Concorso
Lo scorso settembre il Ministero della Cultura del governo thailandese, insieme con il Consiglio degli Architetti, ha deciso di lanciare un concorso internazionale di progettazione per la costruzione di un Memoriale dedicato alle vittime dello tsunami (www.tsunamumemorial.or.th). Il concorso, in due fasi, ha visto una partecipazione di 379 gruppi di progettazione, provenienti da 43 Paesi diversi. La giuria della prima fase, conclusasi il 15 dicembre, ha selezionato cinque gruppi che il 2 maggio prossimo presenteranno i progetti definitivi.
Spettri
Con una cerimonia presenziata da un gruppo di monaci buddisti, chiamati per allontanare i fantasmi delle decine di turisti e dipendenti che persero la vita lo scorso anno, qualche settimana fa è stato riaperto uno dei principali resort turistici della costa di Khao Lak. Dove era, come era.
Rimozione e turismo
Lungo le coste thailandesi del Mare di Andaman si è ricostruito con una rapidità imprevista e senza particolari attenzioni al rischio tsunami. I grandi resort turistici sono stati ricostruiti rispettando fedelmente la posizione e le strutture originarie. Le case dei villaggi dei pescatori e quelle dei commercianti lungo le strade – spazzate via dalle tre ondate del 26 dicembre – sono state rimpiazzate da migliaia di piccoli edifici prefabbricati (per lo più finanziati da ONG e dalla cooperazione internazionale).
Memoriale
A Khao Lak, centinaia di turisti visitano ogni giorno l’imbarcazione della marina militare spinta dalle onde dello tsunami a fianco della strada costiera principale, che corre a circa tre chilometri dalla spiaggia.
Il Memoriale nel parco
Il Parco Nazionale di Khao Lak, la penisola scelta per la costruzione del Memoriale, si trova nella provincia di Phang Nga (a pochi chilometri dall’isola di Pukhet), uno dei luoghi più colpiti – 4.225 morti e 1.655 dispersi – dal disastro dello scorso dicembre. La pendenza delle due colline che abbracciano la spiaggia è stata considerata come una garanzia di protezione del Memoriale rispetto al rischio di un nuovo tsunami.
Ancora?
Dal 26 dicembre 2004 a oggi, ci sono state più di 3.000 scosse telluriche lungo la crepa tra le due placche – quella continentale e quella peninsulare – che corre da Sumatra fino al centro dell’Oceano Indiano. Di queste, quasi 500 erano vicine alla magnitudine 5, quella che si associa a un primo rischio tsunami.
26.12.2004
Come un profondo crepaccio che si apre in un ghiacciaio, la crepa sottomarina creatasi a circa 30 chilometri di profondità al largo di Sumatra ha percorso in dieci secondi 1.400 chilometri di fondali oceanici, provocando tre successive ondate di tsunami che hanno travolto le coste indonesiane, quelle indiane e perfino quelle – lontanissime – dell’Africa Orientale.
Fai da te
In una grande stanza alla periferia di Bangkok, una dozzina di giovani tecnici segue 24 ore su 24 lo stato dei movimenti tellurici, calcola la distanza dalle coste e il tempo di avvicinamento delle onde. L’ipotesi di un’unica stazione di controllo transnazionale è caduta – paradossalmente – proprio per l’eccessiva sensibilità dei sensori sottomarini, capaci di rilevare ogni piccolo movimento dei vettori militari nel Mare di Andaman.
Vibrazione
Lo tsunami inizia con una vibrazione impercettibile che scorre per chilometri fino a quando non incontra le coste; qui, a seconda del grado di pendenza dei fondali costieri, si trasforma in un’onda di altezza variabile. La condanna delle coste thailandesi (dove il declivio dei fondali è graduale) e la salvezza delle Maldive, che sono invece veri e propri cucuzzoli a strapiombo sull’oceano, si è giocata tutta qui.
Wireless e sirene
I sistemi d’allarme sono un misto di alta tecnologia e di passaparola. Alla prima segnalazione di una scossa vicina al 5° grado partono automaticamente 5.000 sms che avvisano le principali istituzioni del governo centrale e locale, i centri di emergenza e la rete dei resort turistici. Se confermato, l’allarme viene replicato con alcune istruzioni per l’evacuazione delle coste, grazie a un secondo invio di sms, e-mail, fax e una comunicazione in diretta televisiva e radiofonica. Fino all’ultimo avviso, lanciato dalle 120 torri di allarme (impalcature in acciaio con altoparlanti), che il governo sta facendo costruire lungo le coste e nei villaggi.
Plodprasop Suraswadi
Vice-ministro per l’Ambiente e le risorse naturali in Thailandia, direttore esecutivo del National Disaster Warning Center. A lui arrivano le prime segnalazioni di movimenti tellurici sottomarini. A lui solo spetta la responsabilità di decidere, in pochi minuti, se rinunciare a dare qualsiasi allarme, aspettare informazioni più precise o scegliere di evacuare le zone costiere.
Si ringrazia: National Disaster Warning Center Thailand, the Competition Organizing Committee for the Tsunami Memorial Project, the Council of Architects Thailand, the Ministry of Culture, the Office for Contemporary Arts and Culture per i dati, le informazioni e il supporto
Sulla collina, un gruppo di prismi bianchi avvinghiati attorno a una corte circolare. Intimità e scorci di panorama. Invito al raccoglimento e illusione di una protezione (sbrecciata). Il progetto finalista è di Liang Hou (Cina)
Coni di acciaio rivestiti di pelli leggere, prismi a forma di pagoda e capanna che bucano la vegetazione. Il progetto finalista di Ana Somoza Jiménez, Angel Martinez, Eva Sebastiàn Penin e Raquel Lozano (Spagna) interpreta il Memoriale come landmark per turisti
Un grande viadotto vicino alla spiaggia, a cavallo tra i due versanti collinari. Un edificio-ponte rivestito di foglie di bambù. L’infrastruttura techno-esotica è proposta da VeeV Design (Raveevarn Choksombatchai e William Oren, con Andrew Shanken, USA), uno dei cinque gruppi finalisti
Centinaia di luci sotto la superficie dell’oceano. Di giorno nulla. La penisola è intatta. L’architettura è spostata lungo la strada. Il progetto finalista di Richard Weller e Gary Marinko, con Mike Rowlands e Bruce Rowe (Australia) è una sottolineatura
Il bosco e le luci dal cielo. Il bosco e le luci verso il cielo. Il bosco percorso da schegge di luce. Pillole di fantascienza come alternativa alla sacralità del lutto
