San Francisco. L’integrità senza compromessi di Donald Judd

Gli arredi dell’artista americano sono in mostra al SFMOMA assieme alle fotografie degli spazi in cui ha vissuto e degli oggetti che ha collezionato.

Nuovi pezzi disegnati dall'artista e messi a disposizione dei visitatori fuori da “Donald Judd: Specific Furniture”, 2018 (vista della mostra SFMOMA). Foto Katherine Du Tiel

Il Museum of Modern Art di San Francisco ospita “Donald Judd: Specific Furniture”, una mostra per svelare la logica alla base dei progetti degli arredi dell’artista americano. La narrazione della sua logica visiva è richiesta ai suoi stessi pezzi e a quelli della sua collezione, insieme alle fotografie degli spazi in cui visse, dove questi ultimi coesistevano. Sedersi, toccare e contemplare: i visitatori sono invitati a sperimentare i pezzi dell’artista prima e dopo la mostra.

In “Donald Judd: Specific Furniture”, il lavoro dell’artista dialoga intensamente con pezzi provenienti dalla sua collezione - come lo stool 60 di Alvar Aalto (1932-33), la MR Side Chair di Ludwig Mies van der Rohe (1927) e la Red Blue Chair di Gerrit Rietveld – intesi dall’artista come pezzi sia per l’uso sia per la contemplazione. Durante la sua vita, l’artista ha realizzato composizioni di questi pezzi, ambientate nei luoghi in cui ha vissuto e lavorato, in particolare nella sua casa di New York a 101 Spring Street, SoHo, e la sua residenza a Marfa, nel Texas occidentale, ora sedi della Judd Foundation.

Judd's architecture studio at Judd Foundation, Marfa, Texas. Copyright Judd Foundation. Photo Matthew Millman
Lo studio di architettura alla Judd Foundation, Marfa, Texas. Copyright Judd Foundation. Foto Matthew Millman

Formatosi in arte e filosofia alla Columbia University, Judd (1928-1994) intendeva l’arte e la progettazione degli arredi come pratiche contigue; i lavori in questi campi condividono una logica visiva comune, basata su uno studio su proporzioni e materiali. Tuttavia, la specificità delle discipline era chiara nella mente dell’artista, e come gli stesso affermò “L’arte e l’oggetto d’uso sono divisi dalla frontiera della funzione; concepire un oggetto d’uso come a un’opera d’arte – o viceversa, un’opera d’arte adattata a oggetto d’uso – vuol dire fare una brutta opera d’arte e un brutto oggetto”. La comprensione della specificità delle discipline in cui Judd si applicava, è strutturale nel suo lavoro ed emerge ancor più chiaramente nella configurazione spaziale degli spazi domestici e lavorativi di Marfa, dove ogni edificio disperso nel ranch serve una funzione specifica: uno studio d’arte, uno studio di architettura, un ufficio per la scrittura, una biblioteca e diverse installazioni scultoree a grande scala. L’integrità del lavoro di Judd sulla progettazione degli arredi consiste nello spogliamento dall’ornamento e la riduzione concettuale all’inevitabile dialogo tra funzione, forma e materiale, in cui “la forma non deve necessariamente seguire la funzione, ma non deve violarla”.

Note: entrambe le citazioni sono tratte dal testo di Emanuela Frattini Magnusson, A New York, A Eichholteren, da Domus 759, aprile 1994.

Donald Judd a Eichholteren, 1990. Courtesy Judd Foundation, copyright FBM Studio. Foto Franziska & Bruno Mancia
Donald Judd a Eichholteren, 1990. Courtesy Judd Foundation, copyright FBM Studio. Foto Franziska & Bruno Mancia
Titolo della mostra:
Donald Judd: Specific Furniture
Date di apertura:
14 luglio – 4 novembre 2018
Sede:
SFMOMA – San Francisco Museum of Modern Art
Indirizzo:
151 Third Street, San Francisco, California 94103, USA

Ultimi articoli di Design

Altri articoli di Domus

Leggi tutto
China Germany India Mexico, Central America and Caribbean Sri Lanka Korea icon-camera close icon-comments icon-down-sm icon-download icon-facebook icon-heart icon-heart icon-next-sm icon-next icon-pinterest icon-play icon-plus icon-prev-sm icon-prev Search icon-twitter icon-views icon-instagram