C’è un mondo parallelo in cui Jannik Sinner non è il tennista più letale della sua generazione, ma uno sciatore: uno di quelli che, in questi primi mesi freddi del 2026, starebbero combattendo per una medaglia ai Giochi tra Milano e le Dolomiti. Non è una suggestione poetica. Prima di scegliere il tennis, Sinner è stato junior campione di slalom gigante. A otto anni ha dovuto decidere tra due traiettorie. Molti dei suoi amici e compagni di allora sono davvero in pista, a giocarsi un podio. Il look one-of-one costruito con Nike e con Acg sembra arrivare proprio da lì, da quella vita parallela mai del tutto archiviata.
Jannik Sinner campione di sci? Grazie ad Air, Nike trasforma in design questa vita parallela
Da Acg alla giacca Milano, abbiamo parlato con il capo design Martin Lotti di come Air stia uscendo dalla scuola per diventare architettura dell’abbigliamento. A partire dalla incredibile capsule con il campione italiano di tennis.
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- La redazione di Domus
- 11 febbraio 2026
Acg — All Conditions Gear — nasce alla fine degli anni Ottanta come linea dedicata all’outdoor, pensata per adattarsi a ogni clima e a ogni terreno. Non è mai stata semplicemente una collezione tecnica: è un laboratorio parallelo dentro Nike, uno spazio in cui sperimentare con materiali, funzionalità e cultura del paesaggio. Negli ultimi anni Acg era diventata una presenza quasi di culto, amatissima dai cool kids e dalle tribù urbane dell’outdoor. Un brand dentro il brand, più citato che davvero centrale. Ora sembra pronta a un ritorno prepotente in scena.
A volte devi dimenticare il passato per creare il futuro.
Martin Lotti, Chief Design Officer di Nike
In questo contesto, Sinner è una scelta tanto inattesa quanto perfetta.
“Non penseresti a Sinner in Acg a prima vista,” racconta Martin Lotti, Chief Design Officer di Nike. “Ma se scavi un po’ più a fondo, scopri la sua storia di campione junior nello sci. Capisci quanto sia autentico.”
Il team è volato fino a Melbourne per i fitting personalizzati. “Stiamo cercando di catturare lo spirito e la persona,” dice Lotti. “Non solo la performance.”
“Se pensi a Sinner, non è rumoroso, ma è potente. Ed è quello che abbiamo cercato di fare con il design: non rumoroso, ma potente.” Il minimalismo diventa traduzione di carattere. E poi ci sono i dettagli: un moschettone in argento puro, ispirato alle mappe altimetriche delle Alpi, inserito come segno discreto di provenienza.
Il risultato è un sistema di abbigliamento nero, scultoreo, ultracool: volumi ampi, silhouette a bozzolo, un’eleganza trattenuta che intercetta tanto la svolta di stile resa mainstream dalla Balenciaga di Demna quanto certe estetiche americane scure e codificate, fino a sfiorare il gorpcore quando l’outdoor diventa linguaggio culturale.
Performance, stile, anima
Trasformare l’identità in prodotto, la storia personale in un racconto universale da portare addosso. Costruire capi che sono bellezza e performance, ma anche memoria, genealogia, puro storytelling. Questa è una delle grandi forze di Nike, capace di un design talmente preciso da incidere la memoria degli atleti anche nei dettagli dei capi e delle scarpe a loro dedicati.
“Un buon prodotto Nike deve avere performance, stile e anima,” spiega Lotti. “Se non è nuovo e migliore, non merita uno swoosh.” La collaborazione con Sinner non è un episodio fashion, ma il sintomo di una visione più ampia.
Air oltre la suola
Abbiamo incontrato Lotti a Milano in occasione di Unlimited Air, momento in cui Nike ha raccontato la nuova fase della piattaforma Air. Introdotta nel 1978 come tecnologia di ammortizzazione basata sull’aria pressurizzata, Air è stata per decenni una capsula dentro una scarpa: leggera, visibile, iconica. Oggi sta cambiando scala. “L’airbag non è più dentro la giacca,” dice Lotti. “L’airbag è la giacca.”
Con la Therma-Fit Air Milano Jacket, Air entra strutturalmente nell’abbigliamento. Indossata dagli atleti del Team Usa durante le cerimonie di premiazione invernali, permette di regolare l’isolamento controllando la quantità di aria all’interno del capo. L’aria diventa infrastruttura. “È il capo di abbigliamento più complesso che abbiamo mai costruito,” ammette Lotti. Semplice nell’idea — usare l’aria come isolante — estremamente complessa nella realizzazione. I volumi sono scolpiti attraverso dati e body mapping sviluppati dal Nike Sport Research Lab, unendo ingegneria di precisione e design sofisticato.
Accanto a questa evoluzione “calda”, Radical AirFlow lavora sul versante opposto: il raffreddamento. “Catturi l’aria, la comprimi, ne aumenti la velocità e poi la rilasci.”
L’aria viene intrappolata, compressa, accelerata e rilasciata per favorire l’evaporazione del sudore. Un principio fisico, quasi meccanico, che trasforma l’aria in turbina naturale. Stesso medium, due funzioni opposte: scaldare e raffreddare.
Logico e illogico
“A volte devi dimenticare il passato per creare il futuro,” dice Lotti. “Affrontiamo il progetto sia in modo logico sia in modo illogico.” Una maglia a maniche lunghe come Radical AirFlow nel caldo estremo può sembrare illogica. Più copertura sembra più calore. E invece è il contrario: più superficie significa più interazione con l’aria, più evaporazione, più raffreddamento.
Un buon prodotto Nike deve avere performance, stile e anima. Se non è nuovo e migliore, non merita uno swoosh.
Martin Lotti
Design controintuitivo: come un mondo parallelo in cui un tennista avrebbe potuto essere sciatore.
Dal piede al corpo
Per Lotti oggi Nike non progetta solo per la performance in gara, ma per l’intero percorso dell’atleta — prima, durante e dopo. L’esperienza completa. Air non è più soltanto ammortizzazione. Non è più soltanto un’icona nella suola. È diventato un linguaggio progettuale che attraversa il corpo, dal piede al torso, dalla scarpa all’abbigliamento.
E quella storia — quella deviazione possibile — diventa la metafora perfetta per raccontare un’altra deviazione: quella di Air, che esce dalla scarpa per occupare un territorio più ampio. A volte, per creare il futuro, bisogna accettare l’illogico.
Immagine di apertura: Unlimited Air, l'evento di Nike ospitato da Drop City a Milano. Courtesy Nike