Achille Lauro e Raffaella Carrà possono davvero promuovere i musei italiani?

Con la nuova campagna per l’app Musei Italiani, il Ministero della Cultura prova a raccontare il patrimonio museale in chiave pop, attirandosi però critiche da più fronti. Domus ne ha parlato con il regista Luca Finotti e l’art director Paola Manfrin.

Musei Italiani - Felicità, Gallerie degli Uffizi, Firenze, Ambra Sabatini, atleta, still da video

Courtesy Ministero della Cultura – Direzione generale Musei

Musei Italiani - Felicità, still da video

Courtesy Ministero della Cultura – Direzione generale Musei

Musei Italiani - Felicità, App Musei Italiani, still da video

Courtesy Ministero della Cultura – Direzione generale Musei

Musei Italiani - Felicità, Museo Archeologico Nazionale di Napoli, Da Silva Naomie Sajesse Mouthiat, still da video

Courtesy Ministero della Cultura – Direzione generale Musei

Musei Italiani - Felicità, Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria, Jeferson Daniel Mesa Arango, still da video

Courtesy Ministero della Cultura – Direzione generale Musei

Musei Italiani - Felicità, Museo del Novecento, Milano, still da video

Courtesy Ministero della Cultura – Direzione generale Musei

Musei Italiani - Felicità, Museo Storico e Parco del Castello di Miramare, Trieste, Stefano Tomadini, still da video

Courtesy Ministero della Cultura – Direzione generale Musei

Musei Italiani - Felicità, Palazzo Altemps, Roma, Sebastiano Pigazzi, still da video

Courtesy Ministero della Cultura – Direzione generale Musei

Musei Italiani - Felicità, Parco Archeologico e Paesaggistico della Valle dei Templi, Alessandra Tripoli, Luca Urso, Noah Kurzidim, still da video

Courtesy Ministero della Cultura – Direzione generale Musei

Musei Italiani - Felicità, Palazzo Barberini, Roma, Federico Berlucchi, still da video

Courtesy Ministero della Cultura – Direzione generale Musei

Musei Italiani - Felicità, still da video

Courtesy Ministero della Cultura – Direzione generale Musei

Musei Italiani - Felicità, Grotte di Catullo e Museo Archeologico Nazionale di Sirmione, Nyle DiMarco, still da video

Courtesy Ministero della Cultura – Direzione generale Musei

Vi ricordate la Venere di Botticelli che mangia pizza margherita e si fa i selfie? Nel 2023 la campagna turistica “Open to Meraviglia”, voluta dall’allora ministra Daniela Santanché, aveva trasformato la comunicazione culturale italiana in un piccolo caso nazionale: meme, polemiche politiche e discussioni infinite sull’uso dell’arte nella promozione del Paese. Da allora, ogni nuova operazione istituzionale dedicata al patrimonio italiano sembra muoversi su un terreno scivoloso. È successo anche con “Felicità”, la nuova campagna del Ministero della Cultura per promuovere l’app Musei Italiani, la piattaforma sviluppata nell’ambito del Pnrr Accessibilità che riunisce informazioni e servizi di centinaia di musei e istituzioni culturali del Paese.

Musei Italiani - Felicità, Castel Sant'Angelo, Roma, Achille Lauro, still da video

Il tentativo è chiaro: usare un linguaggio pop per avvicinare il patrimonio a un pubblico più ampio. È un esperimento che in Italia continua a dividere. Qui l’arte resta una cosa seria — quasi sacra — e trasformarla in linguaggio pop richiede un equilibrio raro. La nuova campagna ha riaperto una domanda che vale la pena affrontare: i musei italiani possono parlare il linguaggio del pop senza perdere autorevolezza?

La campagna Felicità

Il film completo dura venti minuti, mentre gli snapshot online vanno da trenta secondi a due minuti. Sulle note di Felicità ta ta di Raffaella Carrà scorrono quasi quaranta luoghi della cultura italiana — parchi archeologici, musei e monumenti storici — abitati da seicento talent: sportivi, cantanti, ballerini, attori e visitatori. Tra i volti più noti compaiono Achille Lauro a Castel Sant’Angelo, Alba Rohrwacher alla Galleria Borghese e sportivi olimpici e paralimpici come Ambra Sabatini.

Ho seguito il consiglio dello sceneggiatore Ivan Cotroneo: chiama gli amici, oppure fatti nuovi amici. E ha funzionato.

Luca Finotti

I colori sono saturi e l’atmosfera è quella di un’estate italiana. Quadri di grandi maestri e interventi grafici delle nuove generazioni di creativi sembrano uscire direttamente dagli schermi dei cellulari. Il montaggio è rapido e stratificato. La regia è di Luca Finotti, che Forbes ha definito “il regista dietro ai video virali della moda”, insieme all’art director Paola Manfrin, collaboratrice storica dell’artista Maurizio Cattelan.


Nel video compaiono anche volti sconosciuti. Due anziani direttori di un museo di Ancona che ballano sulle note della canzone grazie alla quale si sono conosciuti. Un amico del regista identico al protagonista di un quadro di Caravaggio, coinvolto con una telefonata nel cuore della notte.

Il progetto, girato nell’arco di un anno, ha coinvolto venti direttori della fotografia — uno per ogni regione — e venticinque studi grafici distribuiti sul territorio.

Le critiche

“La stratificazione di immagini, volti e luoghi – montati a ritmi vorticosi – produce una sensazione di stordimento che, talvolta, rende poco leggibile l’effettivo messaggio istituzionale, oltre che la profondità culturale dei siti e delle opere”, ha scritto Exibart, riferendosi al ritmo serrato del video e alla presenza di celebrity che rischiano di distrarre dal contenuto culturale. Anche per Finestre sull’Arte, il ricorso a testimonial pop come Achille Lauro rischia di trasformarsi in una scorciatoia comunicativa che sposta l’attenzione dal patrimonio al cameo della celebrity, un po’ come era accaduto nel 2020 con l’ingresso di Chiara Ferragni agli Uffizi. Le critiche non hanno raggiunto l’intensità di quelle che avevano travolto “Open to Meraviglia”, ma sono arrivate anche questa volta sul tavolo del MiC.

Musei Italiani - Felicità, Galleria Borghese, Roma, Alba Rohrwacher, still da video

Secondo alcuni osservatori la campagna assomiglia più a un’operazione di marketing turistico che a una campagna culturale. E anche lo slogan è stato discusso: la felicità, spiegano diversi museologi nel dibattito online, è una promessa emotiva potente ma anche molto generica. Il timore di alcuni osservatori è che l’emozione finisca per sostituire la mediazione culturale, trasformando il museo in uno spazio di intrattenimento più che di conoscenza. Eppure, fuori dall’Italia gli esempi di collisioni tra cultura pop e cultura museale sono ovunque: il Louvre lavora con Snapchat a progetti di realtà aumentata e nel 2018 aveva concesso le sue sale per il video Apeshit di Beyoncé e Jay-Z, mentre il MoMA nel 2015 dedicava una mostra alla cantante Björk.

Il regista

Molte critiche riguardano anche il linguaggio visivo della campagna. Luca Finotti arriva dal mondo dei fashion film e non da quello del cinema o dell’arte. Nato a Pavia nel 1986, si è formato tra la Bocconi e la New York Film Academy prima di costruire una carriera internazionale nella comunicazione. Negli ultimi anni ha diretto campagne per marchi come Nike, Versace e Dolce & Gabbana, lavorando con alcune delle figure più riconoscibili della cultura pop contemporanea.

Luca Finotti durante le riprese di Felicità

Il suo stile è immediatamente riconoscibile: montaggi rapidi, immagini stratificate e una forte componente musicale. Per alcuni osservatori è proprio questa estetica — tipica della comunicazione della moda — che stona con l’idea di museo italiano. Ma è qui che nasce il dubbio: perché tra tutti i prodotti culturali proprio il patrimonio museale dovrebbe restare impermeabile a un’estetica pop?

Partire dallo sguardo di un bambino

Per Finotti, però, le scelte fatte dalla regia non dipendono dall’estetica. Il cuore del video è il sentimento.  “Sono partito dallo sguardo di un bambino”, racconta a Domus. “Ho pensato ai musei delle gite scolastiche, alla grandezza dell’arte vista quando si è piccoli. Con la telecamera ho cercato di restituire proprio quello sguardo”.

Musei Italiani - Felicità, Museo Tattile Statale Omero, Ancona, Assunta Legnante, still da video

Il target della campagna, spiega, non sono gli addetti ai lavori: “Ho ragionato sul fatto che loro sarebbero comunque andati al museo. Il target doveva essere un altro”. Anche per Paola Manfrin, che ha accompagnato Finotti nella direzione artistica del progetto, “Felicità” è stata prima di tutto “una campagna sociale estremamente creativa”.

Gli sconosciuti di Felicità

“Ho seguito il consiglio dello sceneggiatore Ivan Cotroneo: chiama gli amici, oppure fatti nuovi amici. E ha funzionato”, racconta Finotti. Finotti e Manfrin ricordano bambini che hanno girato sequenze di regia, costumi e scenografie scelti insieme ai protagonisti e talent che si sono autodiretti sul set. “Stavano dietro alla cinepresa come Ester”, dice il regista, riferendosi alla bambina che nel video riprende la Primavera di Botticelli.

Sono un ragazzo di provincia anch’io. Ho realizzato questa campagna per persone come me.

Luca Finotti

Musei Italiani - Felicità, Palazzo Grimani, Venezia, Sara Piovesan, pensionata appassionata di uncinetto, still da video

Il progetto continuerà anche con una serie di brevi video in cui i partecipanti racconteranno i musei che hanno abitato durante le riprese.

Felicità… ta ta

A parlare di democratizzazione della cultura non sono solo le immagini ma anche la colonna sonora della campagna: Felicità ta ta, scritta da Gianni Boncompagni per Raffaella Carrà. Il brano nasce nel 1988, nel pieno della stagione televisiva della Carrà. Non è una canzone sanremese ma un pezzo pensato per il varietà: quel formato popolare costruito su ritmo, coreografie e partecipazione. “Per rendere qualcosa pop serve un lavoro incredibile”, dice Finotti. “Lo dimostrano proprio gli show della Carrà”. È la stessa logica che sembra guidare la campagna “Felicità”.

Paola Manfrin nel video di Felicità

“Durante l’arco di una giornata — durante l’arco di una vita — non vediamo mai tutti quei colori. A volte non sappiamo neanche dove siano. Gli artisti sono stati capaci di fermarli, per sempre, nel tempo. È questo che rende l’arte una cosa pazzesca”. Alla fine la domanda resta aperta: i musei italiani non parlano il linguaggio del pop perché non ci riescono, oppure perché non gli è mai stato davvero concesso?

Musei Italiani - Felicità, Pinacoteca di Brera, Milano, Luca Ducrot, Karim Kandji e Nicole Delle Donne, still da video

Finotti e Manfrin sembrano avere molto chiaro a chi vogliono parlare. “Sono un ragazzo di provincia anch’io”, conclude Finotti. “Ho realizzato questa campagna per persone come me. Per me sarà riuscita quando anche un personal trainer di Viterbo prende la macchina nel weekend e decide di andare al museo.”

Tutte le immagini: Courtesy Ministero della Cultura – Direzione generale Musei 

Musei Italiani - Felicità, Gallerie degli Uffizi, Firenze, Ambra Sabatini, atleta, still da video Courtesy Ministero della Cultura – Direzione generale Musei

Musei Italiani - Felicità, still da video Courtesy Ministero della Cultura – Direzione generale Musei

Musei Italiani - Felicità, App Musei Italiani, still da video Courtesy Ministero della Cultura – Direzione generale Musei

Musei Italiani - Felicità, Museo Archeologico Nazionale di Napoli, Da Silva Naomie Sajesse Mouthiat, still da video Courtesy Ministero della Cultura – Direzione generale Musei

Musei Italiani - Felicità, Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria, Jeferson Daniel Mesa Arango, still da video Courtesy Ministero della Cultura – Direzione generale Musei

Musei Italiani - Felicità, Museo del Novecento, Milano, still da video Courtesy Ministero della Cultura – Direzione generale Musei

Musei Italiani - Felicità, Museo Storico e Parco del Castello di Miramare, Trieste, Stefano Tomadini, still da video Courtesy Ministero della Cultura – Direzione generale Musei

Musei Italiani - Felicità, Palazzo Altemps, Roma, Sebastiano Pigazzi, still da video Courtesy Ministero della Cultura – Direzione generale Musei

Musei Italiani - Felicità, Parco Archeologico e Paesaggistico della Valle dei Templi, Alessandra Tripoli, Luca Urso, Noah Kurzidim, still da video Courtesy Ministero della Cultura – Direzione generale Musei

Musei Italiani - Felicità, Palazzo Barberini, Roma, Federico Berlucchi, still da video Courtesy Ministero della Cultura – Direzione generale Musei

Musei Italiani - Felicità, still da video Courtesy Ministero della Cultura – Direzione generale Musei

Musei Italiani - Felicità, Grotte di Catullo e Museo Archeologico Nazionale di Sirmione, Nyle DiMarco, still da video Courtesy Ministero della Cultura – Direzione generale Musei