Alcuni momenti della storia dell'arte e dell'architettura sono stati caratterizzati da vivaci identità di gruppo: basti pensare al Bauhaus o, prima, alle avanguardie storiche, quando fazioni contrapposte dibattevano del futuro della cultura come se la realtà si potesse trasformare con un'opera corale. Nel mondo della creatività, oggi, è più raro trovare individui che condividano la propria visione e che si trasformino in un corpo unico, tanto nell'arte quanto nel design e nell'architettura; quando accade, i risultati sono altresì straordinari, come se più teste pensanti e funzionanti all'unisono potessero amplificare il potenziale immaginario con risultati di eccellenza.
Il gruppo di artisti britannici UVA (UnitedVisualArtists) — collettivo formatosi a Londra nel 2003 e composto da Matthew Clark, Chris Bird e Ash Nehru — è maestro nell'indagine tecnologica traslata e filtrata in potenti operazioni scenografiche, di particolare ricercatezza espressiva. Specializzati nella realizzazione di vere e proprie performance spettacolari, create grazie all'uso originale dell'illuminazione e al gioco di proiezioni video (iniziarono come supporto scenico per concerti musicali di Massive Attack, U2, Battles e Jay-Z) gli UVA hanno ampliato il loro raggio d'azione grazie alla collaborazione di professionisti del design, dell'architettura e dell'ingegneria, ma anche di altri artisti visivi e con l'aiuto di strumenti avanzati di comunicazione interattiva. La loro creatività multimediale centra l'obiettivo di coinvolgere il pubblico e di affascinarlo. Dopo il progetto Hereafter del 2007, presentato a Tokyo, Belsay e Londra, dove uno specchio gioca con gli spettatori nascondendo la rielaborazione di filmati, nel 2010 hanno presentato la spettacolare illuminazione notturna permanente di 90 metri Canopy, installata in Maple Leaf Square a Toronto (ispirata alle passeggiate nei boschi e ai raggi di luce tagliati dalle foglie), in grado di rapire l'attenzione dei passanti grazie a migliaia di moduli identici che si accendono e si spengono a intermittenza modulare, come in una danza di ombre: forme astratte e geometriche lontane dalla natura, ma capaci di ricondurci a questa in maniera inedita.
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