Andare a vedere questa retrospettiva, curata da Beppe Finessi e aperta alla Triennale di Milano fino al 21 aprile, è un po’ come andare a trovare un vecchio amico. Nelle sale, ogni oggetto e ogni disegno parla di lui, del suo modo di lavorare e di creare. E lo fa in modo diretto, con un tono quasi confidenziale. L’"amico" in questione è uno dei più brillanti architetti italiani degli ultimi cinquant’anni, Angelo Mangiarotti, che ha da poco compiuto ottant’anni. In mostra, ci sono le sue opere più importanti: la Chiesa di Baranzate (vicino a Milano), la casa di via Quadronno a Milano e la serie di tavoli Eros, per citarne solo tre.

Ogni progetto – l’esposizione propone 15 architetture, 19 prodotti di design e 13 sculture - offre il pretesto per raccontare un diverso metodo di lavoro, dove gli ingredienti principali sono architettura, ingegneria, design e arte, "mixati" in modo sapiente con dosi e proporzioni sempre diverse. Come può una mostra di architettura risultare tanto diretta e coinvolgente? Presentando un edificio, non tanto come un insieme di mattoni, travi e pilastri, ma come il risultato di un processo creativo. Attraverso frammenti di interviste, filmati e con le sue stesse parole Mangiarotti si racconta.

Un’altra opera creata ad hoc per l’esposizione è la scultura "Genesi" in marmo bianco di Carrara che sarà donata alla città di Milano.

Non poteva mancare un volume, dedicato al "lato b" della sua opera, ovvero una quarantina dei lavori meno conosciuti e meno visti, i progetti rimasti tra la matita e la carta, quelli inediti o perduti e le testimonianze degli amici e dei colleghi. E, per completare il quadro, un Cd-Rom realizzato su e con Mangiarotti e un video.

Fino al 21 aprile 2002
Angelo Mangiarotti
Triennale
Viale Alemagna 6, Milano
https://www.triennale.it