Venezia, già di per sé un labirinto di calli e canali, durante la Biennale si trasforma in un museo diffuso a cielo aperto. Tra musei, palazzi, fondazioni e spazi indipendenti, l’arte invade ogni angolo della città. L’offerta è talmente vasta che districarsi tra eventi, date e luoghi può diventare un’impresa degna di un esploratore. Alcune di queste mostre figurano tra le più attese dell’anno sulla scena internazionale.
Tutte le mostre da vedere a Venezia in occasione della Biennale 2026
Oltre la Biennale, Venezia diventa un labirinto di arte internazionale. Ecco la nostra guida per orientarsi tra le mostre imperdibili che animano tutta la città.
A cura di Anne Morin, in collaborazione con Denis Curti Le Stanze della Fotografia dedicano la più ampia retrospettiva mai realizzata a Horst P. Horst, uno dei grandi maestri della fotografia del Novecento. Con oltre 400 opere – tra stampe vintage, materiali d’archivio, riviste, disegni e lettere – la mostra ripercorre sette decenni di carriera, rivelando la dimensione architettonica e classica della sua fotografia. Celebre per le immagini realizzate per Vogue, Horst ha trasformato la fotografia di moda in una costruzione rigorosa di luce, spazio e proporzione.
Immagine: HORST P. HORST, Madame Bernon, corset by Detolle for Mainbocher, 1939. Sezione/section: Vogue © Horst P. Horst Estate
A cura di Elisabetta Barisoni
Con il supporto di Gagosian Prima grande mostra dell’artista a Venezia, l’esposizione riunisce circa trenta dipinti che ripercorrono la carriera di Jenny Saville dagli esordi negli anni Novanta fino ai lavori più recenti. Tra le protagoniste della rinascita della pittura figurativa contemporanea, Saville è nota per le sue tele monumentali dedicate al corpo e alla sua rappresentazione, esplorata nelle sue implicazioni sociali e culturali. A Ca’ Pesaro le sue opere dialogano con la tradizione pittorica veneziana e con i maestri del passato presenti in città. Il percorso espositivo si conclude con lavori inediti realizzati dall’artista in omaggio a Venezia e concepiti appositamente per il museo.
Immagine: Jenny Saville, Hyphen, 1999. © Jenny Saville. All rights reserved, DACS 2026. Courtesy Gagosian.
A cura di Khadija von Zinnenburg Carrol La mostra presenta nuove opere site-specific del Repatriates Collective dedicate al tema della restituzione dei beni culturali sottratti durante l’epoca coloniale. Il progetto prende spunto da recenti casi di rimpatrio che coinvolgono istituzioni europee e comunità indigene, tra cui il Manchester Museum e le comunità Anindilyakwa in Australia, così come il Museo Etnologico di Berlino e la Namibia. In parallelo, la Research Room ospita Nature Speaks, un progetto di ricerca dedicato ai diritti della natura e alla proposta di riconoscimento giuridico della Laguna di Venezia.
Immagine: Fermo immagine da “Agua y Trenzas. A Manifestation of Connection”, 2025, Vienna, Verena Melgarejo Weinandt. Courtesy l'artista e Ocean Space.
A cura di Jean-Marie Gallais, in collaborazione con Hans-Ulrich Obrist, Caroline Bourgeois e Michelle Mlati Palazzo Grassi dedica una grande mostra a Michael Armitage, tra le voci più originali della pittura contemporanea. Riunendo oltre centocinquanta opere tra lavori storici e nuove produzioni, l’esposizione esplora il linguaggio dell’artista keniota-britannico, sospeso tra figurazione e visione onirica. Dipinti su bark cloth – un tessuto tradizionale ricavato dalla corteccia degli alberi – i lavori intrecciano memoria personale, storia e attualità, affrontando temi come identità, potere, migrazione e tensioni sociopolitiche nel mondo contemporaneo.
Immagine: Michael Armitage, Don’t Worry There Will Be More, 2024. Pinault Collection.
Foto : Kerry McFate
Courtesy l'artista e David Zwirner
A cura di Jean-Marie Gallais Pinault Collection presenta a Palazzo Grassi una mostra dedicata all’artista e filmmaker indiano Amar Kanwar, che riunisce due importanti installazioni multimediali realizzate a vent’anni di distanza. Attraverso un linguaggio poetico che intreccia documentazione, memoria e narrazione simbolica, Kanwar esplora temi come potere, violenza e resistenza. Le opere The Torn First Pages (2004–2008), dedicata alla lotta per la democrazia in Birmania, e The Peacock’s Graveyard (2023), una meditazione visiva su morte, impermanenza e giustizia, costruiscono un’esperienza immersiva che invita a riflettere sulle tensioni politiche e morali del presente.
Immagine: Amar Kanwar, The Peacock’s Graveyard, 2023 (still). Pinault Collection. ©Amar Kanwar, Courtesy Marian Goodman Gallery
A cura di Fernanda Brenner Punta della Dogana ospita Algebra, una grande mostra personale di Paulo Nazareth che riunisce oltre vent’anni di pratica artistica insieme a nuove opere. Il titolo richiama l’etimologia araba al-jabr, “ricomporre ciò che è stato spezzato”, e diventa una metafora per affrontare le fratture della storia coloniale. Attraverso installazioni, fotografie, testi e tracce delle sue lunghe camminate tra Americhe, Caraibi e Africa, Nazareth indaga i confini politici, le memorie della diaspora e le forme di conoscenza nate dall’esperienza e dalla relazione.
Immagine: Paulo Nazareth, Untitled, Noticias de America (News from the Americas) series, 2011-2012. Pinault Collection. © Paulo Nazareth
A cura di Emma Lavigne
In partnership con il Metropolitan Museum of Art, New York Punta della Dogana ospita la prima grande rassegna europea dedicata alla pratica pittorica di Lorna Simpson, riunendo circa cinquanta opere tra dipinti, collage, sculture, installazioni e un film. L’esposizione esplora oltre un decennio di ricerca dell’artista americana, che indaga i meccanismi di costruzione dell’immagine, la memoria e l’instabilità della rappresentazione. Tra figure enigmatiche, paesaggi glaciali e ritratti sospesi tra storia e immaginazione, Simpson costruisce un universo visivo in cui identità, storia e percezione si intrecciano.
Immagine: Lorna Simpson, Woman on a Snowball, 2018. © Lorna Simpson. Courtesy dell'artista e Hauser & Wirth. Veduta della mostra ‘Untitled, 2020. Three perspectives on the art of the present’ a Punta della Dogana, 2020 © Palazzo Grassi.
Foto: Marco Cappelletti.
Presentato dal PinchukArtCentre e dalla Victor Pinchuk Foundation La mostra riunisce artisti ucraini e internazionali attorno al tema della gioia come gesto radicale di umanità in tempi di guerra. Tra installazioni, video, pittura e fotografia, il progetto nasce da testimonianze raccolte in Ucraina che raccontano la ricerca di momenti di vita e resistenza anche nelle circostanze più difficili. Il percorso intreccia memorie personali, paesaggi e corpi segnati dal conflitto, trasformando la gioia in un atto fragile ma persistente di sopravvivenza e condivisione.
Immagine: Ashfika Rahman, Than Para_1:TanjiKun. Foto: Sandervan Wettum
A cura di Gražina Subelytė e Simon Grant La mostra ripercorre la breve ma decisiva esperienza londinese di Peggy Guggenheim e la storia della sua prima galleria, Guggenheim Jeune, attiva tra il 1938 e il 1939 a Cork Street. Attraverso circa cento opere, materiali d’archivio e documenti, l’esposizione ricostruisce il contesto in cui Guggenheim iniziò a definire il proprio ruolo di collezionista e mecenate dell’arte moderna. In soli diciotto mesi la galleria divenne un punto di riferimento per le avanguardie internazionali, promuovendo artisti legati all’astrazione e al Surrealismo, tra cui Kandinsky, Arp, Mondrian e Tanguy. Il progetto restituisce così un capitolo fondamentale nella formazione di una delle più importanti collezioniste del Novecento.
Immagine: Peggy Guggenheim a Hayford Hall, ca. 1934, Collezione privata.
Courtesy Collezione Peggy Guggenheim
a cura di Dries Van Noten insieme a Geert Bruloot
La presentazione esplora la bellezza come forza capace di provocare, mettere in discussione e generare trasformazione. Distribuita tra il piano terra e il Piano Nobile di Palazzo Pisani Moretta, riunisce oltre 200 opere tra moda, gioiello, arte, design, fotografia, vetro e ceramica. Tra creazioni contemporanee, archivi di haute couture e sperimentazioni materiche, il percorso costruisce dialoghi intuitivi tra oggetti, discipline e l’architettura storica del palazzo, riflettendo sulla capacità della bellezza di interrogare le convenzioni.
Image: Palazzo Pisani Moretta. Foto: Camilla Glorioso
A cura di Elisa Carollo La mostra ripercorre il lavoro di Mel Ramos, tra i protagonisti della Pop Art americana, mettendo in luce il modo in cui l’artista ha contribuito a costruire una nuova iconografia della femminilità nella cultura visiva del dopoguerra. Attraverso dipinti che intrecciano immaginario pubblicitario, pin-up e riferimenti alla tradizione del nudo classico, Ramos trasforma le icone della cultura di massa in figure monumentali sospese tra ironia, desiderio e mito.
Immagine: Mel Ramos Ads e Poster. Courtesy l'artista.
Il performer e artista congolese Faustin Linyekula presenta due performance pubbliche alle Galeazze dell’Arsenale Nord, storici spazi navali oggi al centro di progetti di riuso culturale sostenuti da Scuola Piccola Zattere. 7 maggio 2026, ore 18.00 – Opening
Scuola Piccola Zattere inaugura inoltre due mostre dedicate alle artiste in residenza Nikima Jagudajev e Rachel Youn. Jagudajev presenta Like, un nuovo progetto ibrido tra documentario e videogioco, mentre Youn espone un nucleo di opere che proseguono la sua ricerca su corpo, oggetto e spazio.
Immagine: Studio, Scuola Piccola Zattere, Galeazze. Site visit Preview. ©Giacomo Bianco
Immagine: David Salle, Workplace, 2026. © David Salle / ARS New York. Courtesy Thaddaeus Ropac gallery,London · Paris · Salzburg · Milan · Seoul. Foto: John Berens.
A cura di Polly Staple La Nicoletta Fiorucci Foundation presenta a Venezia una nuova commissione di Lydia Ourahmane, sviluppata durante una residenza dell’artista. Attraverso installazioni, scultura, suono e immagine in movimento, il lavoro di Ourahmane indaga le dinamiche di spostamento, comunità e appartenenza, esplorando come la circolazione di persone e oggetti sia condizionata da confini visibili e invisibili, restrizioni statali e sistemi di controllo. Spesso concepite come situazioni che superano i limiti dello spazio espositivo, le sue opere coinvolgono il pubblico come materiale, soggetto e co-autore dell’esperienza.
Immagine: Lydia Ourahmane e Polly Staple, Venezia, 2025. Foto: Giacomo Bianco
A cura di Luca Massimo Barbero
In partnership con Galleria Thaddaeus Ropac La mostra presenta la più recente serie di dipinti monumentali di Georg Baselitz. Le figure — spesso autoritratti o ritratti della moglie Elke — giacciono nude su fondi dorati privi di profondità, evocando le superfici delle icone medievali e della pittura rinascimentale nordica. Realizzati con vernice nera diluita che richiama l’inchiostro, i corpi emergono come presenze sospese tra pittura e calligrafia. Con questa serie Baselitz esplora il potenziale simbolico dell’oro, creando un dialogo inatteso tra la tradizione iconografica e la sua pittura radicale.
Immagine: Georg Baselitz, Türkische Hose auf dem Treppchen, 2025. Courtesy Galerie Thaddaeus Ropac, London · Paris · Salzburg · Milan · Seoul © Georg Baselitz.
Foto: Stefan Altenburger
A cura di Alessandro Rabottini e Leonardo Bigazzi
Canicula è il terzo e ultimo capitolo della “Trilogia delle incertezze” ideata da Fondazione In Between Art Film, che dal 2022 trasforma il Complesso dell’Ospedaletto in un’architettura cinematografica dedicata alle immagini in movimento. La mostra presenta otto nuove installazioni video site-specific commissionate ad artisti internazionali, tra cui Lawrence Abu Hamdan, Janis Rafa, P. Staff e Yuyan Wang. Ispirato al fenomeno atmosferico da cui prende il titolo, il progetto riflette sulle condizioni della visione e sulle loro possibili metafore con l’esperienza umana.
Immagine: Janis Rafa, Sacrificial Transgressions (titolo provvisorio), 2026. Still di produzione. Courtesy dell’artista e Fondazione In Between Art Film
A cura di Elisabetta Barisoni e Cristina Da Roit Il Museo Fortuny dedica per la prima volta in Italia un’ampia mostra monografica allo scultore austriaco Erwin Wurm. Conosciuto per aver radicalmente ampliato il concetto di scultura, l’artista mette in discussione categorie come tempo, massa e superficie attraverso opere che coinvolgono oggetti quotidiani e il corpo umano. Dalle celebri One Minute Sculptures alle serie più recenti, il lavoro di Wurm combina umorismo, paradosso e critica sociale, trasformando l’ordinario in uno spazio di riflessione sulle contraddizioni della società contemporanea.
Immagine: Erwin Wurm, Ghost (Substitutes) , 2022. © Erwin Wurm, Bildrecht, Wien 2025
In collaborazione con Victoria Miro, Lehmann Maupin e Perrotin
Con oltre trenta nuovi dipinti realizzati per un’installazione immersiva, Hernan Bas porta a Ca’ Pesaro The Visitors, un progetto nato anche da una residenza veneziana dell’artista. I protagonisti delle opere sono turisti sospesi tra scenari reali e immaginati, attraversando icone del turismo globale, mete da “lista dei desideri” e luoghi del cosiddetto dark tourism. Tra ironia e straniamento, Bas riflette sui cliché del viaggio contemporaneo e sulla distanza tra i visitatori e i mondi che attraversano.
Immagine: Hernan Bas, Security in the shape of a silhouette (Audio tour, the kitchen at Alcatraz prison), 2025.
© Hernan Bas
Courtesy the artist, Lehmann Maupin, Perrotin and Victoria Miro
A cura di Hans Ulrich Obrist La Fondazione Sandretto Re Rebaudengo inaugura la sua nuova sede veneziana sull’isola di San Giacomo con una mostra personale di Matt Copson. Il progetto segna l’apertura del terzo spazio della fondazione dopo Torino e Palazzo Re Rebaudengo a Guarene. Accanto alla mostra, il programma espositivo comprende opere della Collezione Sandretto Re Rebaudengo e installazioni all’aperto di artisti come Thomas Schütte, Goshka Macuga, Hugh Hayden e Pamela Rosenkranz.
Immagine: Eun Me-Ahn, Pinky Pinky Good, 2024. Isola di San Giacomo, Venezia.
Foto: Jacopo Trabuio. Courtesy Fondazione Sandretto Re Rebaudengo
A cura di Nancy Spector La mostra mette in dialogo due tra le figure più influenti dell’arte contemporanea. Arthur Jafa e Richard Prince condividono un approccio radicale all’appropriazione e alla manipolazione di immagini provenienti dalla cultura popolare americana: film, romanzi pulp, fumetti, musica, media e social network. Attraverso accostamenti e sovrapposizioni tematiche, il progetto fa emergere affinità e tensioni tra le due pratiche artistiche. Se Jafa indaga l’identità afroamericana e la cultura visiva Black, Prince esplora le ambiguità della mascolinità bianca e il lato oscuro dell’immaginario americano.
Immagine: Arthur Jafa, The White Album , 2018. © Arthur Jafa
Immagine della mostra “Arthur Jafa: Live Evil” presso LUMA Arles, Francia, 2022.
Foto: Andrea Rossetti
Courtesy Fondazione Prada
Commissionata da LAS Art Foundation e Amos Rex In occasione della Biennale Arte, Natasha Tontey presenta ad Ateneo Veneto una nuova installazione multimediale che intreccia video, suono, luce ed elementi scultorei. Il progetto rielabora la storia della combattente indonesiana Len Karamoy, figura legata ai movimenti di resistenza degli anni Cinquanta, attraverso riferimenti alla cultura Minahasan, alla trasformazione del corpo e alle tecnologie di sorveglianza contemporanee. Tra rituale, fantascienza e immaginari militari, l’opera riflette sui temi dell’autodeterminazione corporea, della resistenza e delle forme di controllo nel presente tecnologico.
Immagine: Ritratto. Natasha Tontey © Stella Ojala
Courtesy LAS Foundation
A cura di Marcello Dantas
Ospitata nel Negozio Olivetti di Piazza San Marco, capolavoro di Carlo Scarpa, la mostra presenta circa venti sculture di Leandro Erlich, alcune delle quali inedite. Attraverso organismi ibridi e metamorfici — farfalle con ali-orecchie, coralli che diventano città, alberi che terminano in piedi umani — l’artista esplora le relazioni tra natura, architettura e percezione. Il progetto attiva un dialogo diretto con lo spazio storico, suggerendo come l’arte possa intervenire sull’immaginario urbano e sulla nostra esperienza del mondo.
Immagine: Leandro Erlich, Pulled by the Roots, Resina colata, bronzo colato e lastre acriliche, c)Rubica (2). Courtesy l'artista e Negozio Olivetti.
A cura di Jessica Morgan La grande mostra personale di Lee Ufan ripercorre oltre sette decenni di pratica dell’artista coreano-giapponese. Allestita nelle sale di SMAC Venice alle Procuratie di Piazza San Marco, l’esposizione riunisce dipinti storici e recenti, sculture e una nuova installazione site-specific, mettendo in luce il dialogo tra gesto, materia e spazio che definisce la ricerca di una delle figure chiave della Mono-ha e del movimento Dansaekhwa.
Immagine: Lee Ufan, Relatum (precedentemente Iron Field), 1969/2019. Foto dell’installazione, Dia Beacon, New York. © Lee Ufan/Licensed by Artists Rights Society (ARS), New York/ADAGP, Paris.
Foto: Bill Jacobson Studio, New York
A cura di Chiara Carrera e Marta Barina If All Time Is Eternally Present trasforma la facciata modernista di Palazzo Nervi Scattolin in uno schermo urbano per opere video di Kandis Williams, Meriem Bennani & Orian Barki e Tai Shani. Proiettati ogni sera nello spazio pubblico di Campo Manin, i lavori mettono in dialogo immagine in movimento, architettura e città, interrogando questioni di potere, identità, memoria collettiva e trasformazione politica. Il progetto inaugura un nuovo ciclo espositivo della Pier Luigi Nervi Foundation dedicato alle intersezioni tra arte contemporanea e ambiente costruito.
Immagine: Kandis Williams, A Travel Guide: Black Gothic in South Korean Horror, 2025. Video collage, 50 min. Courtesy the Artist. © Kandis Williams
A cura di Clara Tosi Pamphili Con Fragile Forces W, Thomas De Falco presenta alla Fondazione Querini Stampalia una grande installazione tessile accompagnata da performance dal vivo. Il progetto, interamente costruito attorno al colore oro, mette in relazione corpo, spazio e materia attraverso il wrapping, tecnica con cui l’artista avvolge performer e ambiente creando composizioni viventi tra tableau vivant e scultura tessile. In un momento storico segnato da tensioni globali, l’opera riflette sulle “forze fragili” che attraversano il presente, evocando una dimensione collettiva in cui il silenzio diventa spazio di ascolto e relazione.
Courtesy l'artista.
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- Giorgia Aprosio
- 23 marzo 2026
Questa selezione non include la mostra centrale né i padiglioni nazionali, ai Giardini e all’Arsenale o nelle sedi diffuse in città.
Va intesa piuttosto come un punto di partenza per orientarsi nel vasto panorama di mostre satellite che, da maggio a novembre 2026, arricchiranno ulteriormente l’esperienza di visita a Venezia.
Sfoglia la gallery per scoprire la nostra selezione.
21 febbraio – 5 luglio 2026
A cura di Anne Morin, in collaborazione con Denis Curti
Le Stanze della Fotografia dedicano la più ampia retrospettiva mai realizzata a Horst P. Horst, uno dei grandi maestri della fotografia del Novecento. Con oltre 400 opere – tra stampe vintage, materiali d’archivio, riviste, disegni e lettere – la mostra ripercorre sette decenni di carriera, rivelando la dimensione architettonica e classica della sua fotografia. Celebre per le immagini realizzate per Vogue, Horst ha trasformato la fotografia di moda in una costruzione rigorosa di luce, spazio e proporzione.
28 marzo – 22 novembre 2026
A cura di Elisabetta Barisoni
Con il supporto di Gagosian
Prima grande mostra dell’artista a Venezia, l’esposizione riunisce circa trenta dipinti che ripercorrono la carriera di Jenny Saville dagli esordi negli anni Novanta fino ai lavori più recenti. Tra le protagoniste della rinascita della pittura figurativa contemporanea, Saville è nota per le sue tele monumentali dedicate al corpo e alla sua rappresentazione, esplorata nelle sue implicazioni sociali e culturali. A Ca’ Pesaro le sue opere dialogano con la tradizione pittorica veneziana e con i maestri del passato presenti in città. Il percorso espositivo si conclude con lavori inediti realizzati dall’artista in omaggio a Venezia e concepiti appositamente per il museo.
28 marzo – 11 ottobre 2026
A cura di Khadija von Zinnenburg Carrol
La mostra presenta nuove opere site-specific del Repatriates Collective dedicate al tema della restituzione dei beni culturali sottratti durante l’epoca coloniale. Il progetto prende spunto da recenti casi di rimpatrio che coinvolgono istituzioni europee e comunità indigene, tra cui il Manchester Museum e le comunità Anindilyakwa in Australia, così come il Museo Etnologico di Berlino e la Namibia. In parallelo, la Research Room ospita Nature Speaks, un progetto di ricerca dedicato ai diritti della natura e alla proposta di riconoscimento giuridico della Laguna di Venezia.
Foto : Kerry McFate
Courtesy l'artista e David Zwirner
29 marzo 2026 – 10 gennaio 2027
A cura di Jean-Marie Gallais, in collaborazione con Hans-Ulrich Obrist, Caroline Bourgeois e Michelle Mlati
Palazzo Grassi dedica una grande mostra a Michael Armitage, tra le voci più originali della pittura contemporanea. Riunendo oltre centocinquanta opere tra lavori storici e nuove produzioni, l’esposizione esplora il linguaggio dell’artista keniota-britannico, sospeso tra figurazione e visione onirica. Dipinti su bark cloth – un tessuto tradizionale ricavato dalla corteccia degli alberi – i lavori intrecciano memoria personale, storia e attualità, affrontando temi come identità, potere, migrazione e tensioni sociopolitiche nel mondo contemporaneo.
29 marzo 2026 – 10 gennaio 2027
A cura di Jean-Marie Gallais
Pinault Collection presenta a Palazzo Grassi una mostra dedicata all’artista e filmmaker indiano Amar Kanwar, che riunisce due importanti installazioni multimediali realizzate a vent’anni di distanza. Attraverso un linguaggio poetico che intreccia documentazione, memoria e narrazione simbolica, Kanwar esplora temi come potere, violenza e resistenza. Le opere The Torn First Pages (2004–2008), dedicata alla lotta per la democrazia in Birmania, e The Peacock’s Graveyard (2023), una meditazione visiva su morte, impermanenza e giustizia, costruiscono un’esperienza immersiva che invita a riflettere sulle tensioni politiche e morali del presente.
29 marzo – 22 novembre 2026
A cura di Fernanda Brenner
Punta della Dogana ospita Algebra, una grande mostra personale di Paulo Nazareth che riunisce oltre vent’anni di pratica artistica insieme a nuove opere. Il titolo richiama l’etimologia araba al-jabr, “ricomporre ciò che è stato spezzato”, e diventa una metafora per affrontare le fratture della storia coloniale. Attraverso installazioni, fotografie, testi e tracce delle sue lunghe camminate tra Americhe, Caraibi e Africa, Nazareth indaga i confini politici, le memorie della diaspora e le forme di conoscenza nate dall’esperienza e dalla relazione.
Foto: Marco Cappelletti.
29 marzo – 22 novembre 2026
A cura di Emma Lavigne
In partnership con il Metropolitan Museum of Art, New York
Punta della Dogana ospita la prima grande rassegna europea dedicata alla pratica pittorica di Lorna Simpson, riunendo circa cinquanta opere tra dipinti, collage, sculture, installazioni e un film. L’esposizione esplora oltre un decennio di ricerca dell’artista americana, che indaga i meccanismi di costruzione dell’immagine, la memoria e l’instabilità della rappresentazione. Tra figure enigmatiche, paesaggi glaciali e ritratti sospesi tra storia e immaginazione, Simpson costruisce un universo visivo in cui identità, storia e percezione si intrecciano.
6 aprile – 1 agosto 2026
Presentato dal PinchukArtCentre e dalla Victor Pinchuk Foundation
La mostra riunisce artisti ucraini e internazionali attorno al tema della gioia come gesto radicale di umanità in tempi di guerra. Tra installazioni, video, pittura e fotografia, il progetto nasce da testimonianze raccolte in Ucraina che raccontano la ricerca di momenti di vita e resistenza anche nelle circostanze più difficili. Il percorso intreccia memorie personali, paesaggi e corpi segnati dal conflitto, trasformando la gioia in un atto fragile ma persistente di sopravvivenza e condivisione.
Courtesy Collezione Peggy Guggenheim
25 aprile – 19 ottobre 2026
A cura di Gražina Subelytė e Simon Grant
La mostra ripercorre la breve ma decisiva esperienza londinese di Peggy Guggenheim e la storia della sua prima galleria, Guggenheim Jeune, attiva tra il 1938 e il 1939 a Cork Street. Attraverso circa cento opere, materiali d’archivio e documenti, l’esposizione ricostruisce il contesto in cui Guggenheim iniziò a definire il proprio ruolo di collezionista e mecenate dell’arte moderna. In soli diciotto mesi la galleria divenne un punto di riferimento per le avanguardie internazionali, promuovendo artisti legati all’astrazione e al Surrealismo, tra cui Kandinsky, Arp, Mondrian e Tanguy. Il progetto restituisce così un capitolo fondamentale nella formazione di una delle più importanti collezioniste del Novecento.
25 aprile – 4 ottobre 2026
a cura di Dries Van Noten insieme a Geert Bruloot
La presentazione esplora la bellezza come forza capace di provocare, mettere in discussione e generare trasformazione. Distribuita tra il piano terra e il Piano Nobile di Palazzo Pisani Moretta, riunisce oltre 200 opere tra moda, gioiello, arte, design, fotografia, vetro e ceramica. Tra creazioni contemporanee, archivi di haute couture e sperimentazioni materiche, il percorso costruisce dialoghi intuitivi tra oggetti, discipline e l’architettura storica del palazzo, riflettendo sulla capacità della bellezza di interrogare le convenzioni.
3 maggio – 22 novembre 2026
A cura di Elisa Carollo
La mostra ripercorre il lavoro di Mel Ramos, tra i protagonisti della Pop Art americana, mettendo in luce il modo in cui l’artista ha contribuito a costruire una nuova iconografia della femminilità nella cultura visiva del dopoguerra. Attraverso dipinti che intrecciano immaginario pubblicitario, pin-up e riferimenti alla tradizione del nudo classico, Ramos trasforma le icone della cultura di massa in figure monumentali sospese tra ironia, desiderio e mito.
5–6 maggio 2026, ore 18.00
Il performer e artista congolese Faustin Linyekula presenta due performance pubbliche alle Galeazze dell’Arsenale Nord, storici spazi navali oggi al centro di progetti di riuso culturale sostenuti da Scuola Piccola Zattere.
7 maggio 2026, ore 18.00 – Opening
Scuola Piccola Zattere inaugura inoltre due mostre dedicate alle artiste in residenza Nikima Jagudajev e Rachel Youn. Jagudajev presenta Like, un nuovo progetto ibrido tra documentario e videogioco, mentre Youn espone un nucleo di opere che proseguono la sua ricerca su corpo, oggetto e spazio.
5 maggio – 27 settembre 2026 Alla Galleria di Palazzo Cini, David Salle presenta un nuovo ciclo di dipinti sviluppato a partire da un modello di intelligenza artificiale addestrato sui suoi Tapestry Paintings degli anni Novanta. Le opere mettono in relazione diverse temporalità della storia dell’arte: dagli arazzi russi del XVIII secolo, ispirati a dipinti italiani del XVI e XVII secolo, fino alle possibilità offerte dalle tecnologie contemporanee. Organizzati in griglie e pannelli che ricordano la struttura degli schermi digitali, i dipinti riflettono sulla capacità della pittura di far convergere tempi e immagini diversi in un unico presente.
5 maggio – 22 novembre 2026
A cura di Polly Staple
La Nicoletta Fiorucci Foundation presenta a Venezia una nuova commissione di Lydia Ourahmane, sviluppata durante una residenza dell’artista. Attraverso installazioni, scultura, suono e immagine in movimento, il lavoro di Ourahmane indaga le dinamiche di spostamento, comunità e appartenenza, esplorando come la circolazione di persone e oggetti sia condizionata da confini visibili e invisibili, restrizioni statali e sistemi di controllo. Spesso concepite come situazioni che superano i limiti dello spazio espositivo, le sue opere coinvolgono il pubblico come materiale, soggetto e co-autore dell’esperienza.
Foto: Stefan Altenburger
6 maggio – 27 settembre 2026
A cura di Luca Massimo Barbero
In partnership con Galleria Thaddaeus Ropac
La mostra presenta la più recente serie di dipinti monumentali di Georg Baselitz. Le figure — spesso autoritratti o ritratti della moglie Elke — giacciono nude su fondi dorati privi di profondità, evocando le superfici delle icone medievali e della pittura rinascimentale nordica. Realizzati con vernice nera diluita che richiama l’inchiostro, i corpi emergono come presenze sospese tra pittura e calligrafia. Con questa serie Baselitz esplora il potenziale simbolico dell’oro, creando un dialogo inatteso tra la tradizione iconografica e la sua pittura radicale.
Dal 6 maggio 2026
A cura di Alessandro Rabottini e Leonardo Bigazzi
Canicula è il terzo e ultimo capitolo della “Trilogia delle incertezze” ideata da Fondazione In Between Art Film, che dal 2022 trasforma il Complesso dell’Ospedaletto in un’architettura cinematografica dedicata alle immagini in movimento. La mostra presenta otto nuove installazioni video site-specific commissionate ad artisti internazionali, tra cui Lawrence Abu Hamdan, Janis Rafa, P. Staff e Yuyan Wang. Ispirato al fenomeno atmosferico da cui prende il titolo, il progetto riflette sulle condizioni della visione e sulle loro possibili metafore con l’esperienza umana.
6 maggio – 22 novembre 2026
A cura di Elisabetta Barisoni e Cristina Da Roit
Il Museo Fortuny dedica per la prima volta in Italia un’ampia mostra monografica allo scultore austriaco Erwin Wurm. Conosciuto per aver radicalmente ampliato il concetto di scultura, l’artista mette in discussione categorie come tempo, massa e superficie attraverso opere che coinvolgono oggetti quotidiani e il corpo umano. Dalle celebri One Minute Sculptures alle serie più recenti, il lavoro di Wurm combina umorismo, paradosso e critica sociale, trasformando l’ordinario in uno spazio di riflessione sulle contraddizioni della società contemporanea.
© Hernan Bas
Courtesy the artist, Lehmann Maupin, Perrotin and Victoria Miro
7 maggio - 30 agosto 2026
In collaborazione con Victoria Miro, Lehmann Maupin e Perrotin
Con oltre trenta nuovi dipinti realizzati per un’installazione immersiva, Hernan Bas porta a Ca’ Pesaro The Visitors, un progetto nato anche da una residenza veneziana dell’artista. I protagonisti delle opere sono turisti sospesi tra scenari reali e immaginati, attraversando icone del turismo globale, mete da “lista dei desideri” e luoghi del cosiddetto dark tourism. Tra ironia e straniamento, Bas riflette sui cliché del viaggio contemporaneo e sulla distanza tra i visitatori e i mondi che attraversano.
Foto: Jacopo Trabuio. Courtesy Fondazione Sandretto Re Rebaudengo
Dal 7 maggio 2026
A cura di Hans Ulrich Obrist
La Fondazione Sandretto Re Rebaudengo inaugura la sua nuova sede veneziana sull’isola di San Giacomo con una mostra personale di Matt Copson. Il progetto segna l’apertura del terzo spazio della fondazione dopo Torino e Palazzo Re Rebaudengo a Guarene. Accanto alla mostra, il programma espositivo comprende opere della Collezione Sandretto Re Rebaudengo e installazioni all’aperto di artisti come Thomas Schütte, Goshka Macuga, Hugh Hayden e Pamela Rosenkranz.
Immagine della mostra “Arthur Jafa: Live Evil” presso LUMA Arles, Francia, 2022.
Foto: Andrea Rossetti
Courtesy Fondazione Prada
9 maggio – 23 novembre 2026
A cura di Nancy Spector
La mostra mette in dialogo due tra le figure più influenti dell’arte contemporanea. Arthur Jafa e Richard Prince condividono un approccio radicale all’appropriazione e alla manipolazione di immagini provenienti dalla cultura popolare americana: film, romanzi pulp, fumetti, musica, media e social network. Attraverso accostamenti e sovrapposizioni tematiche, il progetto fa emergere affinità e tensioni tra le due pratiche artistiche. Se Jafa indaga l’identità afroamericana e la cultura visiva Black, Prince esplora le ambiguità della mascolinità bianca e il lato oscuro dell’immaginario americano.
Courtesy LAS Foundation
9 maggio – 25 ottobre 2026
Commissionata da LAS Art Foundation e Amos Rex
In occasione della Biennale Arte, Natasha Tontey presenta ad Ateneo Veneto una nuova installazione multimediale che intreccia video, suono, luce ed elementi scultorei. Il progetto rielabora la storia della combattente indonesiana Len Karamoy, figura legata ai movimenti di resistenza degli anni Cinquanta, attraverso riferimenti alla cultura Minahasan, alla trasformazione del corpo e alle tecnologie di sorveglianza contemporanee. Tra rituale, fantascienza e immaginari militari, l’opera riflette sui temi dell’autodeterminazione corporea, della resistenza e delle forme di controllo nel presente tecnologico.
9 maggio – 22 novembre 2026
A cura di Marcello Dantas
Ospitata nel Negozio Olivetti di Piazza San Marco, capolavoro di Carlo Scarpa, la mostra presenta circa venti sculture di Leandro Erlich, alcune delle quali inedite. Attraverso organismi ibridi e metamorfici — farfalle con ali-orecchie, coralli che diventano città, alberi che terminano in piedi umani — l’artista esplora le relazioni tra natura, architettura e percezione. Il progetto attiva un dialogo diretto con lo spazio storico, suggerendo come l’arte possa intervenire sull’immaginario urbano e sulla nostra esperienza del mondo.
Foto: Bill Jacobson Studio, New York
Dal 9 maggio 2026
A cura di Jessica Morgan
La grande mostra personale di Lee Ufan ripercorre oltre sette decenni di pratica dell’artista coreano-giapponese. Allestita nelle sale di SMAC Venice alle Procuratie di Piazza San Marco, l’esposizione riunisce dipinti storici e recenti, sculture e una nuova installazione site-specific, mettendo in luce il dialogo tra gesto, materia e spazio che definisce la ricerca di una delle figure chiave della Mono-ha e del movimento Dansaekhwa.
9 maggio – 7 giugno 2026
A cura di Chiara Carrera e Marta Barina
If All Time Is Eternally Present trasforma la facciata modernista di Palazzo Nervi Scattolin in uno schermo urbano per opere video di Kandis Williams, Meriem Bennani & Orian Barki e Tai Shani. Proiettati ogni sera nello spazio pubblico di Campo Manin, i lavori mettono in dialogo immagine in movimento, architettura e città, interrogando questioni di potere, identità, memoria collettiva e trasformazione politica. Il progetto inaugura un nuovo ciclo espositivo della Pier Luigi Nervi Foundation dedicato alle intersezioni tra arte contemporanea e ambiente costruito.
18 maggio – 14 giugno 2026
A cura di Clara Tosi Pamphili
Con Fragile Forces W, Thomas De Falco presenta alla Fondazione Querini Stampalia una grande installazione tessile accompagnata da performance dal vivo. Il progetto, interamente costruito attorno al colore oro, mette in relazione corpo, spazio e materia attraverso il wrapping, tecnica con cui l’artista avvolge performer e ambiente creando composizioni viventi tra tableau vivant e scultura tessile. In un momento storico segnato da tensioni globali, l’opera riflette sulle “forze fragili” che attraversano il presente, evocando una dimensione collettiva in cui il silenzio diventa spazio di ascolto e relazione.