Questo articolo è stato pubblicato su Domus 963, novembre 2012
Alcuni momenti della storia dell'arte e dell'architettura sono stati caratterizzati da vivaci identità di gruppo: basti pensare al Bauhaus o, prima, alle avanguardie storiche, quando fazioni contrapposte dibattevano del futuro della cultura come se la realtà si potesse trasformare con un'opera corale. Nel mondo della creatività, oggi, è più raro trovare individui che condividano la propria visione e che si trasformino in un corpo unico, tanto
nell'arte quanto nel design e nell'architettura; quando accade, i risultati sono altresì
straordinari, come se più teste pensanti e funzionanti all'unisono potessero amplificare il potenziale immaginario con risultati di eccellenza.
Il gruppo di artisti britannici UVA (UnitedVisualArtists) — collettivo formatosi a Londra nel 2003 e composto da Matthew Clark, Chris Bird e Ash Nehru — è maestro nell'indagine tecnologica traslata e filtrata in potenti operazioni scenografiche, di particolare ricercatezza espressiva. Specializzati nella realizzazione di vere e proprie performance spettacolari, create grazie all'uso originale dell'illuminazione e al gioco di proiezioni video (iniziarono come supporto scenico per concerti musicali di Massive Attack, U2, Battles e Jay-Z) gli UVA hanno ampliato il loro raggio d'azione grazie alla collaborazione di professionisti del design, dell'architettura e dell'ingegneria, ma anche di altri artisti visivi e con l'aiuto di strumenti avanzati di comunicazione interattiva. La loro creatività multimediale centra l'obiettivo di coinvolgere il pubblico e di affascinarlo. Dopo il progetto Hereafter del 2007, presentato a Tokyo, Belsay e Londra, dove uno specchio gioca con gli spettatori nascondendo la rielaborazione di filmati, nel 2010 hanno presentato la spettacolare illuminazione notturna permanente di 90 metri Canopy, installata in Maple Leaf Square a Toronto (ispirata alle passeggiate nei boschi e ai raggi di luce tagliati dalle foglie), in grado di rapire l'attenzione dei passanti grazie a migliaia di moduli identici che si accendono e si spengono a intermittenza modulare, come in una danza di ombre: forme astratte e geometriche lontane dalla natura, ma capaci di ricondurci a questa in maniera inedita.
La forza dei numeri
Tre studi professionali basano la loro attività sul lavoro di squadra e sui network: CKR, insieme da anni nello stesso studio, su progetti multidisciplinari; UVA con un team di collaboratori internazionali per ogni installazione; e KiBiSi, che lavora insieme a distanza, durante la notte.
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- Maria Cristina Didero
- 12 novembre 2012
- Londra-Copenhagen-Stoccolma
Sarà invece inaugurata quest'autunno Sound Wave, commissionata dalla municipalità di Bristol (Bristol City Council for Hengrove Park Leisure Centre). Si tratta di una scultura ound-responding installata all'interno della piscina pubblica, in grado di generare onde di luce sulla base di diversi livelli di attività del centro sportivo; gli input audio sono filtrati da specifiche frequenze dell'ambiente circostante, tradotti e convertiti in raggi luminosi che attraversano la superficie della scultura creando una mappa spaziale in continua mutazione. L'ispirazione proviene dalla risposta delle onde sulla superficie dell'acqua; la scultura è costituita da un disco retroilluminato da linee concentriche di led (ognuna controllata autonomamente) della misura di tre metri e mezzo di diametro, realizzate in Corian e alluminio, capaci di creare un movimento concentrico ritmato. Una texture di linee sottilissime fresate sul fronte del disco evoca l'effetto della caduta della goccia nell'acqua.
L'ultima avventura del gruppo inglese sull'indagine della scultura in macro-scala, ma soprattutto sul se e come la nostra società sia pronta ad accogliere una forma di vita tecnocratica, si chiama Origin, un cubo di 10 metri per lato voluto da The Creators Project New York — realizzato in collaborazione con lo studio Scanner, che ne ha curato la colonna sonora — e presentato l'anno scorso nel quartiere di Dumbo a Brooklyn (e a breve a San Francisco). Installato nelle vicinanze del Brooklyn Bridge, è un cubo di luce che interferisce e al tempo stesso riflette la città, suscitando reazioni in coloro che si avvicinano. Origin è il culmine delle indagini avviate con Orchestrion, opera di stage design creata dal gruppo di base a Londra per il festival musicale Coachella 2011. Per uva, "lavorare in team è come suonare in una band: bisogna essere innanzitutto intuitivi. L'unico modo per raggiungere il successo è la perfetta combinazione delle diverse personalità e qualità".
Per KiBiSi, l’intensa collaborazione avviene soprattutto di notte, tramite un continuo flusso di confronto via email
Il collettivo danese KiBiSi di base a Copenaghen, composto da Lars Larsen, Bjarke Ingels e Jens Martin Skibsted, con rispettivi studi alle spalle: nell'ordine Kilo Design, studio di design industriale di Lars Holme Larsen, lo studio di architettura di Bjarke Ingels BIG e Skibsted Ideation di Jens Martin Skibsted, anche fondatore del marchio Biomega. I KiBiSi sono una triade creativa d'avanguardia che ha alle spalle commissioni per le più importanti aziende del settore del design internazionale, tra cui il corpo illuminante a goccia Silverback per il colosso del nord Louis Poulsen. La loro attività spazia da progetti di life-style alla realizzazione di biciclette high-tech, ma è più corretto dire che il gruppo si occupa di cultura contemporanea, con la missione di dare vita a nuove opportunità per la creatività applicata alle diverse arti, sfruttando il know-how di ogni suo membro per guardare al progetto da più prospettive e sintetizzarlo al meglio. Sono in fase di lancio Bulb Fiction per Lightyears, una serie di lampade a sospensione e da terra con dettagli contemporanei, e oko Bike, un'estensione della collezione di biciclette Biomega Bike. La prima, accesa, è un omaggio all'iconica lampadina incandescente, rivisitata in chiave moderna, mentre il nome dell'oggetto gioca con il riferimento alla cultura pop di Pulp Fiction; la oko Bike, invece, presenta fari integrati anteriori e posteriori con struttura per metà in carbonio e per metà in alluminio, è realizzata in tre diverse dimensioni e ambisce a divenire una delle biciclette più leggere e funzionali presenti sul mercato. Selezionata da Zahid Sardar per il suo libro 100 Best Bikes e pensata come sorella naturale di quella disegnata da Marc Newson, la oko Bike fa parte del portfolio della Biomega, azienda fondata nel 1998 e che, attraverso la collaborazione con designer contemporanei, punta a ridefinire il concetto stesso di bicicletta nel contesto urbano, per metterla in competizione diretta con l'automobile e migliorare la vita in città. "Lavorare in team per professionisti che hanno precedentemente avviato una loro impresa è un'esperienza estremamente arricchente", dicono i KiBiSi. Perfettamente complementari nella loro discrasia, pensano al lavoro di squadra come a un plus fortificante: Lars si può svegliare da sonni agitati per soffermarsi per ore e ore su ogni piccolo dettaglio e dare seguito al meglio a ogni progetto; Bjarke è focalizzato sull'analisi della visione progettuale da una prospettiva sociale, ripartendo da zero se non è soddisfatto; Jens Martin Skibsted rimarca lo scandire dell'interazione tra i membri del gruppo, sottolineando come "l'intensa collaborazione avviene soprattutto di notte, tramite un continuo flusso di confronto via email".
È sempre nordico il terzo collettivo che prendiamo in esame. Lo studio CKR, acronimo di Claesson Koivisto Rune, è stato fondato a Stoccolma nel 1995 da Mårten Claesson, Eero Koivisto e Ola Rune. Inizialmente avviato come puro studio di architettura, è l'interesse per la multidisciplinarietà dei suoi membri a spingerlo ad aprirsi al product design, avviando collaborazioni con aziende come Cappellini e Artflex. L'ultima nata è una collezione di mobili pensata per Discipline, il nuovo marchio made in Italy che ha debuttato allo scorso Salone del mobile di Milano. Claesson Koivisto Rune sono gli artefici di una tipologia di architettura pulita e lineare in sintonia con la tradizione scandinava, ma sempre sorprendentemente innovativa, declinata al design di prodotto rispettandone i principi cardine e utilizzando materiali naturali, quali lana, legno, pelle e bambù, trattati con lavorazioni e finiture sostenibili in linea con il claim della neonata azienda: "beautifully designed–consciously made". E questo perché, secondo CKR, oltre all'occhio, che deve essere appagato, anche il tatto gioca un ruolo fondamentale per realizzare un prodotto soddisfacente, mentre la sua concezione deve sempre rispondere a precise regole etiche. Le linee geometriche abbinate al legno nero opaco o a colori intesi come il rosso Ferrari caratterizzano la collezione Kami (in giapponese significa carta) di Discipline, dal sottile profilo bidimensionale. L'idea alla base della collezione è una e semplice: cercare di riprodurre mobili dallo spessore sottilissimo, come la carta, appunto. Il trio scandinavo intraprende questa impresa ambiziosa in Kami Metallo, famiglia di tavolini dal sottile profilo bidimensionale interamente di metallo; in Kami Pelle, divano e poltrona dal sottile profilo rivestito; in Kami Bamboo, combinazione tra bambù e metallo per il tavolo da pranzo o da riunioni, e per il tavolino-panca dal sottile profilo bidimensionale, interamente di bambù.
L'intuizione di unire le proprie forze e le proprie specifiche capacità professionali per una causa comune contribuisce a donare ai gruppi che lavorano con la creatività nelle sue diverse declinazioni una possibilità in più: saper mediare le proprie opinioni e cercare un contraddittorio efficace sono atteggiamenti propedeutici per alimentare le intuizioni che provengono da altri cervelli. Disciplinata multidisciplinarietà e sintonia corale. "Essere parte di qualcosa che è più grande di se stessi, ma impossibile da ottenere senza il proprio contributo, può davvero essere una grande fonte di gioia. Anzi: è pura forza", concludono CKR.