo di quasi mille metri quadrati, sviluppato dalla collaborazione tra la Cité du Design e il Mamc+.

Pedro Friedeberg, Chaise, 1961. La mostra inaugurale, Galerie nationale du design, Saint-Étienne, Francia 2026. Foto Béatrice Hatala/Les Arts Décoratifs. © diritti riservati / Cnap

L’apertura rappresenta anche il riconoscimento del ruolo che Saint-Étienne ha costruito negli ultimi decenni nel panorama internazionale. Ex città manifatturiera segnata dalla crisi industriale, il centro della Loira ha saputo reinventarsi attraverso una strategia culturale di lungo periodo fondata proprio sul design.

In questo percorso un ruolo decisivo è stato svolto dalla Biennale Internazionale del design, nata nel 1998 e oggi considerata uno dei principali appuntamenti europei del settore. Insieme alla Cité du Design, inaugurata nel 2009, e alle attività di ricerca e formazione sviluppate sul territorio, la Biennale ha contribuito a trasformare Saint-Étienne in un laboratorio permanente sulle relazioni tra design, innovazione e società.

Galerie nationale du design, Saint-Étienne, Francia, 2026. Courtesy Cité du Design

“In Francia siamo ancora in deficit di spazi dedicati alla presentazione del design”, osserva la direttrice del Mamc+ e ora della galleria nazionale, Aurélie Voltz. Una considerazione che sintetizza la missione della nuova istituzione: offrire un luogo di esposizione, ricerca e mediazione culturale capace di mettere in rete le grandi collezioni pubbliche francesi e di raccontarne il valore a un pubblico più ampio.

Dentro l’ex manifattura d’armi

Anche l’edificio che ospita la nuova galleria riflette questa continuità tra memoria industriale e progettualità contemporanea. Il recupero, firmato dall’architetto Philippe Reach dello studio Silt, mantiene leggibili gli elementi originari della struttura: murature in pietra e mattoni, grandi capriate, ampie aperture e una spazialità lineare che si sviluppa per quasi mille metri quadrati. Il risultato è uno spazio espositivo essenziale e flessibile, pensato per adattarsi alla varietà dei materiali presentati.

Stiletto Studios (Frank Schreiner), Poltrona Consumer's rest (Il riposo del consumatore), 1983/1990. La mostra inaugurale, Galerie nationale du design, Saint-Étienne, Francia 2026. Colleczione di Centre national des arts plastiques, Fnac 01-540. Foto Yves Chenot. © diritti riservati / Cnap

La mostra inaugurale, curata dalla storica del design Laurence Mauderli, affronta il tema del rapporto tra gli oggetti e la mano, proponendo una riflessione sul gesto, sull’uso e sulla dimensione materiale del progetto. 

Più che reperti da contemplare dietro una teca, gli oggetti sono presentati come strumenti per comprendere il design attraverso l’esperienza diretta: senza gerarchie apparenti si affiancano i vasi della collezione Botanica (2015) di Formafantasma, le Forchette parlanti (1958) di Bruno Munari, i Sassi (1968) di Piero Gilardi e The Chair (2019) di Marlène Huissoud. L’allestimento privilegia una lettura lineare e accessibile dei materiali, lasciando alle opere il compito di attivare la riflessione sui temi del gesto e dell’uso.

Il museo come dibattito

Uno degli aspetti più promettenti della nuova Galerie nationale du design emerge dalla collaborazione con Civic City, il gruppo di ricerca critica sul design fondato nel 2011 da Ruedi e Vera Baur. In residenza per tre anni presso la Cité du Design, Civic City accompagna il museo con un programma di attività che coinvolge cittadini e studenti, cercando di implicare anche la comunità internazionale del progetto. 

Galerie nationale du design, Saint-Étienne, Francia, 2026. Courtesy Cité du Design

Dopo iniziative come la maratona pubblica Re-design démocraties, il gruppo ha avviato una riflessione sulle collezioni stesse della galleria, interrogandosi sul loro significato e sulla loro capacità di rappresentare il design contemporaneo.

Per Ruedi Baur, il valore della nuova istituzione non risiede soltanto nella riunificazione delle collezioni pubbliche francesi, ma nella possibilità di aprire un dibattito sul modo in cui il design viene raccontato e “musealizzato”. “Il design è una forza politica che produce potere, normas e narrazioni. Con Civic City ne facciamo uno strumento di dibattito critico, aperto ai conflitti del presente e accessibile a tutti i cittadini”, spiega il designer svizzero. 

In questo senso, la formula della Galerie nationale — che ogni anno invita un curatore a costruire una mostra a partire da raccolte provenienti da musei diversi — avrà sicuramente il ruolo di evidenziare non solo la ricchezza delle collezioni pubbliche, ma anche le loro lacune, i vuoti che restano ancora da riempire.

Volker Albus, Spazzola Wonderbrush, 1998. La mostra inaugurale, Galerie nationale du design, Saint-Étienne, Francia 2026. Colleczione di Centre national des arts plastiques, Fnac 01-826. Foto Yves Chenot

In un momento in cui l’apertura di nuove istituzioni culturali rappresenta un’eccezione nel panorama europeo, la nascita della Galerie nationale du design assume un significato particolare. La sua vera sfida non sarà soltanto quella di riunire collezioni pubbliche finora disperse, ma di trasformare questa convergenza in un progetto culturale capace di fare del museo un luogo di dibattito, ricerca e invenzione sociale, dove il design venga interpretato come una questione contemporanea e non soltanto come patrimonio da conservare. 

Resta da vedere se questa federazione di raccolte, competenze e istituzioni riuscirà a produrre una narrazione condivisa sufficientemente forte da dare alla Francia una voce più riconoscibile sulla scena internazionale del design. Se ci riuscirà, l’esperimento di Saint-Étienne potrebbe diventare un riferimento anche per altri paesi europei, a partire dall’Italia, dove la straordinaria ricchezza delle collezioni e degli archivi del design continua a essere dispersa tra musei, fondazioni e istituzioni che raramente trovano occasioni di coordinamento e rappresentazione comune.

Immagine di apertura: Gae Aulenti, Tavolo Tour, 1993. La mostra inaugurale, Galerie nationale du design, Saint-Étienne, Francia, 2026. Dono di Fontana Arte nel 2009 – Centre Pompidou, Parigi – Musée national d’art moderne - Centre de création industrielle. Foto © Centre Pompidou, Mnam-cci/Philippe Migeat/Dist. GrandPalaisRmn. © Gae Aulenti

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