Gucci Museo

Per il 90° anniversario del brand, Gucci apre un museo e condivide con la città il suo ricco archivio.

In piazza della Signoria a Firenze, nel Palazzo della Mercanzia accanto a Palazzo Vecchio, ha inaugurato a fine settembre il Gucci Museo. Il nome (la parte inferiore terminata nel 1362 e quella superiore nel 1540) deriva dall'essere stato la sede di tutela delle Arti. L'edificio nella sua vita recente è stato sede di una banca, per trasformarsi, quando Frida Giannini è diventata direttore creativo di Gucci nel suo quartier generale, occupato, in quello che era il caveau della banca, dall'archivio. Definito dalla volontà di Tom Ford (le tormentate vicende Gucci avevano dissipato invece di conservare), l'artefice del rilancio di Gucci, l'archivio, con Frida, diventa uno dei motori fondamentali per il suo progetto creativo. Quando poi Giannini decide di portare l'ufficio creativo a Roma, la sua città, e lascia l'archivio a Firenze che è da sempre il luogo della produzione degli accessori, comincia a riflettere sulla possibilità di dare nuova vita al Palazzo, in modo che possa diventare luogo della codificazione della mitologia di un marchio, spazio della narrazione delle sue gesta per dare profondità e valore al presente. Heritage, Forever Now sono le espressioni che ricorrono più spesso anche nelle campagne pubblicitarie.

Nasce allora il progetto del Gucci Museo, un luogo dove condividere con il pubblico le meraviglie dell'archivio, volano di rimandi per la progettazione degli oggetti in vendita nella boutique Gucci a pochi passi in via Tornabuoni, come nelle centinaia di negozi sparsi nel mondo. L'archivio Gucci, come tutti gli archivi di moda, non risponde soltanto alla regola dell'ordine che preserva i materiali, ma anche e soprattutto alle logiche della frammentazione del passato e della sua ricomposizione creativa. È il luogo con cui si deve confrontare il direttore creativo, figura messa a fuoco recentemente nel mondo della moda.
Qui sopra e in apertura: le sezioni dedicate al motivo Flora (non solo i foulard, ma soprattutto il disegno realizzato nel 1966 da Vittorio Accornero che Frida ha sapientemente rilanciato negli ultimi anni). Photo courtesy of Richard Bryant & GUCCI
Qui sopra e in apertura: le sezioni dedicate al motivo Flora (non solo i foulard, ma soprattutto il disegno realizzato nel 1966 da Vittorio Accornero che Frida ha sapientemente rilanciato negli ultimi anni). Photo courtesy of Richard Bryant & GUCCI
Il direttore creativo è l'anima di un marchio che deve necessariamente evolversi conservando una memoria, capace allo stesso tempo di individuare tutti quegli spazi in cui continuare a esprimere la propria identità. In un gioco d'identità che si sovrappongono, il direttore creativo è sospeso a metà fra il rabdomante e il genetista: insegue visioni del futuro e manipola il codice genetico che definisce il marchio. Creative director come curator , o ancora come un regista, capace di tenere insieme la varietà delle professionalità e delle eccellenze che sono necessarie per fare un film.
L'ingresso del Gucci Museo. Photo courtesy of Richard Bryant & GUCCI
L'ingresso del Gucci Museo. Photo courtesy of Richard Bryant & GUCCI
Così succede che anche nella definizione del Gucci Museo Giannini si avvalga di una serie di collaborazioni (architetti, grafici, fashion curator ) per precisare spazi e contenuti, ma alla fine è lei il progettista. Oggi non si ragiona più nella dimensione del museo permanente, non lo fanno i musei di moda che ruotano i materiali dei loro depositi, ma non lo fanno nemmeno le grandi istituzioni (come la Tate Modern) che, ritenuti ormai sorpassati i criteri cronologici, espongono le collezioni a rotazione seguendo di volta in volta temi ordinatori. Come non si possono usare criteri allestitivi merceologici da negozio o da catalogo di vendita.
L'installazione <i>Logomania</i>. Photo courtesy of Richard Bryant & GUCCI
L'installazione Logomania . Photo courtesy of Richard Bryant & GUCCI
L'idea allora per l'organizzazione degli spazi (l'area espositiva occupa parte del piano terra e il primo e il secondo piano, mentre gli uffici sono al terzo piano) è quella di definire i temi che fanno parte della storia e della consacrazione del marchio Gucci, lasciando libera una sala come Contemporary Art Space da gestire in collaborazione con la Fondazione Pinault. Una parte del piano terra del palazzo deve però essere aperta alla città, trovano posto allora un caffè, una libreria specializzata in libri di moda, d'arte e di fotografia, dotata di un gift shop ricco di oggetti Gucci Museo, accessibili a tutti, mentre accanto, nell'intimità dell'Icon Store c'è l'Icon Collection: una serie di oggetti, come la New Bamboo, in edizione unica per il museo.
Uno degli spazi pubblici del museo al piano terra dell'edificio. Photo courtesy of Richard Bryant & GUCCI
Uno degli spazi pubblici del museo al piano terra dell'edificio. Photo courtesy of Richard Bryant & GUCCI
Per quanto riguarda gli spazi espositivi, la prima difficoltà da superare è quella di dare fluidità a una serie di stanze tra il piano terra, il primo e il secondo piano, molto rimaneggiate nel corso degli anni, senza particolari qualità e che appaiono, in alcuni casi, piuttosto anguste. Quindi la necessità è quella di progettare una struttura in grado di ridefinire lo spazio, lasciando il palazzo sullo sfondo, e che allo stesso tempo possa cambiare, con facilità, il paesaggio che la abita. La soluzione è disegnare una struttura fluida che pone il visitatore al centro. Una struttura in metallo che passa in continuità, da una stanza all'altra, una sorta di acquario con vetrine fuori scala che diventano dispositivi per una serie di Gucci Wunderkammer.
La sezione dedicata al viaggio. Photo courtesy of Richard Bryant & GUCCI
La sezione dedicata al viaggio. Photo courtesy of Richard Bryant & GUCCI
La base è occupata dal tema del viaggio, con i bauli, le valigie e gli accessori e persino una cadillac, che hanno contribuito a fissare Gucci nell'immaginario collettivo e che rappresentano il punto di partenza per ricostruire la storia del marchio (all'inizio Gucci era "valigeria e articoli da viaggio"). Al primo piano invece trovano spazio le sezioni dedicate al motivo Flora (non solo i foulard, ma soprattutto il disegno realizzato nel 1966 da Vittorio Accornero che Frida ha sapientemente rilanciato negli ultimi anni); alle intramontabili borse; alle creazioni da red carpet; agli oggetti preziosi. E una saletta dedicata aalla proiezione di video e film. L'esposizione permanente continua al secondo piano, con lo spazio dedicato alla Logomania e all'evoluzione del monogramma della doppia G; il percorso si chiude con i temi Lifestyle e Sport, un omaggio ai simboli e ai prodotti ispirati ai mondi dello sport e del tempo libero in cui Gucci è maestro qualità e iperboli inventive.
La libreria specializzata in libri di moda, d'arte e di fotografia. Photo courtesy of Richard Bryant & GUCCI
La libreria specializzata in libri di moda, d'arte e di fotografia. Photo courtesy of Richard Bryant & GUCCI
Possiamo dire che in Italia il Gucci Museo è il primo museo di queste dimensioni e di questo impatto mediatico, che interpreta, rimette in circolo e, perché no, anche in discussione i materiali e gli elementi iconici del brand. Ed è interessante per la sfida che lancia, anche inconsapevolmente e con qualche ingenuità dovuta probabilmente a uno sguardo troppo ravvicinato, trasformare quegli spazi (e gli oggetti che li abitano) in luogo per la riflessione culturale sulla storia del marchio e del nostro made in Italy. Maria Luisa Frisa
La sezione dedicata ai gioielli e agli oggetti preziosi. Photo courtesy of Richard Bryant & GUCCI
La sezione dedicata ai gioielli e agli oggetti preziosi. Photo courtesy of Richard Bryant & GUCCI

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