Cattelan rifà la Cappella Sistina: ma in scala e dentro un palazzo a Malta

All’interno del Palazzo del Gran Maestro a La Valletta, una replica in scala della Cappella Sistina di Michelangelo diventa una riflessione su autorialità, potere e narrazione dell’arte alla Biennale di Malta.

La replica in scala 1:6 della Cappella Sistina di Michelangelo Buonarroti realizzata da Maurizio Cattelan è apparsa per la prima volta a Shanghai nel 2018, allo Yuz Museum durante la Shanghai Fashion Week. Faceva parte di una mostra dedicata alla riproduzione come atto creativo, co-ideata con Alessandro Michele, allora direttore creativo di Gucci.

Le versioni di Cattelan, dai pigmenti densi e dalla finitura lucida, delle figure rinascimentali contorte si prestano a un contesto legato alla moda: le loro espressioni quasi vulcaniche brillano in modo vistoso nella pittura acrilica, che sostituisce la sottile modulazione tonale del buon fresco. Oggi riemergono in un contesto diverso: la seconda edizione della Biennale d’Arte di Malta.

Una cappella dentro un palazzo

La biennale ha una chiara matrice italiana. La prima edizione, nel 2024, è stata diretta dalla curatrice italiana Sofia Baldi Pighi. Quest’anno gli organizzatori hanno annunciato che Maurizio Cattelan sarebbe stato il protagonista della manifestazione, con un’opera esposta accanto a 40 lavori selezionati, tra cui otto di artisti maltesi.

Curatrice e direttrice artistica dell’edizione 2026 è Rosa Martínez, che nel 2005 è stata la prima donna a curare la Biennale d’Arte di Venezia. Nel suo discorso inaugurale, Martínez ha definito l’opera di Cattelan, Untitled, “un dono” per Malta, richiamando la forte tradizione cattolica dell’isola e l’abbondanza di chiese e cappelle.

Installata all’interno del Palazzo del Gran Maestro a La Valletta — storico centro del potere dell’isola — l’opera solleva inevitabilmente questioni legate all’autorialità e alle gerarchie culturali. Temi che Cattelan esplora da sempre, spesso attraverso l’ambiguità, provocando uno slittamento di significato tra artista, opera e pubblico.

Storie stratificate

Il Palazzo del Gran Maestro, costruito tra il 1571 e il 1574, fu completato appena 66 anni dopo l’avvio dei lavori della Cappella Sistina originale. Concepite come residenza dei Cavalieri di San Giovanni, le sue architetture esprimono il potere, mentre gli interni affrescati raccontano la vittoria di Malta durante il Grande Assedio contro l’Impero Ottomano.

Questa Cappella Sistina in scala, contemporanea e ridotta, sembra pronunciare un proprio giudizio finale — tanto sul sistema dell’arte quanto sulla storia.

In questo contesto, la replica di Cattelan si inserisce come una stanza dentro la stanza: una struttura annidata che può essere letta sia come palinsesto sia come sovrascrittura. L’inserimento di uno dei cicli narrativi più canonici dell’arte occidentale in un altro ambiente affrescato introduce una domanda semplice ma destabilizzante: quale storia conta di più, e chi ha il diritto di raccontarla?

Tra identità e riproduzione

Altrove nella biennale, le opere dialogano in modo più diretto con l’identità maltese. Lumen di Austin Camilleri presenta un monolite in pietra calcarea immerso in una luce gialla intensa, le cui fenditure richiamano le scogliere dell’isola. Nel padiglione finlandese, Anna Pesonen scolpisce una lastra di marmo concava progettata per catturare il suono, mentre Bastion of Refugia trasforma l’architettura difensiva in un dispositivo acustico.

A Gozo, Me in Place and the Place in Me di Nina Gerada documenta passeggiate sull’isola, fondendo corpo e geologia. Therese Debono, co-vincitrice del premio per la miglior opera artistica insieme a Concetta Modica, presenta un’immagine in formato billboard a Ġgantija che affronta il tema della densificazione urbana.

Maurizio Cattelan, Untitled, 1999, photo Zeno Zotti, Courtesy: Maurizio Cattelan Archive

Questi lavori si allineano alla dichiarazione curatoriale di Martínez — Clean, Clear, Cut (Tnaddaf, Tgħarraf, Tferraq) — che utilizza la pietra calcarea maltese come metafora della trasformazione: purificare, chiarire, spezzare.

Una contraddizione deliberata

Il contributo di Cattelan, tuttavia, opera su un piano diverso. Il suo carattere retrospettivo resiste all’idea di rottura, tornando invece alle tradizioni canoniche dell’arte come racconto — e alla commissione stessa come dispositivo narrativo. Anche l’incarico affidato da papa Giulio II a Michelangelo fu, in fondo, un’affermazione di autorità e prestigio.

Questa Cappella Sistina in scala, contemporanea e ridotta, sembra pronunciare un proprio giudizio finale — tanto sul sistema dell’arte quanto sulla storia. Lascia aperta una domanda irrisolta: l’arte contemporanea è un intruso all’interno dell’autorità culturale, o il suo più recente apprendista?

Ciò che resta evidente è la capacità di Cattelan di rimettere continuamente in gioco le stesse domande fondamentali: a cosa serve l’arte, e cosa rivela dei contesti in cui appare?

Mostra:
MaltaBiennale '26
A cura di:
Rosa Martinez
Dove :
Valletta, Malta
Date:
11 marzo al 29 maggio 2026

Tutte le immagini: © Maurizio Cattelan

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