Dieter Rams, il primo e l’ultimo dei designer, nel nuovo film di Gary Hustwit

Con una struttura narrativa minimalista e un’estetica sofisticata, pur senza sprechi, il documentario di Hustwit, regista di Helvetica e Objectified, raccontare la ricerca e la vita di “Mr. Braun”.

Il design secondo Dieter Rams è una questione complessa e come molte ricerche complesse racchiude un principio semplice: “Meno, ma meglio”.

“Cos’è un buon design? Il design è la totale configurazione di un prodotto: la sua forma, il colore, il materiale e la costruzione. Non puoi capire un buon design senza capire le persone. Perché sia capito da tutti, il design deve essere il più semplice possibile. Il tempo del design spensierato per un consumo spensierato è finito”.

L’esplorazione del mondo Rams nel documentario di Gary Hustwit inizia con queste frasi scarne (un rimando ai famosi 10 principi del design che non verranno elencati se non a metà film) scritte su una macchina per scrivere Valentine (Rams è un grande estimatore di Ettore Sottsass: “Voleva fare qualcosa di completamente diverso, non qualcosa che fosse prodotto, ma solo dimostrato”). La trama delicata coglie sfumature poco conosciute e intime, che aiutano a comprendere la filosofia del leggendario designer.

La grande presenza scenica sottolineata nelle primissime riprese e che ha contribuito all’elezione di Rams al titolo Mr. Braun (“Si voleva mettere un nome e una faccia a questa nuova estetica e posizione nei confronti del design, nonostante Rams abbia sempre riconosciuto e sottolineato il contributo dei suoi collaboratori, nome per nome”, spiega in uno dei suoi numerosi interventi che punteggiano il documentario Sophie Lovell, autrice del libro Dieter Rams: As Little Design as Possible, edito da Phaidon) nasconde in realtà una profonda sensibilità nella percezione del mondo e nella conoscenza della dimensione umana. Aspetti che Hustwit riesce a intercettare e comunicare grazie a un accesso privilegiato alla sfera privata del designer, ma anche seguendolo nelle riunioni con i collaboratori, alle conferenze e durante gli interventi in occasioni delle mostre a lui dedicate.

Gary Hustwit, RAMS, official trailer, 2018

Le parole di Rams scandiscono il ritmo del film – tra memorie del passato, riflessioni sul presente, preoccupazioni per il futuro – e i suoi gesti minimi che hanno come teatro innanzitutto la sua casa a Kronberg, sempre la stessa, circondato dai suoi oggetti in un progetto di spazio totale.

Empatia, collaborazione e condivisione sono tratti che emergono da queste riflessioni: alla domanda su come superare la mediocrità, la risposta è negli altri e non nel proprio ego: “Trovando le persone giuste che sappiano realizzare qualcosa attraverso la collaborazione, che sappiamo pensare al di là di ciò di cui sono responsabili giorno per giorno, in grado di pensare cosa sarà la società del futuro”. Il design inizia da qui: dalla preoccupazione per la società, la sua evoluzione, i suoi comportamenti con l’obiettivo di migliorarne condizione con strumenti che siano i più semplici possibili.

Il design inizia da qui: dalla preoccupazione per la società, la sua evoluzione, i suoi comportamenti con l’obiettivo di migliorarne condizione con strumenti che siano i più semplici possibili.

Hustwit interrompe a tratti la narrazione minimalista che predilige il primo piano, l’intervista senza interlocutore e gli interventi di collaboratori e critici con numerose immagini d’archivio che ripercorrono la vita personale prima, quella professionale poi. L’infanzia durante la Seconda guerra mondiale, i primi lavori nella Germania del Dopoguerra, in un clima di grandi cambiamenti e incertezze. La sua formazione da architetto al Technical Arts College di Wiesbaden, una sorta di piccolo Bauhaus; i primi lavori nello studio di Otto Apel a Francoforte, uno dei più grandi studi di architettura del tempo. La sfida con cui approda alla Braun nel 1955 dove scopre la sua vocazione di designer.

La sua carriera di architetto finisce qui, anche se l’architettura come impostazione teorica nei confronti del progetto rimarrà sempre (in particolare un interesse per l’architettura del paesaggio proprio perché in grado di fornire una visione globale a problemi specifici: progettare un’automobile innovativa non è un fatto di tecnologia o di forma: è una questione architettonica, significa prevedere come sarà il sistema di trasporto tra 50 anni, spiega ancora Rams).

Ritratto di Gary Hustwit
Ritratto di Gary Hustwit

“Good design is aesthetic” recita il terzo principio di Rams, ma in un’accezione che rimanda quasi al pensiero zen: un’estetica che non è ricerca di abbellimento (beautification è una parola odiata dal designer) dell’oggetto, ma che deve contribuire a plasmare la propria sfera personale e il proprio benessere. Sono molti i punti di contatto con la cultura giapponese, nella sua vita privata (le immagini in cui Dieter si occupa dei suoi bonsai e del suo giardino giapponese diventano momenti di puro voyeurismo anche se sempre legati all’idea di progetto in un’accezione modernista) e lavorativa. È Naoto Fukasawa a definire Rams “il primo e l’ultimo dei designer: il primo ad affrontare i temi del product design e a darne già allo stesso momento le risposte più accurate”. Non a caso, la Apple guarderà sempre all’insegnamento di Rams, a partire dalla Braun T 3 Radio del 1958, oggetto insuperabile e insuperato nella sua completezza.

Anche se Rams parla d’innovazione, l’oggetto è pensato per essere aggiornato, “re-ingegnerizzato” partendo sempre dall’interno, non per essere formalisticamente ripensato ogni volta secondo le leggi del mercato. “Less, but better” non è solo un’idea alla base del design, ma del comportamento: è un’attitudine a eliminare lo spreco in termini concettuali, prima ancora che materiali. E, non a caso, sempre in anticipo sui tempi, incluso nei 10 principi del design di Rams è il concetto di ecologia: gli oggetti non sono concepiti e disegnati in quanto tali, ma come componenti di insiemi più ampi, lo spazio antropizzato, l’ambiente, per cui la soluzione più semplice diviene anche quella ecologicamente (ed economicamente) più corretta. Proprio come il sistema ad acqua che alimenta ancora la funicolare di Neroberg Park a Wiesbaden, osservata con stupore dagli occhi del bambino Dieter.

Hustwit riesce nella difficile operazione di raccontare la ricerca di Rams con lo stesso sguardo, con una struttura narrativa minimalista e un’estetica sofisticata, senza sprechi. Musica di Brian Eno.

In apertura: Dieter Rams, radio Braun T1000, 1964  

Film:
RAMS
Diretto da:
Gary Hustwit
Anno:
2018

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