Design Indaba 14: il mondo è migliore con la creatività

Invitato tra i relatori, il designer danese Jens Martin Skibsted ci guida tra le pieghe della più importante conferenza di design africana.

Sono stati Yves Béhar a farmi conoscere Design Indaba e Ravi Naidoo, il suo straordinario fondatore e curatore. Yves definiva Design Indaba semplicemente "il meglio in fatto di convegni di design". Oggi, a distanza di anni, sono qui per confermarlo personalmente.

Che cosa implica essere definiti "i migliori del mondo"? Che specie di animale è in realtà Design Indaba, superlativi a parte? Come si vedrà è di una razza decisamente nuova e diversa, perfino oggi che vive la sua adolescenza.

La scala dell'evento ovviamente non è quella dell'onnipossente Salone del Mobile di Milano, ma per la città si sente circolare una gran vibrazione, insieme con la sensazione che dietro l'iniziativa di Design Indaba ci sono gli abitanti di Cape Town al completo; e – siamo franchi – il clima di Milano non è paragonabile a quello di Cape Town. Il Capo è solo una di quelle deliziose mete. La struttura del convegno è quella del TED dei tempi di Monterey. Anzi, all'ultimo TED ho incontrato Chee Pearlman, Tim Brown e Melanie Griffith per parlare di come reinserire nel TED la D (cioè riportare il design nel TED). Design Indaba è la risposta a questa domanda. Tutto il convegno potrebbe essere integrato nel programma del TED, con un po' di controllo in più sui tempi.

Il leggendario Blue Train collega Pretoria e Città del Capo in un viaggio lungo 27 ore e 1.600 chilometri.

Design Indaba possiede dei tratti esclusivi paragonabili a quelli di Art Basel / Design Miami. Quando si parla di ciò che fa di Design Indaba quello che è, questo è certamente un elemento importante dell'insieme. Quando si corre tra i vigneti sul leggendario Blue Train o in elicottero lungo la costa, contemplando le nuvole che scendono a cascata dalla Table Mountain, indubbiamente si ha la sensazione di essere accolti, come conferenzieri, ben al di là delle aspettative.

Ciò detto Cape Town è una città africana, e l'importanza che il design può avere per noi tutti, senza essere solo una forma insensata di clientelismo da paesi avanzati, indubbiamente prevale. Il design dagli obiettivi positivi per il quale il premio INDEX è famoso si riflette anche nel programma di Design Indaba. Tuttavia, benché i progettisti africani oggi stiano affermando la loro presenza nel mondo (soprattutto i fantasmagorici stilisti dell'Africa Occidentale , ma anche architetti come Issa Diabate, David Adjaye e Francis Kéré) c'è ancora a livello mondiale una carenza di progettisti africani e di produttori di progetti africani. Il che diventa ancor più evidente in presenza, a una manifestazione africana, di una compagine in cui prevalgono gli interventi occidentali. In compenso Francis Keré ha tenuto l'intervento di gran lunga migliore.

Poster di Design Indaba

Nel complesso il programma degli interventi è corroborante. La qualità degli interventi è altissima e scevra da molti dei consueti sospetti. La predilezione di Ravi per il graphic design è ovvia, con un'abbondanza un po' eccessiva, una scelta poco rappresentativamente orientata su grafici idolatrati come Bibliothèque e Oded Ezer e un programma aperto da due presentazioni di grafica coronate dalle celebrazioni dell'ottantesimo compleanno del grande maestro Massimo Vignelli.

Ma in generale le presenze sono equilibrate, con un'equa rappresentanza di esponenti del "design mistico", convinti che la creatività in certo qual modo trascenda il mondo terreno (come Maarten Baas), e del "design pragmatico", che svelano felicemente il loro bagaglio di trucchi del mestiere (come Robert Wong). E comunque nessuno che si ripeta con faciloneria nel suo ruolo. Dror Benshetrit, decisamente mistico per sua stessa ammissione, è apparso sorprendentemente vicino a Buckminster Fuller e ha presentato un sistema strutturale: QuaDror, una struttura a travature ottagonale che può essere imballata in piano e sostenere pesi notevoli.

Design Indaba Expo è la celebrazione locale della creatività "made in Sudafrica". Comprende diversi ambiti, come pubblicità, architettura, artigianato, film, moda, grafica, interior design, new media, editoria e visual media. I progetti sono presentati uno a fianco all'altro senza soluzione di continuità.

Design indaba si distingue inoltre per non avere un tema prevalente. Quindi chi interviene è libero di esprimersi senza far lezione. Perciò certe presentazioni delle proprie opere possono ridursi all'essenza dell'autobiografia. Come per esempio quella di Michael Wolff, il grande vecchio del branding, ridotta a poetici disegni d'animali, e quella di Dana Arnett sull'iconografia americana classica.

Il convegno è davvero stupendo, e fonte di novità feconde, nonché introduzione a una quantità di manifestazioni come la Design Indaba Expo con il suo festival cinematografico.

Design Indaba Expo mette in mostra il miglior design locale: prodotti originali, contemporanei e innovativi tutti realizzati in Sudafrica.

Jens Martin Skibsted, operatore culturale, direttore creativo, designer. Il lavoro del designer danese Martin Skibsted, socio fondatore di Skibsted Ideation, di KiBiSi e di Biomega, è noto in tutto il mondo. È Young Global Leader del World Economic Forum e membro del Global Agenda Council on Design. Nel 2009 è stato cofondatore con Lars Holme Larsen e Bjarke Ingels del gruppo di design KiBiSi. Nel 2010 ha ottenuto l'Europe 40 Under 40 Design Award. Skibsted è celebre soprattutto per le sue biciclette: nel 1998 ha fondato Biomega, l'unica società del mondo produttrice di biciclette di lusso. Con particolare riguardo alle applicazioni nell'ambiente urbano le sue biciclette sono in competizione con le auto per la preminenza in città e per la comodità. Le sue biciclette sono apparse su numerose riviste e in molti musei e mostre di tutto il mondo. Fanno parte, tra l'altro, delle collezioni dello SFMoMA, del MoMA e di Le CNAP. La sua bicicletta Copenhagen viene considerata una nuova icona del design danese e la versione da donna è stata di recente premiata con il Good Design Award.

Il lavoro di una scuola d'arte di Città del Capo
Massimo e Lella Vignelli